Con una dichiarazione potente e carica di significato, “L’odio è una sconfitta”, lo scrittore e reporter francese Sorj Chalandon ha dato il via alla 32/a edizione del festival Dedica di Pordenone, un appuntamento che si preannuncia come uno dei momenti culturali più intensi della primavera pordenonese. L’inaugurazione, tenutasi in un Teatro Verdi che ha registrato il tutto esaurito, ha visto Chalandon protagonista di una conferenza stampa mattutina in cui ha toccato i nervi scoperti della sua opera e del nostro tempo.
La difesa degli ultimi e il ruolo del giornalismo
Fin dalle prime battute, Chalandon ha messo in chiaro il motore etico che anima la sua scrittura e la sua vita: “Fin da bambino ho cercato di difendere chi è più debole, chi è più emarginato di me. L’ingiustizia è qualcosa che non sopporto e che mi accompagnerà fino alla tomba”. Questa tensione morale, come sottolineato dal collega scrittore Andrea Tarabbia che ha dialogato con lui sul palco, pervade ogni sua pagina, trasformando la cronaca in memoria universale. Nato a Tunisi nel 1952, Chalandon ha trascorso oltre trent’anni come inviato di guerra per il quotidiano Libération, testimoniando alcuni dei conflitti più laceranti del secondo Novecento. Questa esperienza ha forgiato in lui una visione lucida e disincantata del mestiere di giornalista.
“Oggi il giornalista non è più qualcuno che racconta ciò che accade: è diventato un fastidio, qualcuno che impedisce di massacrare tranquillamente”, ha affermato con amarezza. Un cambiamento radicale rispetto agli anni Ottanta, quando i reporter cercavano la prima linea per essere testimoni oculari. Ora, la loro presenza è spesso vista come un intralcio. “Ma quando il giornalista sparisce”, ha ammonito Chalandon, “spariscono anche i crimini”.
Letteratura come riscatto: “Dire ai morti: alzatevi”
Al centro della sua vasta produzione letteraria, che in Italia vede la pubblicazione da parte di Guanda, vi è la memoria delle vittime. Ricordando il massacro di Sabra e Shatila, uno degli episodi più traumatici della sua carriera, Chalandon ha tracciato una distinzione netta e poetica tra il lavoro del giornalista e quello del romanziere: “Il giornalista racconta i morti, il romanziere può dire ai morti: alzatevi”. La letteratura, dunque, assume una funzione quasi salvifica, capace di restituire simbolicamente vita, voce e dignità a chi è stato annientato dalla violenza della Storia. I suoi romanzi, come “La quarta parete” (vincitore del Premio Terzani) o “Il mio traditore”, esplorano la complessità dell’animo umano di fronte a ingiustizie, tradimenti e violenze, senza mai rinunciare a una profonda sensibilità e alla speranza di redenzione.
Uno sguardo sulla politica e l’anteprima de “Il libro di Kells”
Sollecitato sulla situazione politica francese, alla vigilia di un’importante stagione elettorale, Chalandon non ha usato mezzi termini: “Da cittadino di sinistra penso che la sinistra francese in questo momento sia la più stupida del mondo. Rischiamo di schiantarci perché l’unione è impossibile e prevalgono i conflitti di ego”.
Il festival Dedica, che si protrarrà con un ricco calendario di incontri, spettacoli e proiezioni dedicate all’autore, culminerà con la presentazione in prima nazionale del suo nuovo romanzo, Il libro di Kells. L’opera, edita da Guanda, è un racconto fortemente autobiografico che narra la fuga e la giovinezza del protagonista, un diciassettenne che lascia Lione per cercare una nuova identità a Parigi negli anni Settanta, un’epoca violenta ma carica di speranze e lotte politiche.
Un festival nel cuore della cultura
Il festival Dedica si conferma un unicum nel panorama letterario italiano, capace di costruire ogni anno un percorso multidisciplinare attorno a un singolo autore. L’edizione 2026, dedicata a Chalandon, è stata accolta con grande calore dal pubblico e dalle istituzioni, che hanno consegnato allo scrittore il Sigillo della città di Pordenone, riconoscendolo come “autore di rara sensibilità e testimone rigoroso del nostro tempo”. Un evento che, come ha sottolineato l’assessore alla cultura Alberto Parigi, è parte integrante dell’identità culturale della città e ha giocato un ruolo importante nella candidatura di Pordenone a Capitale italiana della Cultura.
