Nelle ore che precedono la notte più attesa di Hollywood, quella della consegna degli Academy Awards, i riflettori sono puntati su un duello che incarna due anime pulsanti e divergenti del cinema contemporaneo. Da un lato, il kolossal horror-thriller Sinners – I Peccatori di Ryan Coogler, un’opera potente ambientata nel Sud segregazionista che ha saputo coniugare intrattenimento e riflessione sociale. Dall’altro, l’ambizioso affresco autoriale Una Battaglia Dopo l’Altra di Paul Thomas Anderson, adattamento del complesso romanzo “Vineland” di Thomas Pynchon, che ha conquistato la critica con la sua narrazione stratificata e il suo sguardo impietoso sull’America di oggi. Entrambi i film hanno avuto il merito di riportare il pubblico nelle sale, ma rappresentano visioni artistiche profondamente diverse, ora in lizza per i premi più prestigiosi: Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura.

Il duello dei giganti: Coogler contro Anderson

Ryan Coogler, già acclamato per opere come “Black Panther”, con Sinners si è immerso in un racconto di genere con forti radici storiche, dirigendo il suo attore feticcio Michael B. Jordan in un doppio ruolo di due gemelli criminali che si confrontano con un male soprannaturale nel Mississippi del 1932. Il film, che ha ottenuto ben 16 nomination, è stato lodato per la sua capacità di utilizzare i codici dell’horror per esplorare le ferite ancora aperte del razzismo e della storia americana. La sceneggiatura originale di Coogler è considerata una delle più potenti e innovative della stagione.

Paul Thomas Anderson, uno dei maestri del cinema americano contemporaneo, con Una Battaglia Dopo l’Altra ha realizzato un’opera complessa e stratificata, trasponendo la narrazione di Pynchon ai giorni nostri. Il film, interpretato da un cast corale che include Leonardo DiCaprio e Sean Penn, segue le vicende di un ex rivoluzionario costretto a tornare in azione. L’adattamento di Anderson è considerato un capolavoro di scrittura, capace di rendere accessibile la prosa labirintica di Pynchon senza tradirne lo spirito. La pellicola ha già fatto incetta di premi, aggiudicandosi ben sei statuette, tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Adattata.

Mentre la sfida tra Coogler e Anderson sembra catalizzare l’attenzione, altri contendenti di rilievo animano la competizione. Chloe Zhao, già vincitrice dell’Oscar per “Nomadland”, è in lizza con Hamnet, un dramma storico basato sull’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell che esplora la vita familiare di William Shakespeare e la tragica perdita del figlio undicenne. Anche Josh Safdie, per la prima volta alla regia senza il fratello Benny, si è distinto con Marty Supreme, un biopic sportivo con Timothée Chalamet nei panni di un campione di ping-pong, che ha ottenuto quattro nomination.

L’onda nordica e le sorprese internazionali

Una terza linea, forte e inaspettata, emerge dal Vecchio Continente, segnando una crescente influenza del cinema nordico all’interno dell’Academy. Sentimental Value del regista danese-norvegese Joachim Trier ha sorpreso tutti ottenendo nove candidature, incluse quelle per la regia e la sceneggiatura. Il film, un’esplorazione toccante delle dinamiche familiari, del lutto e della memoria, ha già vinto il Grand Prix al Festival di Cannes e si pone come un serio contendente. Questo successo non è un caso isolato, ma il culmine di un’onda lunga iniziata dopo l’età d’oro di Ingmar Bergman e rinvigorita negli ultimi quindici anni, come dimostra l’Oscar per il miglior film internazionale vinto nel 2021 da “Un altro giro” del danese Thomas Vinterberg.

La categoria della sceneggiatura originale si preannuncia particolarmente aperta. Oltre al duello tra Sinners e la raffinata scrittura di Sentimental Value, si fa notare Un Semplice Incidente. Sebbene il regista iraniano sia stato escluso dalla corsa alla regia, il suo film, candidato anche come Miglior Film Internazionale, potrebbe rappresentare la sorpresa, un tributo dell’Academy a un cinema che sfida la censura. Un altro copione molto apprezzato è quello di Blue Moon, scritto da Robert Kaplow e diretto da Richard Linklater. L’opera, che esplora la vita del paroliere Lorenz Hart, è stata elogiata per la sua precisione letteraria e la costruzione quasi teatrale dei dialoghi, un testo da “leggere” prima ancora che da vedere. La vittoria di questo film potrebbe essere anche un omaggio implicito a Linklater, autore prolifico e cinefilo rimasto sorprendentemente fuori dalla corsa agli Oscar con i suoi ultimi progetti.

Adattamenti: tra classici e scoperte

Nella categoria delle sceneggiature non originali, il verdetto sembra quasi scontato, con Una Battaglia Dopo l’Altra di Anderson in pole position. Tuttavia, la competizione è ricca di opere di grande valore. Tra queste spiccano:

  • Bugonia: remake in lingua inglese del film sudcoreano del 2003 “Save the Green Planet!”, diretto da Yorgos Lanthimos e scritto da Will Tracy.
  • Frankenstein: nuova trasposizione del classico romanzo gotico di Mary Shelley, diretta da Guillermo del Toro, che ha ottenuto nove nomination e vinto tre premi tecnici.
  • Hamnet: adattamento del romanzo storico di Maggie O’Farrell, co-sceneggiato dalla stessa autrice insieme alla regista Chloé Zhao.
  • Train Dreams: basato sulla novella del 2011 dello scrittore americano Denis Johnson, il film è diretto da Clint Bentley e ha ricevuto il plauso della critica per la sua fedeltà allo spirito elegiaco dell’opera originale.

La serata degli Oscar si prospetta quindi come un crocevia di visioni, un dialogo tra il cinema spettacolare e quello più intimista, tra le grandi produzioni americane e le nuove correnti del cinema mondiale. Una celebrazione della settima arte che, mai come quest’anno, riflette la complessità e la ricchezza del nostro tempo.

Di euterpe

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