FANO – In un cortocircuito temporale e concettuale di rara suggestione, mentre il mondo del giornalismo investigativo internazionale accende i riflettori sulla vera identità di Banksy, la città di Fano, nelle Marche, risponde con un evento espositivo che fa del mistero dell’identità il proprio cuore pulsante. Dal 9 maggio al 28 giugno 2026, la mostra “My name is…”, promossa dall’associazione culturale Artemista, non si limita a celebrare il genio indiscusso della street art, ma orchestra un dialogo profondo e inatteso tra le sue opere e quelle dell’artista fanese Andrea Corsaletti, il “pittore di angeli”, scomparso prematuramente nell’agosto del 2025. L’esposizione si terrà in una cornice d’eccezione: la seicentesca chiesa di Santa Maria del Suffragio, un luogo che sospende il tempo tra Rinascimento e contemporaneità.
Il velo squarciato su Banksy e il paradosso di Fano
Proprio nei giorni in cui un’imponente inchiesta dell’agenzia di stampa Reuters sembra porre fine a decenni di speculazioni, identificando Banksy con Robin Gunningham, artista di graffiti nato a Bristol nel 1973 e che avrebbe poi assunto il nome di David Jones, la mostra di Fano sceglie una via diametralmente opposta. Se l’attenzione globale è catalizzata dalla firma, dal nome, dal volto dietro l’anonimato, “My name is…” ribalta la prospettiva. L’evento, curato da Samuele Bertini e Umberto Gennari, cofondatori di ArteMista, pone al centro non l’identità dell’artista, ma quella di chi soffre, delle vittime di ingiustizie e soprusi che popolano le opere a stencil di Banksy. Il titolo stesso, “My name is…”, è una frase lasciata volutamente in sospeso, un invito al visitatore a completarla, a inserire il proprio nome in quello spazio vuoto, riconoscendosi in una condizione universale di fragilità umana.
Un dialogo tra denuncia e speranza: Banksy e Corsaletti
Il fulcro concettuale della mostra risiede nel confronto inedito tra due universi artistici apparentemente distanti. Da un lato, le otto opere selezionate di Banksy, tra cui l’iconica “Girl with Balloon”, simbolo universale di speranza e perdita, che con la loro carica di denuncia sociale invitano a una riflessione critica sul presente. Dall’altro, gli angeli di Andrea Corsaletti, figure eteree e luminose che simboleggiano la speranza, il mistero della vita e la possibilità di una salvezza. In un percorso espositivo immaginario, è Banksy stesso a interrogare gli angeli fanesi, a chiedere loro “Qual è il tuo nome?”. La risposta è un’eco che si propaga nello spazio sacro della chiesa, coinvolgendo ogni spettatore in un’intima riflessione personale e collettiva.
L’associazione ArteMista, non nuova a creare dialoghi audaci tra artisti di fama internazionale e talenti del territorio – come dimostra la precedente mostra “Oltre” del 2025, che ha accostato Antonio Ligabue a pittori locali – scommette sulla forza di questo incontro. L’obiettivo è utilizzare la potente attrazione mediatica di Banksy per aprire una porta su un’arte più radicata nel territorio, ma non per questo meno universale, come quella di Corsaletti.
Un allestimento immersivo tra Rinascimento e Street Art
La scelta della Chiesa di Santa Maria del Suffragio in piazzale Cleofilo non è casuale. Questo scrigno d’arte seicentesca, con la sua storia e la sua spiritualità, diventa il palcoscenico di un “cortocircuito visivo”. L’allestimento, infatti, non si limiterà a esporre le opere in modo tradizionale. I graffiti di Banksy saranno presentati attraverso racconti multimediali, creando un “abbraccio amorevole” attorno a un’imponente installazione centrale dedicata agli angeli di Andrea Corsaletti. Da questo monumento luminoso si sprigionerà un’energia proiettata verso il soffitto, a simulare “un’esplosione di anime pure”.
A sorvegliare questo dialogo tra terreno e celeste, dall’alto della zona absidale, ci sarà il “Gloria”, un maestoso complesso scultoreo in stucco realizzato nei primi anni del ‘700 dal bolognese Giuseppe Maria Mazza. Quest’opera barocca, parte integrante del patrimonio artistico della chiesa, aggiungerà un ulteriore livello di lettura, creando un ponte tra l’arte rinascimentale, la scultura barocca e le più attuali espressioni della street art.
Fano si trasforma in una piccola Montmartre
L’inaugurazione della mostra non sarà un evento confinato tra le mura della chiesa, ma si estenderà a tutta la città. Le vie e la piazzetta circostanti lo spazio espositivo si animeranno di colori, pennelli e artisti locali, con l’intento di ricreare la vibrante e bohémien atmosfera di una piccola Montmartre. Un modo per celebrare l’arte in tutte le sue forme e per rendere Fano un centro pulsante di creatività e dibattito culturale, capace di inserire una conversazione locale all’interno di un discorso globale.
