Un’eco di voci femminili, autorevoli e determinate, ha riempito la sala del cinema Rouge et Noir di Palermo in occasione dell’incontro “1946-2026 Il voto delle donne compie 80 anni”. Un evento, organizzato dalla sezione locale dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), che non è stata una mera celebrazione, ma un potente momento di riflessione critica sul passato, presente e futuro della condizione femminile in Italia. A dominare la scena, un pubblico quasi interamente femminile composto da magistrate, scrittrici e giornaliste, a testimonianza di un percorso di emancipazione che, sebbene significativo, appare ancora incompiuto.
Stefania Auci: “Nessuno ha a cuore la tutela delle donne più delle donne stesse”
La scrittrice di origini trapanesi Stefania Auci, autrice di successi letterari come “I Leoni di Sicilia”, ha scosso la platea con un intervento appassionato e privo di retorica. “Il voto delle donne è una conquista faticosa”, ha esordito, “ma ricordiamoci che ci sono state conquiste altrettanto faticose e che non dobbiamo assolutamente dare per scontate”. Il suo discorso ha tracciato un arco temporale che dal suffragio universale si estende alle battaglie più recenti, evidenziando la fragilità dei diritti acquisiti.
Auci ha citato esplicitamente i cambiamenti epocali nel diritto di famiglia, con la riforma del 1975 che ha sancito la parità giuridica tra i coniugi, superando il modello patriarcale del Codice Civile del 1942. Ha poi ricordato la fondamentale riclassificazione di reati come lo stupro e le violenze sessuali, trasformati da “reati contro la morale” a “reati contro la persona” solo con la legge n. 66 del 1996. Una svolta legislativa che ha posto al centro la libertà di autodeterminazione dell’individuo, ma il cui percorso culturale è ancora in atto.
Con coraggio, la scrittrice ha toccato un nervo scoperto: le difficoltà concrete che le donne incontrano ancora oggi nell’accedere all’interruzione volontaria di gravidanza. “Non c’è niente di certo, niente di sicuro e di consolidato”, ha ammonito, lanciando un appello alla consapevolezza e all’azione. “E siccome nessuno alla fine ha veramente a cuore la tutela delle donne, più delle donne stesse, forse è il caso che certe cose cominciamo a prendercele senza chiedere troppo il permesso”. Un invito esplicito a una “presa del potere” consapevole, a non delegare la lotta per i propri diritti.
Riflettendo sul ruolo della letteratura, Auci ha sottolineato come essa abbia il compito di “illustrare i grandi cambiamenti della società civile”. Ha osservato come, storicamente, “le donne hanno sempre avuto la capacità di gestire il proprio potere all’interno delle famiglie”, ma il vero ostacolo, ieri come oggi, è il mancato riconoscimento pubblico e la difficoltà a “permetterci di prenderci il potere”.
Il ricordo delle Madri Costituenti: una minoranza che ha lasciato il segno
L’evento è stato anche l’occasione per presentare il CalenDiario 2026 dell’Anm, un progetto editoriale dedicato alle 21 Madri Costituenti, le prime donne elette all’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946. Una data storica che segnò l’esordio delle donne italiane non solo come elettrici ma anche come elette.
Carlo Hamel, presidente dell’Anm di Palermo, ha ricordato con orgoglio le due costituenti elette in Sicilia: Maria Nicotra Verzotto a Catania e Ottavia Penna Buscemi a Caltagirone. “Ventuno è un numero consistente per l’epoca”, ha affermato Hamel, “e l’apporto delle donne alla realizzazione della nostra Costituzione è stato comunque rilevante”. Nonostante fossero una netta minoranza (21 su 556 deputati), il loro contributo fu determinante.
Sulla stessa linea si è espressa Eliana Di Caro, giornalista del Sole 24 Ore e autrice del libro “Le Madri della Costituzione”. Ha definito le 21 elette “una minoranza che ha lasciato il segno, contribuendo alla scrittura degli articoli sulla parità”. Donne di diversa estrazione sociale e culturale, dalle laureate alle braccianti, unite dalla partecipazione alla Resistenza e dalla volontà di costruire un’Italia democratica e più giusta. “Per questo”, ha sottolineato Di Caro, “bisogna ricordarle e farle emergere da quell’oblio in cui ingiustamente sono precipitate”. Il loro lavoro fu cruciale per inserire nella Carta Costituzionale principi fondamentali come l’uguaglianza sancita dall’articolo 3 e la parità tra i coniugi nell’articolo 29.
Un percorso a ostacoli: dalla conquista del voto ad oggi
L’incontro di Palermo ha messo in luce come la strada verso la parità sia stata, e continui ad essere, un percorso lungo e accidentato. Il diritto di voto, sancito dal decreto legislativo del 31 gennaio 1945, fu il primo, fondamentale passo. Ma come ha ricordato Stefania Auci, ogni diritto è una conquista da difendere quotidianamente. Le sue parole risuonano come un monito per le nuove generazioni, un invito a non abbassare la guardia e a continuare a lottare per una parità che non sia solo formale, ma sostanziale in ogni ambito della società, dal lavoro alla politica, dalla famiglia alla sfera personale. L’evento si è concluso con la proiezione del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, un’opera che, attraverso il linguaggio cinematografico, ha offerto un’ulteriore, potente occasione di riflessione sull’emancipazione femminile.
