ROMA – Si è concluso con la decima puntata, dal titolo emblematico ‘Oltre il silenzio’, il percorso della webserie prodotta dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), ‘Speak Out! Il calcio racconta’. Quest’ultimo episodio, disponibile sulla piattaforma di sostenibilità federale sostenabilia.it, affronta con coraggio e lucidità una delle tematiche più delicate e urgenti del mondo sportivo: le politiche di tutela dei tesserati, con un’attenzione particolare verso le categorie più vulnerabili come i giovani atleti.
La serie, articolata in dieci episodi, ha avuto il merito di esplorare il valore sociale del calcio, dimostrando come questo sport possa essere un potente veicolo di messaggi positivi e di crescita culturale. Il presidente federale, Gabriele Gravina, ha sottolineato come il calcio, grazie alla sua immensa popolarità, rappresenti “un veicolo privilegiato per la diffusione di messaggi positivi, educativi e sociali”. L’obiettivo della webserie è stato quello di contribuire a costruire una società più consapevole, solidale e partecipativa.
Le voci di ‘Oltre il silenzio’: esperienza personale e impegno istituzionale
Protagonisti di quest’ultimo capitolo sono due figure chiave nell’ambito della protezione dei giovani nel calcio italiano: Vincenzo Fuoco e Rocco Briganti. Vincenzo Fuoco, tecnico del Settore Giovanile e Scolastico (SGS) della FIGC, porta nel dibattito la sua esperienza personale, un vissuto che lo ha visto confrontarsi direttamente con le fragilità del sistema sportivo durante la sua crescita. Questa esperienza traumatica, raccontata anche nel docufilm “Cattivi Maestri”, è diventata il motore del suo impegno per sensibilizzare l’intero sistema e garantire ai giovani atleti di oggi un ambiente sicuro, protetto e trasparente. “La cosa importante non è solo punire: è importante il sostegno alle persone che subiscono”, ha dichiarato Fuoco, sottolineando il ruolo di accoglienza e supporto che la FIGC gli ha offerto.
Al suo fianco, Rocco Briganti, responsabile del Safeguarding dell’Atalanta, che illustra il complesso lavoro necessario per trasformare le società sportive in luoghi realmente sicuri per i minori. L’intervento di Briganti si concentra sull’importanza del benessere psicofisico degli atleti e sulla necessità di una selezione e vigilanza rigorosa delle figure professionali che operano a contatto con i giovani. “Non basta allenare il talento, occorre vigilare costantemente su chi lavora a contatto con i minori”, ha affermato, evidenziando come la tutela sia una responsabilità che va oltre il campo di gioco.
Un approccio culturale per un ambiente sicuro
Dall’incontro tra Fuoco e Briganti emerge una visione chiara: la tutela dei minori non è un mero adempimento burocratico, ma una responsabilità collettiva che richiede un profondo cambiamento culturale, organizzativo e tecnico. L’obiettivo è quello di assicurare a tutti i giovani calciatori e calciatrici un’esperienza sportiva che sia non solo formativa dal punto di vista tecnico, ma anche sicura, positiva e professionalizzante.
La FIGC, attraverso il Settore Giovanile e Scolastico e in collaborazione con partner come UEFA e Terre des hommes, ha sviluppato una robusta policy per la tutela dei minori. Questa politica si basa su cinque obiettivi fondamentali e si avvale di un kit di strumenti che include linee guida, codici di condotta e percorsi formativi per supportare società e operatori. La Federazione ha inoltre avviato un capillare percorso informativo e formativo su tutto il territorio nazionale, erogando decine di migliaia di corsi attraverso una piattaforma digitale dedicata a tecnici, dirigenti, genitori e atleti.
L’impegno concreto delle società
L’impegno per la creazione di un ambiente sicuro è un requisito qualificante per i club. Le società sono chiamate ad adottare specifici modelli organizzativi e a nominare un “Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni”. Questo dimostra un impegno condiviso che coinvolge tutti gli attori del sistema calcio, dalle istituzioni federali ai singoli club, con l’obiettivo comune di mettere al centro il benessere dei più giovani. La collaborazione tra diverse aree, come istruzione, sanità e servizi sociali, è ritenuta fondamentale per un’azione efficace.
La conclusione di ‘Speak Out! Il calcio racconta’ con l’episodio ‘Oltre il silenzio’ non è un punto di arrivo, ma un ulteriore stimolo a mantenere alta l’attenzione su un tema di vitale importanza. Rompere il silenzio è il primo, indispensabile passo per costruire un futuro in cui lo sport sia per tutti un’esperienza di crescita, gioia e rispetto.
