Come una musa che sussurra storie dimenticate e ne ispira di nuove, così il cinema queer torna a dispiegare il suo vibrante arazzo narrativo nel cuore di Roma. Dal 30 marzo al 12 giugno, il Cinema Troisi, iconico baluardo culturale trasteverino, accoglierà la terza edizione di Fr*Cinema, il festival che celebra le visioni e le voci LGBTQIA+ nel panorama cinematografico internazionale. Organizzata da Arcigay Roma e dalla Fondazione Piccolo America, con la curatela attenta di Pietro Turano e il sostegno dei fondi Otto Per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, la manifestazione si preannuncia come un viaggio denso di emozioni, riflessioni e scoperte.
Quest’anno, il festival non solo consolida il suo ruolo di primo piano nella scena culturale italiana, ma allarga i suoi orizzonti, intessendo un dialogo sempre più fitto con le realtà internazionali e investendo con forza sulle nuove generazioni di autori. Un impegno che si traduce in un programma ricco di anteprime, incontri con maestri del cinema e, soprattutto, in un concorso per cortometraggi che raddoppia il suo valore, mettendo in palio un totale di 25.000 euro.
Un’apertura nel segno della memoria e dell’attivismo: Robin Campillo e “120 Battiti al Minuto”
La serata inaugurale del 30 marzo sarà un momento di forte impatto emotivo e politico. A salire sul palco del Troisi sarà il regista francese Robin Campillo per presentare la sua opera capolavoro, 120 Battiti al Minuto. Vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 2017, il film è un pugno nello stomaco e un inno alla vita, un racconto corale e pulsante degli anni dell’attivismo di Act Up-Paris durante i momenti più bui della crisi dell’AIDS. La scelta di aprire con questa pellicola non è casuale: è una dichiarazione d’intenti, un modo per ancorare il festival alla storia della comunità, ricordando le lotte passate come fondamento per quelle presenti e future. Ad accompagnare il lungometraggio, il corto “First time in drag” di Pietro Macaione.
Maestre del cinema e sguardi inediti: da Céline Sciamma a Zackary Drucker
Il programma prosegue con una parata di talenti e opere di straordinario interesse. Tra gli eventi più attesi, la première italiana del director’s cut di Tomboy, presentato da una delle voci più influenti e amate del cinema contemporaneo, Céline Sciamma. Un’occasione unica per riscoprire, in una versione inedita, un film che ha segnato un’epoca per la sua delicata e profonda esplorazione dell’identità di genere durante l’infanzia.
Dagli Stati Uniti arriverà Zackary Drucker, regista e artista transgender, che presenterà in anteprima europea Enigma, un documentario targato HBO dedicato alla figura poliedrica e inafferrabile di Amanda Lear, icona della musica, della televisione e dell’arte. Un altro sguardo sulla storia, questa volta quella della cultura pop e underground. Altra première italiana di rilievo sarà Mickey & Richard di Ryan A. White e A.P. Pickle, un documentario che ritrae l’icona del porno gay degli anni ’80 Mickey Squires e l’uomo dietro l’attore, Richard Bernstein, presentato in sala dallo scrittore Salvatore Falzone e dal docente ed ex pornodivo Ruggero Freddi.
Un ponte con Berlino e un programma ricco di dialoghi
A testimonianza della crescente statura internazionale del festival, sarà presente a Roma Bartholomew Sammut, senior programmer della sezione Panorama della Berlinale e coordinatore del Teddy Award, il più importante premio per il cinema a tematica queer a livello mondiale. Sammut presenterà il film cult The Watermelon Woman di Cheryl Dunye, un’opera fondamentale del New Queer Cinema.
Le otto serate di proiezioni, ciascuna composta da un cortometraggio e un lungometraggio spesso inediti in Italia, saranno arricchite da incontri e dialoghi moderati dal curatore Pietro Turano. Tra gli altri ospiti, le attiviste Pegah Moshir Pour e Shadi Amin, il comico Gabriele Piazza e la creator di Geopop Maria Bosco, per creare connessioni trasversali tra cinema, attivismo, scienza e cultura.
Investire sul futuro: il concorso per filmmaker under 35
Il cuore pulsante del progetto di Fr*Cinema è l’impegno concreto verso il futuro. Il concorso gratuito per cortometraggi, rivolto ad autorə e registə under 35, introduce nel 2026 una novità sostanziale: una doppia premialità.
- 15.000 euro di contributo produttivo per la realizzazione di un corto di finzione.
- 10.000 euro per il miglior corto documentario.
Un investimento significativo che mira a fornire risorse reali per la creazione di nuove opere. Ai premi in denaro si aggiungono riconoscimenti prestigiosi come un abbonamento annuale alla piattaforma MUBI, una giornata in teatro di posa offerta da Video Artists, il supporto di un EcoMuvi manager per la sostenibilità ambientale del set e la proiezione del film vincitore al Cinema Troisi. A completare l’offerta, un ciclo di 10 ore di workshop gratuiti con professionisti del settore, dedicati a tutte le fasi della creazione cinematografica: dalla sceneggiatura alla regia, dalla produzione alla distribuzione.
Un festival come spazio di riappropriazione e inclusione
Fr*Cinema si fonda su un’idea precisa: la cultura come strumento di riappropriazione e spazio di libertà. Promuovendo opere fuori dai circuiti mainstream, il festival non solo offre visibilità a narrazioni spesso marginalizzate, ma crea attivamente nuove opportunità di accesso, produzione e rappresentazione. Con oltre 6.000 presenze nelle prime due edizioni, il progetto è diventato un punto di riferimento, tanto da essere oggetto di studio da parte dell’Università La Sapienza di Roma. L’attenzione all’inclusione è totale: proiezioni in lingua originale sottotitolata, presenza di interpreti LIS e biglietti gratuiti per persone in condizioni di fragilità, per abbattere ogni barriera. Il gran finale, previsto per il 12 giugno, si terrà nella suggestiva cornice di Piazza San Cosimato, con un evento speciale i cui dettagli verranno svelati prossimamente.
