Mies, Svizzera – Un evento epocale per tutti gli appassionati delle due ruote ha avuto luogo a Mies, nella suggestiva cornice alle porte di Ginevra. È stato ufficialmente inaugurato il Racing Motorcycle Museum (RMM), un nuovo santuario dedicato a celebrare l’epopea del motociclismo sportivo mondiale. La cerimonia, svoltasi alla presenza di illustri campioni del mondo FIM 2025, ospiti istituzionali e figure chiave del settore, ha segnato l’apertura di uno spazio permanente destinato a custodire e valorizzare il patrimonio inestimabile della Federazione Internazionale di Motociclismo (FIM).

Sorto all’interno degli spazi dell’ex quartier generale della FIM, il museo si propone come un viaggio immersivo attraverso le decadi, dalle prime competizioni pionieristiche fino all’era iper-tecnologica contemporanea. L’inaugurazione ha visto la partecipazione di figure di spicco come Christelle Luisier Brodard, Presidente del Consiglio di Stato del Canton Vaud, e Jorge Viegas, Presidente della FIM, i quali hanno sottolineato l’importanza culturale e storica di questa iniziativa.

La nascita della FIM Hall of Fame: un tributo alle leggende

Il momento culminante della cerimonia è stato senza dubbio l’istituzione della FIM Hall of Fame, un’onorificenza destinata a immortalare le gesta dei più grandi protagonisti del motociclismo. I primi quattro nomi a essere iscritti in questo prestigioso albo d’oro sono stati quelli di quattro icone assolute:

  • Giacomo Agostini: il pilota più titolato nella storia del motociclismo, con un palmarès di quindici titoli mondiali che ancora oggi appare ineguagliabile.
  • Harry Everts: quattro volte campione del mondo di Motocross, una vera e propria leggenda belga dell’off-road.
  • Sammy Miller: un pioniere e una leggenda britannica della disciplina del Trial, ma anche pilota di velocità.
  • Carmelo Ezpeleta: il CEO di Dorna Sports, universalmente riconosciuto come l’architetto della MotoGP moderna e del suo successo globale.

A ciascuna di queste leggende è stato consegnato un orologio celebrativo. Inoltre, le impronte delle loro mani sono state raccolte per diventare parte di un’installazione artistica permanente a forma di bandiera a scacchi che adornerà il giardino del museo, un simbolo tangibile del loro contributo eterno a questo sport.

Un’esposizione mozzafiato: le moto che hanno fatto la storia

Il cuore pulsante del Racing Motorcycle Museum è, naturalmente, la sua straordinaria collezione di motociclette. Il percorso espositivo offre un panorama completo che abbraccia tutte le discipline FIM, mettendo in mostra non solo i bolidi che dominano le scene attuali, ma anche i mezzi meccanici che hanno segnato epoche passate.

Tra i pezzi forti dell’esposizione, spicca una selezione delle moto dei FIM Ultimate Champions 2025, un’occasione unica per ammirare da vicino i mezzi con cui i campioni hanno conquistato la gloria:

  • La moto di Marc Márquez (FIM MotoGP™ Grand Prix World Champion)
  • La moto di Toprak Razgatlioglu (FIM Superbike World Champion)
  • La moto di Toni Bou (FIM TrialGP World Champion)
  • La moto di Daniel Sanders (FIM World Rally-Raid Champion)
  • La moto di Josep Garcia (FIM EnduroGP World Champion)
  • La moto di Bartosz Zmarzlik (FIM Speedway Grand Prix World Champion)
  • La moto di Romain Febvre (FIM MXGP Motocross World Champion)

Ma il viaggio nel tempo non si ferma qui. I visitatori possono ammirare vere e proprie pietre miliari della tecnologia e del design motociclistico, tra cui:

  1. La AJS Porcupine E90 del 1949, con cui Leslie Graham vinse il primo titolo mondiale della classe 500.
  2. La leggendaria Honda RC166 sei cilindri del 1967, portata al successo da Mike Hailwood.
  3. La Yamaha YZR-M1 del 2004, la moto con cui Valentino Rossi iniziò la sua epopea con la casa di Iwata.
  4. La Kawasaki Ninja ZX-10R di Jonathan Rea, dominatrice del mondiale Superbike.
  5. La Honda RC213V del 2018, una delle moto con cui Marc Márquez ha costruito la sua leggenda in MotoGP.

L’esposizione si arricchisce anche di altri gioielli come la Yamaha YZ450F di Stefan Everts del 2006, il prototipo Beta Zero di Jordi Tarrés del 1989 e la BMW R80 G/S di Hubert Auriol del 1981, a testimonianza della vastità e della ricchezza di un mondo, quello delle corse, in continua evoluzione.

Una visione per il futuro: cultura, innovazione e passione

Come sottolineato da Fabio Muner, FIM Marketing and Digital Director, il museo non vuole essere una semplice esposizione di moto, ma un racconto sull’evoluzione delle competizioni, sulle innovazioni tecnologiche e sul costante impegno della FIM per la sicurezza dei piloti. È un progetto che mira a diventare un punto di riferimento culturale e educativo per le nuove generazioni, un luogo dove la passione per la velocità si fonde con la fisica della dinamica e l’ingegneria dei materiali.

Il Racing Motorcycle Museum di Mies si candida quindi a diventare una meta imperdibile non solo per i tifosi, ma per chiunque sia affascinato dalla simbiosi tra uomo e macchina, dalla ricerca del limite e dalla bellezza intrinseca della competizione. Un luogo dove la storia del motociclismo non è solo conservata, ma continua a vivere e a ispirare.

Di davinci

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