Un applauso che risuona ben oltre la sala di proiezione del Sundance Film Festival, quello che ha accolto “The Friend’s House is Here”, opera coraggiosa dei registi di origine iraniana, ma residenti negli Stati Uniti, Hossein Keshavarz e Maryam Ataei. Un film che è un sussurro diventato grido, girato in clandestinità tra le strade di Teheran la scorsa estate e premiato con il prestigioso U.S. Dramatic Special Jury Award, un riconoscimento attribuito all’intero cast. Un successo dal sapore agrodolce, poiché le protagoniste, Mahshad Bahra e Hana Mana, non hanno potuto ricevere di persona il meritato plauso a causa del negato visto d’ingresso negli Stati Uniti, un’assenza che sottolinea con ancora più forza le tematiche del film.
Una Finestra sulla Resistenza Quotidiana
“The Friend’s House is Here” non è semplicemente un’opera cinematografica, ma un documento vivo e pulsante che trae ispirazione da innumerevoli storie vere. Come ha spiegato Maryam Ataei durante l’incontro con il pubblico dopo la proiezione, il film nasce dall’incontro con la straordinaria gioventù iraniana che, nonostante divieti, minacce e censure, sceglie l’arte come forma di resistenza. “Volevamo evidenziare come la resistenza in Iran sia nella vita di tutti i giorni”, ha affermato la regista. Un concetto ripreso con commozione anche dal marito e co-regista, Hossein Keshavarz, che ha sottolineato come le proteste che infiammano il paese nascano “dal basso”, da una forma di resistenza quotidiana che non si è mai arrestata.
Il film, infatti, si addentra nella scena artistica underground di Teheran, un mondo brulicante di creatività che sfida le rigide imposizioni del regime. Un universo fatto di performance teatrali in appartamenti privati, di musica che si diffonde di nascosto e di danza che si libera in spazi improvvisati, lontano dagli occhi indiscreti delle autorità. È in questo contesto che si muovono le protagoniste, Pari e Hanna, due giovani donne che incarnano il coraggio e la passione di un’intera generazione.
Le Protagoniste: Due Volti della stessa Medaglia
La narrazione si concentra sulla profonda amicizia tra Pari, interpretata da Mahshad Bahram, e Hanna, a cui presta il volto Hana Mana. Pari è una gallerista e autrice di teatro underground, riflessiva e determinata. Hanna, invece, è una danzatrice esuberante e piena di vita, commessa in un negozio di abbigliamento, in attesa di un visto per trasferirsi in Francia. Le loro giornate sono un intreccio di confidenze, sogni e la costante ricerca di spazi per dare vita alla propria arte, condivisa con un circolo di amici che rappresenta una vera e propria famiglia elettiva.
Attraverso le loro vicende, il film mostra una Teheran inedita ai media occidentali, una città dove, nonostante tutto, la vita scorre con i suoi momenti di gioia e intimità. La violenza e la repressione del regime rimangono a lungo sullo sfondo, una minaccia latente che si manifesta improvvisamente con un’assenza, un arresto, rendendo tangibile la precarietà della loro libertà.
Un Atto di Coraggio Cinematografico
La realizzazione stessa di “The Friend’s House is Here” è un atto di resistenza. Girato senza i permessi governativi, ha richiesto una troupe pronta a rischiare, con scene in esterna realizzate in poche, rapide riprese per evitare l’arresto. La post-produzione è stata altrettanto avventurosa: con l’intensificarsi delle proteste del 2025-2026 e il conseguente blocco di internet, la troupe ha dovuto far uscire clandestinamente il materiale dal paese, nascondendolo tra oggetti religiosi per superare i numerosi posti di blocco. Una testimonianza della determinazione a far sentire la propria voce, a raccontare una realtà che il regime vorrebbe mettere a tacere.
Il titolo stesso del film è un omaggio al maestro del cinema iraniano Abbas Kiarostami e al suo capolavoro “Dov’è la casa del mio amico?”. Un richiamo che, pur in un contesto tematico differente, sottolinea la volontà di offrire un ritratto autentico dell’Iran contemporaneo, spostando l’obiettivo su una generazione che lotta per il proprio futuro.
L’Arte come Scudo e Speranza
Il film di Keshavarz e Ataei va oltre la semplice denuncia politica. È un inno alla solidarietà, in particolare a quella femminile, e al potere salvifico dell’arte. In un contesto dove l’espressione creativa è costantemente minacciata, il teatro, la danza e la musica diventano strumenti per affermare la propria identità e dignità. Come ha raccontato Kershavarz, anche di fronte alla brutalità della repressione, con manifestanti uccisi e perseguitati persino negli ospedali, emergono storie di incredibile umanità, come quella dei medici che rischiano per proteggere i feriti.
“The Friend’s House is Here” è, in definitiva, un’opera necessaria, che ci regala uno sguardo intimo e potente sulla gioventù iraniana. Una generazione che, come i personaggi del film, non si arrende e continua a lottare, con la creatività come arma e la speranza di una vita “aperta e libera” come orizzonte.
