ROMA – L’eco delle imprese azzurre ai Mondiali indoor di Torun non si è ancora spento e già si guarda al futuro. Un futuro che, nelle parole del presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL), Stefano Mei, profuma di ambizione e consapevolezza. Intervenuto ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su Rai Radio 1, il numero uno della FIDAL ha tracciato un bilancio più che positivo, proiettandosi verso i prossimi, cruciali appuntamenti internazionali.
Torun: una conferma scintillante e l’onda lunga di Tokyo
L’Italia dell’atletica torna dalla Polonia con un bottino di cinque medaglie (tre ori e due argenti), un terzo posto storico nel medagliere e la sensazione tangibile di un movimento in costante crescita. “Si dice spesso che Tokyo è irripetibile, ma stiamo dimostrando che non è così tanto impossibile”, ha esordito Mei, con un chiaro riferimento ai cinque ori olimpici che hanno segnato una nuova era per l’atletica tricolore. “Non sarà facile rivincere cinque medaglie d’oro, ma ci sono tanti ragazzi che vanno a medaglia”.
Il presidente ha sottolineato come il risultato di Torun potesse essere ancora più cospicuo: “Alla fine a Torun sono state cinque, ma c’erano almeno altre due situazioni che potevano regalarci altri metalli preziosi”. Un’analisi che evidenzia la profondità di un gruppo capace di esprimere eccellenze in diverse specialità, come dimostrato dai trionfi di Zaynab Dosso nei 60 metri, Nadia Battocletti nei 3000 e Andy Diaz nel salto triplo, e dagli argenti di Mattia Furlani e Larissa Iapichino nel salto in lungo. Questi risultati, secondo Mei, sono il frutto di un “movimento veramente effervescente”.
La sfida degli Europei di Birmingham: migliorare i finalisti, un’impresa superare Roma
Lo sguardo è ora rivolto agli Europei di Birmingham, in programma quest’estate, che rappresenteranno “un altro passaggio cruciale”. Tuttavia, Mei predica realismo quando si parla di medagliere. Il ricordo dell’edizione casalinga di Roma di due anni fa, chiusa con uno straordinario bottino di 24 medaglie (11 ori, 9 argenti e 4 bronzi), è ancora vivido e rappresenta un metro di paragone quasi proibitivo.
“Qualche dubbio ce l’ho sul fatto che si possano migliorare le 24 medaglie dell’edizione casalinga di Roma di due anni fa”, ha ammesso con onestà il presidente. “L’idea è quella di portare una squadra molto numerosa, che magari possa migliorare il numero dei finalisti, se non proprio il numero delle medaglie”. Un obiettivo strategico, che punta a consolidare la presenza italiana nelle fasi decisive delle competizioni, segno di una base solida e di un ricambio generazionale efficace.
Il lavoro sul territorio e la carenza di impianti
Dietro i successi degli atleti di punta c’è un lavoro capillare che parte dalla base. “A livello federale stiamo facendo un lavoro più capillare possibile sul territorio per dare possibilità a tutte le società di far crescere i loro talenti. Stiamo facendo molto bene e per il futuro la vedo bene”, ha spiegato Mei. Un impegno che si scontra, però, con una problematica atavica del sistema sportivo italiano: la carenza di infrastrutture adeguate.
Mei non ha mancato di lanciare un appello: “Bisogna considerare che quest’anno è piovuto sempre in Italia e se non hai un impianto adeguato per fare la preparazione, soprattutto per le specialità tecniche, diventa difficile poter essere sempre al top”. Un monito diretto alle amministrazioni locali sull’importanza di investire in strutture, in particolare quelle al coperto, per garantire continuità e qualità agli allenamenti degli atleti.
Atletica in fiore, calcio in difficoltà: “Sono cicli”
Infine, una riflessione sul confronto con altre discipline, in particolare con il calcio, che sta attraversando un periodo di difficoltà a livello di risultati internazionali. Per Mei, si tratta di una dinamica naturale nel mondo dello sport: “Sono cicli, semplicemente può capitare nello sport”. Una visione che, da un lato, celebra il momento d’oro dell’atletica, frutto di programmazione e talento, e dall’altro, riconosce le fisiologiche fluttuazioni di uno scenario sportivo sempre in evoluzione.
L’atletica italiana, dunque, si gode il suo presente radioso, con la consapevolezza di aver costruito basi solide per un futuro altrettanto vincente. La sfida è lanciata: Birmingham sarà il prossimo banco di prova per una generazione di talenti che non ha intenzione di smettere di sognare.
