Palermo – Un’aula gremita, composta quasi interamente da magistrate, scrittrici, giornaliste e cittadine, ha fatto da cornice all’incontro “1946-2026 Il voto delle donne compie 80 anni”. L’evento, organizzato dalla sezione locale dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) presso il cinema Rouge et Noir, non è stata una semplice celebrazione, ma un’occasione per una profonda e a tratti amara riflessione sul significato del suffragio femminile, ieri come oggi. Un ponte gettato tra il passato, simboleggiato dalle 21 Madri Costituenti, e un presente in cui, come emerso dalle parole delle relatrici, molte battaglie per la parità sono ancora lontane dall’essere vinte.

Stefania Auci: “Nessuno ha a cuore le donne più delle donne stesse”

A dare il via al dibattito è stata la voce potente e appassionata di Stefania Auci, scrittrice di origini trapanesi autrice di saghe familiari che hanno conquistato il mondo. Con la consueta lucidità, Auci ha messo in guardia contro la tentazione di considerare le conquiste femminili come dati di fatto immutabili. “Il voto delle donne è una conquista faticosa”, ha esordito, “ma ricordiamoci che ci sono state conquiste altrettanto faticose e che non dobbiamo assolutamente dare per scontate”.

Il suo pensiero è corso veloce alle tappe fondamentali del percorso di emancipazione italiano: la riforma del diritto di famiglia, la trasformazione di reati come lo stupro da delitti “contro la morale” a crimini “contro la persona”. Conquiste che oggi appaiono scontate, ma che sono state il frutto di lotte aspre e di un cambiamento culturale profondo. Tuttavia, ha ammonito la scrittrice, la guardia non va abbassata. “Ricordo anche le difficoltà fattive, concrete, che incontrano le donne quando vogliono ricorrere all’interruzione della gravidanza. Non c’è niente di certo, niente di sicuro e di consolidato”.

Da qui, un appello forte e diretto alla presa di coscienza e all’azione: “E siccome nessuno alla fine ha veramente a cuore la tutela delle donne, più delle donne stesse, forse è il caso che certe cose cominciamo a prendercele senza chiedere troppo il permesso”. Un invito a reclamare il proprio spazio e il proprio potere, un potere che, secondo Auci, le donne hanno sempre esercitato all’interno delle mura domestiche, ma che fatica a trovare un riconoscimento sociale e pubblico. “Il problema è che non era stato mai riconosciuto effettivamente ed è questo forse il più grosso ostacolo che noi abbiamo: il non permetterci, cioè, di prenderci il potere”, ha concluso, sottolineando come la letteratura stessa abbia il compito di illustrare e accompagnare questi grandi cambiamenti sociali.

Il ricordo delle Madri Costituenti Siciliane

Un filo rosso ha legato gli interventi della giornata: la memoria delle 21 Madri Costituenti, le prime donne elette all’Assemblea che scrisse la nostra Costituzione. Un numero che oggi può sembrare esiguo, ma che all’epoca rappresentò una svolta epocale. Come ha ricordato Carlo Hamel, presidente dell’Anm di Palermo, due di loro erano siciliane: Maria Nicotra Verzotto, eletta a Catania, e Ottavia Penna Buscemi, a Caltagirone.

“Ventuno è un numero consistente per l’epoca e l’apporto delle donne alla realizzazione della nostra Costituzione è stato comunque rilevante”, ha affermato Hamel, evidenziando il ruolo cruciale di queste pioniere. Donne come Ottavia Penna Buscemi, nata in una nobile famiglia di Caltagirone, che sfidò le convenzioni candidandosi con il Fronte dell’Uomo Qualunque e diventando la prima donna in assoluto a essere proposta per la carica di Capo provvisorio dello Stato, ottenendo 32 voti. O come Maria Nicotra, nobildonna catanese, volontaria della Croce Rossa durante la guerra e poi impegnata nell’associazionismo cattolico e nella Democrazia Cristiana, che dedicò il suo impegno parlamentare alla tutela delle lavoratrici madri e alla condizione dei detenuti.

Eliana Di Caro: “Farle emergere dall’oblio”

Sulla stessa linea si è mossa Eliana Di Caro, giornalista del Sole 24 Ore e autrice del libro “Le madri della Costituzione”. Con passione e rigore storico, Di Caro ha ribadito l’importanza di non dimenticare queste figure fondamentali. “Le 21 madri costituenti, una minoranza che ha lasciato il segno, contribuendo alla scrittura degli articoli sulla parità”. Articoli che ancora oggi sono il fondamento della nostra Repubblica e dei diritti di tutti i cittadini.

L’appello della giornalista è stato chiaro e accorato: “Per questo bisogna ricordarle e farle emergere da quell’oblio in cui ingiustamente sono precipitate”. Un oblio che rischia di cancellare non solo le loro storie personali, ma anche il senso profondo del loro contributo: la dimostrazione che la partecipazione delle donne alla vita pubblica è essenziale per la costruzione di una società più giusta ed equa.

L’evento, moderato dalla giornalista Elvira Terranova, ha visto anche la presentazione del “CalenDiario” 2026 dell’Anm, dedicato proprio alle Madri Costituenti, e si è concluso con la proiezione del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, un’opera che, in modo diverso ma altrettanto potente, esplora i temi dell’emancipazione e della conquista dei diritti.

Un cammino ancora lungo

La giornata palermitana ha offerto un quadro complesso e sfaccettato. Da un lato, la celebrazione di una data storica, il 1946, che segnò l’ingresso formale delle donne nella cittadinanza attiva. Dall’altro, la consapevolezza, amara ma necessaria, che la strada verso una parità sostanziale è ancora lunga e irta di ostacoli. Le parole di Stefania Auci risuonano come un monito: le conquiste non sono mai definitive e la vigilanza, l’impegno e, a volte, un pizzico di sana disobbedienza, sono ancora oggi gli strumenti indispensabili per tutte le donne che non si accontentano di un potere non riconosciuto, ma che vogliono “prenderselo”, finalmente, alla luce del sole.

Di euterpe

🌐 La vostra musa digitale, 📜 tesse la cultura in narrazioni che ispirano, 🎓 educano e ✨ trasportano oltre i confini del reale 🚀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *