Il sipario del Sundance Film Festival 2026 si è alzato su una delle opere più attese e discusse: “The Gallerist”, una commedia nera diretta da Cathy Yan che, con un bisturi affilato intriso di cinismo, seziona le ipocrisie, i paradossi e le follie del mondo dell’arte contemporanea. Forte di un cast eccezionale che vede fianco a fianco stelle del calibro di Natalie Portman, Jenna Ortega, Sterling K. Brown, Zach Galifianakis, Da’Vine Joy Randolph, Catherine Zeta-Jones e Daniel Brühl, il film ha catalizzato l’attenzione non solo per la sua trama audace, ma anche per le importanti riflessioni sollevate dalle sue protagoniste su temi di stringente attualità sociale e politica.
La Trama: Quando un Cadavere Diventa un’Opera d’Arte
Al centro della narrazione troviamo Polina Polinski (interpretata da una Natalie Portman descritta come ambiziosa e sull’orlo di una crisi morale e finanziaria), una gallerista la cui carriera è appesa a un filo. Nella cornice patinata di Art Basel, mentre lotta per trovare i fondi persino per riparare l’aria condizionata della sua galleria, Polina si prepara a lanciare la mostra di un’artista emergente, Stella Burgess (Da’Vine Joy Randolph). La situazione precipita quando l’arrogante influencer d’arte Dalton Hardberry (Zach Galifianakis) visita in anteprima la mostra e, in seguito a un’accesa discussione, scivola accidentalmente su una pozza d’acqua e muore impalato sull’opera principale dell’esposizione. Di fronte a un evento tanto tragico quanto grottesco, Polina, con l’aiuto della sua fidata assistente Kiki (Jenna Ortega), prende una decisione tanto creativa quanto spietata: trasformare il cadavere in parte integrante dell’opera d’arte. Quella che segue è una spirale di eventi caotici e satirici, in cui la morte diventa merce e l’arte un pretesto per nascondere un crimine, attirando l’attenzione di personaggi eccentrici e avidi.
Arte, Mercato e Compromesso: Le Riflessioni di Natalie Portman
Durante l’incontro con il pubblico che ha seguito la proiezione, Natalie Portman ha offerto una chiave di lettura profonda e personale del film, toccando il cuore della sua poetica. “Uno dei temi del film che ha avuto più rilevanza per me è quanto possa essere scivoloso il terreno del compromesso”, ha dichiarato l’attrice premio Oscar. “Continui a dire sì, pensi di poter accettare tutto e prima che te ne accorga, ti ritrovi a lavarti il sangue dalle mani”. Con queste parole, Portman ha messo in luce la discesa morale della sua Polina, metafora di un’ambiguità che pervade l’intero sistema artistico.
L’attrice ha poi ampliato la sua riflessione, sottolineando la dualità insita nel lavoro dell’artista: “Nel nostro lavoro qualcosa che viene dalle nostre emozioni diventa una merce, e in questo c’è un che sia di magico sia di orribile”. Ha evidenziato il paradosso di come l’espressione più intima dell’anima possa essere trasformata in un bene di lusso, un “lingotto d’oro da tenere in un magazzino”, per mano di fondi finanziari. “Al tempo stesso, però”, ha concluso, “tutti noi dipendiamo dal mercato per continuare a fare quello che amiamo”. Una lucida analisi che rivela la tensione costante tra la purezza della creazione e le ineludibili logiche commerciali.
La Visione della Regista Cathy Yan
La regista Cathy Yan, già acclamata per opere come “Dead Pigs” e “Birds of Prey”, ha spiegato come l’ispirazione per “The Gallerist” sia nata dall’osservazione delle assurdità del mercato dell’arte. “Abbiamo assistito alla vendita per alcuni milioni di dollari di una banana attaccata al muro (un’opera di Cattelan, ndr), a cui abbiamo fatto riferimento nel film”, ha raccontato. Questo evento emblematico ha acceso in lei un interesse per i meccanismi, spesso imperscrutabili, che determinano il valore di un’opera. “Mi ha sempre interessato il mondo dell’arte, chi lo indirizza, come si attribuisce a un’opera un valore. È tutto così nebuloso, così soggettivo. Credo sia un discorso che si possa applicare a molto di ciò che facciamo come artisti”.
L’Arte si Fa Politica: La Presa di Posizione sul Caso Alex Pretti
Il debutto di “The Gallerist” è avvenuto in un momento di forte tensione sociale negli Stati Uniti, segnato dalla recente uccisione di Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, da parte di agenti federali a Minneapolis durante delle proteste. Un evento che ha scosso le coscienze e al quale il cast del film non è rimasto indifferente. Natalie Portman e Jenna Ortega hanno infatti preso una netta posizione pubblica sulla vicenda.
“Quello che Trump, Kristi Noem (segretaria alla sicurezza interna) e l’Ice stanno facendo ai nostri cittadini e alle persone prive di documenti è scandaloso e deve finire”, ha commentato con forza Natalie Portman, che durante il festival ha anche indossato una spilla con la scritta “ICE Out” in segno di protesta. Le sue parole sono state eco di quelle di Jenna Ortega, che ha definito la morte di Pretti “devastante”. “Sono inorridita”, ha aggiunto la giovane attrice, “L’assenza di qualche forma di punizione contro questi agenti da parte del governo è terrificante e scoraggiante”. Queste dichiarazioni, cariche di indignazione e impegno civile, dimostrano come il cinema e i suoi protagonisti possano diventare una cassa di risonanza per le urgenze del presente, trasformando un evento culturale in un’occasione di dibattito e denuncia.
