L’Italia dei motori viaggia a due velocità, una spaccatura netta che si manifesta ogni volta che ci si ferma a una stazione di servizio. Da un lato, il prezzo della benzina che, grazie al recente intervento del Governo sul taglio delle accise, concede un timido respiro agli automobilisti. Dall’altro, il diesel, il cui costo alla pompa non solo non accenna a diminuire in maniera proporzionale, ma si mantiene su livelli record, mettendo in ginocchio un intero settore economico e, a cascata, l’intero sistema Paese. Una misura, quella dell’esecutivo, che si sta rivelando un cerotto su una ferita profonda, erosa giorno dopo giorno dall’aumento dei prezzi industriali e da anomalie territoriali che sollevano più di un interrogativo.
L’intervento del Governo e la realtà dei fatti
Di fronte all’impennata dei listini, causata dalle forti tensioni geopolitiche internazionali, il Governo è intervenuto con un decreto d’urgenza per contenere gli effetti sui consumatori e sulle imprese. La misura principale è stata un taglio delle accise di circa 24,4 centesimi di euro al litro (IVA inclusa) su benzina e gasolio, un intervento temporaneo della durata di 20 giorni. Tuttavia, la realtà alla pompa ha presto deluso le aspettative. Le associazioni dei consumatori, con Codacons e Unione Nazionale Consumatori in prima linea, hanno immediatamente denunciato come la riduzione percepita dai cittadini sia stata nettamente inferiore. Secondo le loro analisi, a fronte di un taglio di 24,4 centesimi, il calo medio effettivo per il gasolio è stato di appena 12,7-13,8 centesimi, mentre per la benzina si è attestato intorno ai 15 centesimi. Questo divario si traduce in un “mancato risparmio” che, su un pieno di 50 litri di diesel, supera i 5 euro.
Parallelamente, il Garante per la sorveglianza dei prezzi del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha avviato un’azione di controllo, trasmettendo alla Guardia di Finanza un elenco di distributori (pari al 2,7% del totale) che, invece di adeguare i listini al ribasso, li avrebbero addirittura aumentati, alimentando il sospetto di manovre speculative.
Diesel: il carburante che muove l’economia è in affanno
Se per la benzina si può parlare di un sollievo parziale, per il gasolio la situazione è critica. “Il diesel registra, rispetto alle medie annue, il record di sempre”, ha sottolineato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Un’affermazione supportata da dati impietosi che vedono il prezzo del gasolio oggi significativamente più alto rispetto agli anni passati, incluso il periodo più acuto della crisi ucraina. Questa anomalia ha un impatto devastante, poiché in Italia circa il 90% delle merci viaggia su gomma. Il caro-diesel si traduce in un aumento esponenziale dei costi per la filiera dell’autotrasporto, un onere che inevitabilmente si scarica sui prezzi al consumo, alimentando la spirale inflazionistica.
La Cgia di Mestre ha calcolato che, dall’inizio dell’anno, fare un pieno a un autocarro di medie dimensioni costa circa 172 euro in più, con un aggravio su base annua che può superare i 12.000 euro per singolo mezzo. Cifre che mettono a rischio la sopravvivenza di molte piccole e medie imprese del settore. A questo si aggiunge la protesta di comparti strategici come quello agricolo: Confagricoltura ha denunciato l’esclusione del settore dal decreto carburanti, una decisione definita “una beffa” che rischia di aggravare ulteriormente i costi di produzione nel settore primario.
Le anomalie regionali e la speculazione “mangi-sconto”
A complicare ulteriormente il quadro è la distribuzione “a macchia di leopardo” dei ribassi sul territorio nazionale. I dati del Mimit, analizzati dalle associazioni, mostrano differenze ingiustificabili tra una regione e l’altra. Mentre alcune aree si avvicinano di più al taglio teorico, altre registrano riduzioni minime. Ad esempio, per il gasolio si è passati da cali di soli 12,6 centesimi in Molise a riduzioni di 18,6 centesimi in Valle d’Aosta. Anche per la benzina si sono viste forti disparità, con la Campania tra le regioni meno virtuose. Queste fluttuazioni, secondo gli esperti, non sono giustificabili dalle normali dinamiche di mercato o dal prezzo del greggio, ma suggeriscono l’esistenza di forti anomalie a livello locale.
Il Codacons è netto nell’analisi: i continui rincari sono causati principalmente dalla crescita del prezzo industriale dei carburanti, che di fatto “sta mangiando” lo sconto sulle accise. Un andamento al rialzo che, giorno dopo giorno, erode il beneficio della misura governativa, con il rischio concreto di vanificarlo del tutto entro la sua scadenza. La discesa dei prezzi, durata appena tre giorni, sembra già terminata, con i listini che hanno ripreso a salire ovunque, specialmente sulla rete autostradale dove il diesel self service supera ancora ampiamente la soglia dei 2 euro al litro.
Servono interventi strutturali
L’emergenza carburanti ha messo a nudo la fragilità del sistema energetico e logistico italiano. Il taglio delle accise, pur necessario nell’immediato, si conferma come una soluzione tampone e non risolutiva. Le associazioni di categoria e dei consumatori chiedono a gran voce interventi più mirati e strutturali. L’Unione Nazionale Consumatori, ad esempio, aveva proposto un taglio differenziato: più marcato per il gasolio (25 cent) e meno per la benzina (15 cent), per riequilibrare la situazione. Dalla Cgia di Mestre arriva invece la richiesta di un intervento a livello europeo, per permettere ai singoli Stati membri di agire in modo più stabile sulla tassazione dei prodotti energetici senza compromettere i conti pubblici. La crisi attuale, insomma, non è solo una questione di prezzi, ma un problema sistemico che richiede una visione a lungo termine, capace di affrontare le speculazioni, armonizzare le politiche fiscali e, soprattutto, accelerare la transizione verso modelli di mobilità e logistica più sostenibili ed efficienti.
