TORUN – La pressione? No, chiamatela motivazione. Quella fame di vittoria che solo i grandi campioni conoscono e che trasforma il peso del pronostico in energia pura. È con questo spirito che Mattia Furlani, la stella più luminosa dell’atletica leggera italiana, si presenta sulla pedana dei Mondiali Indoor di Torun, in Polonia. Da doppio campione del mondo in carica, Nanchino (indoor) e Tokyo (outdoor), il giovane lunghista reatino non si nasconde e lancia il guanto di sfida: l’obiettivo è uno solo, confermarsi sul gradino più alto del podio.
“Essere qui da campione in carica più che uno stress è una motivazione forte. È stimolante sentirsi definire defending champion. E l’obiettivo dell’anno, e dei prossimi anni, sarà difendere tutti i titoli già vinti”. Parole chiare, decise, pronunciate durante la conferenza stampa ufficiale della vigilia, al fianco di leggende come il presidente di World Athletics, Sebastian Coe, e di altri atleti di caratura mondiale. Parole che delineano il profilo di un atleta che, nonostante la giovane età, ha già la mentalità del veterano, la consapevolezza della propria forza e la voglia di continuare a scrivere pagine di storia.
Una finale stellare e il ricordo di un grande salto
Il cammino verso la gloria non sarà però una passeggiata. Furlani sa bene che la concorrenza a Torun sarà spietata. “Tentoglou, Saraboyukov e tutti gli altri, un cast fenomenale”, ammette l’azzurro, citando il greco Miltiadis Tentoglou, campione olimpico e mondiale, e il bulgaro Bozhidar Saraboyukov, tra i talenti più cristallini della specialità. Ma la consapevolezza del valore degli avversari non scalfisce la sua fiducia: “Io mi sento pronto”.
A dargli ulteriore carica c’è il ricordo di una prestazione maiuscola proprio su questa pedana. “Due anni fa su questa pedana ho centrato uno dei miei migliori risultati, l’8,37 del meeting di Torun”. Una misura che all’epoca rappresentò un exploit straordinario, con cui battè per la prima volta il fenomeno greco Tentoglou, e che oggi è la base solida su cui costruire un nuovo trionfo. La gara, in programma per domenica sera intorno alle 19, si disputerà con la formula della finale secca, un format che non ammette errori e che esalta le doti di chi sa gestire al meglio la tensione del momento.
Il “Team Furlani”: un progetto di famiglia verso l’eccellenza
Dietro i successi di Mattia c’è un lavoro meticoloso, una programmazione attenta e, soprattutto, un legame speciale. Quello con sua madre e allenatrice, Khaty Seck, ex velocista. Un sodalizio che è la vera forza motrice del “progetto Furlani”. “Siamo felici di quanto raggiunto ma è solo una parte del viaggio”, sottolinea Mattia, evidenziando come ogni vittoria sia un tassello di un percorso di crescita molto più ampio. “Insieme a mia mamma-coach Khaty abbiamo fatto progressi anno dopo anno, è importante mettere tutti se stessi nei programmi di allenamento e diventare grandi sotto ogni aspetto”.
Questa sinergia familiare e professionale ha permesso a Furlani di sviluppare non solo le sue incredibili doti fisiche, ma anche una maturità e una concentrazione che lo rendono un atleta completo, capace di gestire i riflettori e le aspettative senza subirne il peso.
Non solo lungo: uno sguardo al futuro tra alto e velocità
La fame di Mattia Furlani non si esaurisce sulla pedana del salto in lungo. L’azzurro, infatti, ha sorpreso tutti annunciando di voler esplorare, in futuro, anche altre discipline. Un ritorno alle origini, considerando che da giovanissimo Furlani primeggiava proprio nel salto in alto, stabilendo record di categoria ancora in vigore.
“Nel mio futuro, non vedo però solo il salto in lungo e annuncio che vorrei fare anche l’alto e la velocità”, ha dichiarato. “Potrei provare per capire quanto in alto posso andare e quanto veloce posso correre”. Una prospettiva affascinante, che testimonia la polivalenza e il talento smisurato di un atleta che sembra non avere limiti. Tuttavia, la priorità resta chiara: “Ma ora è il momento di concentrarsi sul salto in lungo e di prevenire ogni possibile infortunio”. La testa è a Torun, a quella finale che può regalargli l’ennesima consacrazione. Il futuro, radioso e pieno di nuove sfide, può attendere.
