ROMA – C’è un prima e un dopo nella vita e nella carriera di Edoardo Bove. Il prima è un pomeriggio del 1° dicembre 2024, quando al 17′ della partita tra la sua Fiorentina e l’Inter, il suo cuore si ferma. Il dopo è una serata inglese del 17 marzo 2026, quando con la maglia del Watford realizza il gol del definitivo 3-1 contro il Wrexham, chiudendo un cerchio e aprendo un capitolo che sa di miracolo sportivo e umano. In mezzo, 506 giorni di paura, riabilitazione, scelte difficili e una determinazione incrollabile.
Il dramma al Franchi e la diagnosi che cambia la vita
Quel giorno di dicembre, lo stadio Artemio Franchi di Firenze piomba in un silenzio surreale. Edoardo Bove, giovane centrocampista classe 2002 di proprietà della Roma ma in prestito alla Fiorentina, si accascia a terra privo di sensi. L’intervento immediato dello staff medico, che utilizza il defibrillatore in campo, è provvidenziale. La diagnosi, arrivata dopo giorni di apprensione e ricovero in terapia intensiva all’ospedale Careggi, è severa: arresto cardiaco causato da un’aritmia ventricolare maligna, nota come “torsione di punta”. Una condizione che può essere innescata da vari fattori, tra cui squilibri elettrolitici o anomalie congenite.
Per proteggere la sua vita, a Bove viene impiantato un defibrillatore cardioverter sottocutaneo (ICD), un “angelo custode” pronto a intervenire in caso di nuove, pericolose aritmie. Una scelta che gli salva la vita ma che, al contempo, scrive la parola fine sulla sua carriera in Italia. Le rigide normative italiane, infatti, non concedono l’idoneità sportiva agonistica per gli sport di contatto ad atleti portatori di un defibrillatore, a causa dei rischi legati a possibili traumi.
La seconda vita in Inghilterra: la chiamata del Watford
Di fronte a un bivio che avrebbe spezzato chiunque, Bove sceglie di non arrendersi. Rescisso consensualmente il contratto con la Roma, il suo club di origine, a gennaio 2026 si apre una nuova porta: quella del Watford. Il club inglese, militante nella Championship e di proprietà della famiglia Pozzo, gli offre un contratto di cinque anni e mezzo, credendo nel suo talento e, soprattutto, nella sua voglia di tornare a essere un calciatore. A volerlo fortemente è Valon Behrami, ex centrocampista anche della Lazio e ora dirigente degli “Hornets”, che vede in lui un tassello fondamentale per puntare al ritorno in Premier League.
L’Inghilterra, a differenza dell’Italia, adotta un approccio “caso per caso”, consentendo agli atleti con ICD di tornare in campo previa una valutazione specialistica e la firma di una liberatoria. Un percorso già intrapreso da altri calciatori come Christian Eriksen, che proprio in Premier League ha ripreso a giocare dopo il drammatico arresto cardiaco durante gli Europei del 2020.
Il ritorno in campo e il gol che vale una carriera
Il debutto con la nuova maglia arriva nella 32ª giornata di Championship, in trasferta contro il Preston North End, dove Bove entra nei minuti finali. Un’emozione indescrivibile, il primo passo di un ritorno alla normalità a lungo sognato. Ma è contro il Wrexham che la favola si compie. Entrato all’83’, il centrocampista romano trova la zampata vincente al 94′, ribadendo in rete una respinta della traversa. Un gol facile, come lo ha definito lui stesso, ma dal peso specifico enorme. “Quanto mi è mancata, questa sensazione“, scrive sui social, condividendo la gioia con compagni, tifosi e familiari presenti allo stadio.
L’esultanza sotto la curva, l’abbraccio dei compagni, lo striscione dei tifosi del Roma Club UK (“Anche se hai lasciato Roma non sarai mai solo“) e il messaggio dell’amico fraterno, il tennista Flavio Cobolli (“We are back“), sono la cornice perfetta di una serata che va oltre il semplice risultato sportivo. È la vittoria della tenacia, della speranza e dell’amore per il calcio. Un “finale alla Hollywood“, come lo ha definito il suo club, che ha immediatamente celebrato l’evento inserendolo in una pubblicazione speciale post-partita.
“Ho avuto molto tempo per pensare al mio primo gol dopo il ritorno“, ha confessato Bove alla stampa inglese. “Nei miei sogni era all’incrocio dei pali, ma questo è stato facile. La celebrazione è stata incredibile. Questo gol è per la mia fidanzata, perché solo noi sappiamo cosa abbiamo passato. È come chiudere un cerchio“. Un cerchio che si chiude, una nuova vita che inizia. La storia di Edoardo Bove è la dimostrazione che, anche dopo la caduta più buia, è possibile rialzarsi e tornare a correre, a lottare e, infine, a esultare. Un gol alla vita, prima ancora che al Wrexham.
