BEAVER CREEK (USA) – La Coppa del Mondo di sci alpino maschile resta in Colorado ma deve fare i conti con un avversario imprevedibile e tenace: il maltempo. Le condizioni meteorologiche incerte, caratterizzate da nebbia e nevicate, hanno gettato scompiglio nel calendario delle attesissime gare veloci di Beaver Creek, costringendo la Federazione Internazionale Sci (FIS) a una vera e propria rivoluzione del programma per tentare di salvare il salvabile sulla mitica e temibile pista “Birds of Prey”.

Il nuovo programma: discesa anticipata, SuperG in bilico

La notizia più rilevante è il drastico cambiamento che riguarda la discesa libera. Inizialmente previste due gare, una per giovedì e una per venerdì, gli organizzatori hanno deciso di cancellarne una e di anticipare l’unica prova rimasta a giovedì 4 dicembre, con partenza fissata per le 19:00 ora italiana. Questa decisione è maturata dopo una prima giornata di prove cronometrate estenuante, durata oltre tre ore e costellata di interruzioni a causa della fitta nebbia che ha compromesso la visibilità e la sicurezza degli atleti. Le previsioni per venerdì, che indicano un ulteriore peggioramento, hanno spinto la FIS a giocare d’anticipo.

Resta invece avvolto nell’incertezza il destino del SuperG, originariamente in calendario per sabato 6 dicembre. La giuria si riserva di prendere una decisione definitiva solo nella giornata di giovedì, poco prima della discesa, valutando l’evolversi delle condizioni meteo. Sembra invece confermato, almeno per il momento, lo slalom gigante di domenica 7 dicembre, disciplina che, per sua natura, risente meno delle condizioni avverse del tracciato.

Le prove cronometrate: Odermatt domina, poi si nasconde. Azzurri a due facce

Le prove cronometrate, seppur tormentate, hanno offerto indicazioni importanti. Nella prima, disputata su un tracciato accorciato e in condizioni di visibilità precarie, a svettare è stato il solito Marco Odermatt. Il fuoriclasse svizzero, dominatore della passata stagione, ha fatto segnare il miglior tempo, confermando il suo status di favorito numero uno, nonostante un sospetto salto di porta che non ha inficiato la sua prestazione. In quella stessa prova, buone notizie erano arrivate per i colori azzurri, con Dominik Paris e Florian Schieder capaci di inserirsi tra i primi.

La seconda prova ha però rimescolato le carte. Mentre Odermatt non ha brillato come il giorno precedente, pur mantenendo un tempo di tutto rispetto, a mettersi in luce sono stati il canadese Cameron Alexander, autore del miglior crono, seguito dagli svizzeri Alexis Monney e Stefan Rogentin. Per l’Italia, Florian Schieder si è confermato in ottima forma, chiudendo con un eccellente quinto tempo e dimostrando un ottimo feeling con i settori più tecnici della “Birds of Prey”. Più in ombra, invece, Dominik Paris, scivolato oltre la quindicesima posizione e preceduto anche da un solido Mattia Casse. Il veterano della Val d’Ultimo, ancora non al meglio per una distorsione alla caviglia, cerca le giuste sensazioni su una pista che storicamente non gli è mai stata particolarmente amica.

La “Birds of Prey”: un rapace da domare

Teatro di queste sfide è una delle piste più iconiche e impegnative del circo bianco. Disegnata quasi trent’anni fa, nel 1997, dalla leggenda svizzera Bernhard Russi, la “Birds of Prey” (letteralmente “Uccelli da Preda”) è un tracciato che non perdona. Con una pendenza media del 27% e punte che sfiorano il 50%, è un concentrato di dossi, salti e curve tecniche che mettono a dura prova la preparazione e il coraggio degli atleti. Il cancelletto di partenza della discesa è situato a 3.483 metri di altitudine, per un dislivello totale di 753 metri che i jet umani coprono in poco più di un minuto e mezzo.

Per l’Italia, questa pista evoca ricordi dolci e amari. La squadra azzurra ha trionfato in discesa solo due volte: nel 1997 con un’impresa di Kristian Ghedina e nel 2012 con Christof Innerhofer, ancora oggi in gara. Nello stesso anno, Matteo Marsaglia regalò all’Italia un successo in SuperG. Sono questi i precedenti a cui si aggrappa la nazionale italiana, ancora alla ricerca del primo podio stagionale in questa annata olimpica, con la speranza che siano proprio i velocisti a invertire la rotta di un inizio di stagione non esaltante.

Attesa per la gara: l’Italia cerca il riscatto

L’attesa è ora tutta per la gara di giovedì. Con le condizioni meteo che si spera possano concedere una tregua, gli occhi saranno puntati su Marco Odermatt, desideroso di continuare la sua striscia di successi. Ma la concorrenza è agguerrita, con una folta pattuglia di svizzeri, austriaci e il canadese Alexander pronti a dare battaglia. L’Italia si affida all’esperienza di Dominik Paris (pettorale 15) e alla freschezza di Florian Schieder (pettorale 16), con Mattia Casse (pettorale 30) e Christof Innerhofer (pettorale 37) pronti a sfruttare ogni occasione. La speranza è che la “Birds of Prey” possa finalmente sorridere agli azzurri e regalare quel podio che darebbe una svolta alla stagione.

Di nike

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