Un padre in attesa in un aeroporto deserto, una madre che prepara una merenda troppo abbondante, quasi a voler colmare un vuoto, un’altra che appende palloncini di compleanno a un lampione, simbolo di una festa solitaria. Sono frammenti di vite spezzate, istantanee di un dolore silenzioso quelle catturate dall’obiettivo del fotografo romano Marco Barbon, in mostra fino al 16 maggio alla Gare de Lyon di Parigi. Intitolata “Le Soleil même la Nuit” (Il Sole anche di Notte), l’esposizione offre uno sguardo potente e delicato su una realtà sociale sempre più diffusa: le separazioni conflittuali e il conseguente, e meno conosciuto, fenomeno dell’esclusione genitoriale.

Un’arte che evoca, non descrive

Curata da Natacha Wolinski, la mostra presenta una selezione di scatti tratti da un più ampio progetto che Barbon porta avanti dal 2022. Allestita lungo una palizzata di oltre 50 metri nel cuore pulsante di una delle più importanti stazioni parigine, con treni in arrivo e partenza anche dall’Italia, l’esposizione gratuita si offre come un momento di riflessione in un luogo di transito, un invito a fermarsi e a guardare oltre le apparenze. La scelta stilistica di Barbon è precisa: nulla è mostrato frontalmente. Le sue immagini, ispirate a storie vere, non vogliono essere una cronaca della rottura amorosa, ma piuttosto una meditazione su ciò che resta: il legame persistente, l’assenza che diventa presenza, la memoria dei momenti felici e la speranza che fatica a spegnersi. Sono fotografie da “leggere tra le righe”, come suggerisce la curatrice, per far affiorare l’assenza silenziosa e dolorosa dei figli, contesi e talvolta allontanati da uno dei due genitori.

Il dramma dell’esclusione genitoriale

Il progetto di Marco Barbon getta luce su un fenomeno complesso e in aumento in molti paesi europei: l’alienazione genitoriale. Si tratta di situazioni in cui un figlio, manipolato da un genitore, arriva a rifiutare l’altro in modo ingiustificato, creando ferite psicologiche profonde e difficili da sanare. A corredo delle fotografie, il percorso espositivo è arricchito da testi di esperti e testimonianze di genitori che hanno vissuto questo dramma. Tra le voci citate, quella della psichiatra Marie-France Hirigoyen, che definisce questa condizione “un lutto impossibile da elaborare”, sottolineando la gravità di una violenza psicologica spesso invisibile ma devastante.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Acalpa, l’associazione francese contro l’alienazione genitoriale, che si batte per il mantenimento del legame famigliare. Questa partnership evidenzia l’intento non solo artistico ma anche sociale del progetto: sensibilizzare l’opinione pubblica su una tematica delicata e dolorosa, utilizzando il linguaggio universale dell’arte per toccare le coscienze.

Un ponte culturale tra Roma e Parigi

L’inaugurazione della mostra assume un significato ancora più profondo per la sua fortunata coincidenza con le celebrazioni per il 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi. Suggellato il 30 gennaio 1956, questo legame esclusivo, racchiuso nel motto “Solo Parigi è degna di Roma; solo Roma è degna di Parigi”, si arricchisce di un nuovo capitolo culturale. La presenza di un artista capitolino come Marco Barbon, classe 1972 e residente in Francia dal 2001, in un luogo simbolo di Parigi, rafforza ulteriormente questo ponte tra le due capitali. Un programma di iniziative culturali e istituzionali accompagnerà le celebrazioni per tutto il 2026, consolidando un’amicizia storica basata sulla condivisione di valori e sulla cooperazione.

La fotografia come frontiera tra reale e immaginario

Marco Barbon, con un dottorato in Estetica della Fotografia, concepisce il suo lavoro come una “zona di frontiera tra realtà e immaginario, testimonianza e finzione”. Questa visione si riflette pienamente in “Le Soleil même la Nuit”, dove la fotografia diventa strumento per rappresentare l’invisibile, per dare forma all’assenza e per evocare emozioni complesse senza mai cadere nel didascalico. Il suo approccio narrativo invita lo spettatore a un’immersione emotiva, a connettersi con le storie suggerite e a riflettere sulla fragilità dei legami umani.

L’iniziativa, promossa in partenariato con SNCF Gares & Connexions, conferma l’impegno delle stazioni ferroviarie francesi come spazi aperti alla cultura e al dibattito sociale. Trasformare un luogo di passaggio in una galleria d’arte a cielo aperto permette di raggiungere un pubblico vasto ed eterogeneo, portando temi importanti al di fuori dei circuiti tradizionali e stimolando un dialogo necessario su questioni che toccano il cuore della nostra società.

Di euterpe

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