L’export italiano verso gli Stati Uniti continua a mostrare una notevole resilienza, chiudendo il 2025 con un incremento del 7,2% rispetto all’anno precedente. Un dato significativo che arriva in un clima di incertezza commerciale globale, dominato dalla questione dei dazi imposti dall’amministrazione americana. A fare il punto della situazione è Matteo Zoppas, presidente dell’ICE (Istituto per il commercio con l’estero), che pur evidenziando un rallentamento nella parte finale del 2025, invita a un cauto ottimismo per il futuro.

Le parole di Zoppas, raccolte a margine di un recente evento, dipingono un quadro complesso, dove la performance positiva del Made in Italy si scontra con le barriere tariffarie e con dinamiche di mercato in continua evoluzione. “Le conseguenze dei dazi statunitensi sull’esportazione italiana sono state di una crescita di 7.2 sull’America con un rallentamento di fine anno che bisogna vedere nei primi mesi del 2026 quale trend avrà”, ha dichiarato il presidente dell’ICE.

Una Misura Transitoria e la Speranza di un Cambio di Rotta

Al centro dell’attenzione vi è la natura stessa dei dazi attualmente in vigore. Zoppas ha ricordato che si tratta di “una misura transitoria, non definitiva, della durata di 150 giorni”. L’incertezza regna sovrana su ciò che accadrà al termine di questo periodo. “Vedremo che cosa succederà, se troveranno fonti normative alternative per poi mantenere questi dazi, è in corso una discussione loro interna”, ha spiegato, aggiungendo una nota di speranza: “Cerchiamo di essere ottimisti perché ovviamente senza dazi potremmo fare molto di più come export italiano”. L’auspicio condiviso da molti imprenditori è che le barriere tariffarie possano essere ridimensionate o eliminate, aprendo la strada a un potenziale di crescita ancora maggiore per i prodotti italiani sul suolo americano.

Settori in Chiaroscuro: Farmaceutica Top, Soffrono Vino e Moda

L’analisi del presidente dell’ICE si è poi soffermata sull’andamento dei singoli settori, rivelando una performance disomogenea. A trainare la crescita sono stati comparti come la farmaceutica e i mezzi di trasporto (in particolare navi e aeromobili), che hanno registrato aumenti eccezionali. Le vendite di medicinali verso gli USA, ad esempio, sono cresciute del 55,2% nel 2025, confermando un trend positivo per il quarto anno consecutivo. Questo boom è in parte attribuibile anche a strategie di “front-loading”, ovvero spedizioni anticipate per prevenire l’entrata in vigore di nuovi dazi.

Al contrario, altri pilastri del Made in Italy stanno attraversando un momento di difficoltà. “Il mondo del vino è particolarmente in difficoltà, ma non si può attribuire completamente ai dazi, perché c’è un comportamento del consumatore che è diventato un po’ atipico”, ha sottolineato Zoppas. Anche la moda sta incontrando qualche ostacolo, mentre l’agroalimentare, pur mostrando una buona tenuta complessiva, ha registrato un calo sul finire dell’anno. È un momento, secondo Zoppas, in cui “bisogna fermarsi ad osservare” per comprendere a fondo le nuove dinamiche di consumo.

È importante notare che, al netto dei settori trainanti come farmaceutica e mezzi di trasporto, l’export verso gli Stati Uniti avrebbe in realtà registrato una flessione. Questo dato evidenzia come le tensioni tariffarie abbiano comunque inciso negativamente su ampie aree del manifatturiero italiano.

Il Dollaro Forte: Un “Amaro Beneficio”

Un elemento che ha giocato a favore delle esportazioni italiane è stata la forza del dollaro rispetto all’euro. Zoppas lo ha definito “forse l’unico beneficio, amaro epilogo, della guerra del Medio Oriente, che ha un po’ ridimensionato l’euro che era ritornato intorno all’uno e 15”. Un dollaro forte, infatti, rende i prodotti europei più convenienti per gli acquirenti americani, stimolando di fatto le vendite. Tuttavia, questa dinamica valutaria è legata a contesti geopolitici instabili e non rappresenta una soluzione strutturale per la competitività del Made in Italy.

Le Prospettive per il 2026

Il 2026 si apre all’insegna dell’incertezza. Le variabili in gioco sono molteplici: l’evoluzione della politica commerciale statunitense, le decisioni interne riguardo ai dazi e le fluttuazioni del cambio euro-dollaro. Il rallentamento osservato a fine 2025 impone prudenza, ma la capacità del sistema produttivo italiano di adattarsi e competere anche in contesti sfavorevoli, grazie alla qualità e all’alto valore aggiunto dei suoi prodotti, lascia spazio a un cauto ottimismo. Mantenere i canali di esportazione verso gli Stati Uniti, un mercato strategico, è cruciale per evitare di essere sostituiti da competitor globali. L’attenzione resta alta, in attesa di segnali più chiari da Washington che possano spianare la strada a un futuro di crescita più stabile e solida per l’export italiano.

Di atlante

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