Un applauso commosso ha salutato, nell’aula magna del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, il ricordo di Carlo Di Carlo, figura complessa e fondamentale del cinema italiano, a dieci anni esatti dalla sua scomparsa, avvenuta a Roma il 18 marzo 2016. L’omaggio, intitolato “Lezione-omaggio per Carlo Di Carlo”, ha visto una sentita partecipazione di studenti, amici e collaboratori, uniti nel celebrare un intellettuale che ha saputo coniugare con rara maestria l’impegno politico, la ricerca estetica e una profonda umanità.
A condurre l’incontro è stato il professor Flavio De Bernardinis, storico del cinema e vice preside della Scuola Nazionale di Cinema, che con passione e acume critico ha tracciato un ritratto vivido di Di Carlo. Nato a Bologna il 18 giugno 1938, e romano d’adozione, Di Carlo ha intrecciato la sua esistenza con alcuni dei più grandi maestri del nostro tempo, tessendo rapporti di profonda amicizia e collaborazione che hanno segnato indelebilmente il suo percorso umano e professionale.
Un cinema tra impegno e avanguardia
La carriera di Carlo Di Carlo si è distinta per un costante impegno nella ricerca di un cinema che fosse al contempo strumento di analisi politica e spazio di sperimentazione estetica. Le sue opere, lontane da ogni compiacimento formale fine a se stesso, erano funzionali al racconto di vicende profondamente radicate nei valori antifascisti della Repubblica Italiana. Al tempo stesso, il suo sguardo si rivolgeva con acuta sensibilità all’introspezione psicologica dei personaggi, esplorandone le contraddizioni e le complessità.
L’omaggio al CSC ha offerto l’occasione per riscoprire alcune delle sue opere più significative attraverso la proiezione e il commento di sequenze scelte. Tra queste, spiccano Un sistema infallibile e Lo sguardo del Luce. Il primo, un mediometraggio del 1975 interpretato da Flavio Bucci e presentato alla Mostra di Venezia nel 1976, rappresenta un audace esperimento di film senza parole, una provocazione che immerge lo spettatore nella solitudine di un giovane ossessionato dal calcolo di un metodo per vincere alla roulette. Lo sguardo del Luce, del 2014, è invece un affascinante esempio di found footage, genere che Di Carlo ha esplorato con originalità, dimostrando la sua eccezionale conoscenza del patrimonio audiovisivo dell’Archivio Luce, con cui ha realizzato numerosi documentari.
I sodalizi con Pasolini e Antonioni
La biografia di Di Carlo è indissolubilmente legata a due giganti del cinema italiano: Pier Paolo Pasolini e Michelangelo Antonioni. Fu aiuto regista di Pasolini in capolavori come Mamma Roma (1962), La ricotta (1963) e La rabbia (1963), un’esperienza formativa che ne plasmò la coscienza critica e politica. Pasolini stesso amava la passione di quel giovane bolognese per la settima arte, al punto da registrare ogni mattina su un magnetofono il diario della lavorazione di Mamma Roma.
Il rapporto con Antonioni fu ancora più lungo e profondo, un sodalizio trentennale iniziato sul set di Blow-Up (1967) e proseguito fino a Al di là delle nuvole (1995). Di Carlo non fu solo un collaboratore, ma anche il più devoto e acuto studioso dell’opera del maestro ferrarese, dedicandogli saggi monografici, curando il “Progetto Antonioni” per Cinecittà International e la prima retrospettiva completa alla Mostra di Venezia nel 2002. Un impegno che gli valse, nel 2010, il Nastro d’argento alla carriera e il Premio Vittorio De Sica.
L’eredità di un intellettuale poliedrico
Oltre alla regia, Carlo Di Carlo è stato un critico cinematografico influente, dirigendo riviste come “Film selezione” e “TVC” negli anni Sessanta. La sua attività si estese anche alla direzione del doppiaggio, curando le edizioni italiane di opere complesse e monumentali come Heimat 2 di Edgar Reitz e Il Decalogo di Krzysztof Kieślowski, dimostrando una sensibilità non comune nell’adattamento culturale.
La sua passione inesauribile per il cinema si è riversata anche nella sua straordinaria libreria-archivio, un patrimonio di inestimabile valore donato alla Cineteca di Bologna. Il “Fondo Carlo Di Carlo” permette oggi a studiosi e appassionati di ripercorrere l’intensa attività di ricerca di un uomo che ha dedicato la vita al cinema in tutte le sue forme. L’evento al Centro Sperimentale ha visto la presenza di numerosi amici e colleghi, tra cui Felice Laudadio, Laura Delli Colli, Roberto Cicutto e Cristian Cappucci, che hanno condiviso ricordi personali e professionali, sottolineando l’umanità, l’ironia e l’energia contagiosa che lo hanno sempre contraddistinto.
A dieci anni dalla sua scomparsa, la lezione di Carlo Di Carlo risuona ancora potente: un invito a un cinema che non teme di essere complesso, che interroga il presente attraverso la memoria e che crede nella forza dell’arte come strumento di conoscenza e di emancipazione.
