Un urlo di rabbia e frustrazione, garbato nei modi ma durissimo nella sostanza. È quello lanciato da Simone Giacchetta, direttore sportivo della Cremonese, al termine dello scontro salvezza perso 2-1 contro il Lecce. Nel mirino della dirigenza grigiorossa non c’è la prestazione della squadra, ma un episodio specifico che ha infiammato il finale di gara: un contatto in area di rigore al 96′ tra il difensore giallorosso Gaby Jean e l’attaccante grigiorosso Sanabria, giudicato non falloso dall’arbitro Simone Sozza e, soprattutto, non meritevole di una revisione da parte del VAR. Una decisione che ha scatenato la veemente protesta della società lombarda, che si sente “derubata” e chiede a gran voce “rispetto”.
La cronaca di un finale incandescente
Siamo negli ultimi istanti di un match teso e fondamentale per la corsa alla salvezza. La Cremonese, sotto di un gol, si riversa in attacco alla ricerca del disperato pareggio. Su un pallone vagante in area leccese, l’attaccante Sanabria cade a terra dopo un contatto con Gaby Jean. Per l’arbitro Sozza, a pochi metri dall’azione, non ci sono gli estremi per il calcio di rigore. La decisione scatena le proteste immediate dei giocatori in campo, che culmineranno con l’espulsione di Pezzella a partita finita, e la rabbia della panchina e della dirigenza. A far infuriare la Cremonese non è solo la decisione in sé, ma il mancato intervento del VAR, che nel corso della gara era già stato protagonista in altre due occasioni, tra cui l’annullamento di un gol del pareggio grigiorosso all’85’ per un tocco di mano.
Secondo le analisi post-partita di diversi esperti, tra cui gli ex arbitri Luca Marelli e Gianpaolo Calvarese, il contatto tra Jean e Sanabria era punibile con il calcio di rigore e il VAR avrebbe dovuto richiamare l’arbitro all’on-field review. Marelli, intervenendo a DAZN, ha sottolineato come il contatto basso tra le gambe dei due giocatori fosse evidente e decisivo, definendo “grave” l’errore del VAR nel non intervenire.
Giacchetta: “Una mancanza di rispetto, ci sentiamo derubati”
Le parole del DS Simone Giacchetta in sala stampa sono state un vero e proprio atto d’accusa. “Non sono qui per parlare della partita dal punto di vista tecnico-tattico, ma per rivendicare un rispetto che la Cremonese deve avere,” ha esordito il dirigente. “Ci sentiamo derubati di un calcio di rigore che sarebbe stato decisivo. A Torino in maniera clamorosa all’ultimo minuto non ci è stato dato, oggi uguale. Questa è una mancanza di rispetto”.
Il riferimento è a un precedente episodio contro il Torino, quando un netto fallo di mano in area non venne sanzionato, costando punti pesanti alla squadra. La rabbia di Giacchetta si concentra sull’incoerenza dell’uso della tecnologia: “Mi domando a cosa serva il Var. Come è intervenuto due volte, doveva intervenire per capire cosa fosse accaduto”. Il DS ha parlato di “ferite” che questi episodi lasciano e di un senso di ingiustizia che va oltre il singolo risultato, minando la fiducia nel sistema arbitrale.
Il VAR sotto accusa: un dibattito senza fine
L’episodio del “Via del Mare” riaccende prepotentemente il dibattito sull’efficacia e l’uniformità di applicazione del VAR nel campionato italiano. Nato per ridurre gli errori e le polemiche, lo strumento tecnologico si trova spesso al centro di nuove e più aspre contestazioni. La critica principale, emersa anche dalle parole di Giacchetta, non riguarda la tecnologia in sé, ma la discrezionalità umana nel suo utilizzo. Perché in alcuni casi si interviene per “dettagli minimi” e in altri, su episodi potenzialmente decisivi, si sceglie di lasciar correre?
La richiesta dei club, e della Cremonese in questo caso, è quella di una maggiore chiarezza e coerenza. “Si è persa la dimensione di cosa sia un fallo da rigore”, ha concluso amaramente Giacchetta, sottolineando come a volte si faccia “accademia sulle norme arbitrali” perdendo di vista la sostanza del gioco. In una lotta per la salvezza che si gioca punto su punto, episodi come questo pesano come macigni, alimentando un clima di sospetto e frustrazione che non fa bene all’intero movimento calcistico.
