Roma – In un gesto tanto semplice quanto destabilizzante, la celebre street artist Alice Pasquini ha scelto di trasfigurare l’effimero e il reietto in un monumento scintillante. Dal 20 al 22 marzo, in occasione della XVII edizione di “Libri come”, la festa del libro e della lettura che quest’anno pone al centro del suo universo la parola “Democrazia”, l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone ospiterà “Goldmine”, la prima, audace installazione-monumento dell’artista. Un’opera site-specific che, attraverso un accumulo di rifiuti interamente dipinti d’oro, intesse un dialogo profondo e provocatorio con il tema portante della manifestazione.
Una Miniera d’Oro tra i Desideri Esauriti
“Goldmine”, come spiega la stessa Pasquini, è “un accumulo instabile di desideri esauriti”. Frigoriferi, televisori, carrelli della spesa, biciclette e altri oggetti dismessi, scarti della nostra società consumistica, vengono nobilitati da una coltre dorata che li rende improvvisamente seducenti. L’artista crea un cortocircuito visivo, un’ambiguità che costringe l’osservatore a interrogarsi sulla natura stessa del valore. “È un gesto semplice ma destabilizzante, perché mostra quanto il valore sia una costruzione collettiva e quanto facilmente possiamo essere attratti dalla superficie”, afferma Pasquini. L’opera, allestita in uno spazio di 12 metri all’interno di AuditoriumArte e curata da Rosa Polacco, diventa una piazza simbolica, un’agorà moderna dove i detriti della contemporaneità si trasformano in uno specchio che ci interroga sul nostro rapporto con le cose e con la collettività.
Nascosti tra gli oggetti, come presenze silenziose, si celano dei ritratti che ci ricordano l’umanità intrinseca anche negli elementi più marginali. “Dietro ogni oggetto scartato c’è una storia, una parte di noi che non scompare mai”, sottolinea l’artista. Ciò che scartiamo, dunque, non è solo materia inerte, ma traccia vivente del nostro passaggio, del nostro consumo, della nostra identità.
La Democrazia: un Equilibrio Fragile e Prezioso
L’installazione è una potente metafora della democrazia: “fragile, complessa, instabile, ma piena di possibilità”. Proprio come l’accumulo dorato di rifiuti, la democrazia è un sistema delicato, un equilibrio precario costruito su elementi diversi e talvolta discordanti. Eppure, anche tra le crepe e le contraddizioni, è possibile trovare un valore condiviso, una bellezza inattesa. L’opera di Pasquini ci invita a guardare oltre l’apparenza, a cercare il potenziale nascosto anche in ciò che la società considera finito, dimostrando che “anche nel residuo più muto esiste ancora una possibilità di vita e di relazione”.
Questa riflessione si inserisce perfettamente nel contesto di “Libri come”, una manifestazione che, come sottolineato dai curatori Michele De Mieri, Rosa Polacco e Marino Sinibaldi, esplora la democrazia non solo come principio politico, ma come elemento culturale capace di unire persone, idee e generazioni. La rassegna, che ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica per il suo alto valore culturale, si conferma uno spazio aperto e plurale per comprendere la complessità del nostro tempo.
Un Dialogo Artistico a 360 Gradi
Il progetto di Alice Pasquini per “Libri come” non si esaurisce con “Goldmine”. In un’altra sala dell’Auditorium, l’artista realizzerà un grande murale a gessetto, definito da lei stessa uno strumento “molto democratico”, che evoca l’infanzia e accomuna culture diverse. Quest’opera, un trompe-l’oeil immersivo disegnato sulle pareti nere della stanza, sarà volutamente effimera: un contrappunto alla solidità quasi monumentale dell’installazione dorata, destinato a essere cancellato al termine della mostra. Sarà la prima volta che un’opera viene realizzata direttamente sulle pareti interne dell’Auditorium, a testimonianza del carattere eccezionale dell’intervento.
La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 6 aprile, rappresenta un’occasione unica per immergersi nell’universo poetico di un’artista che ha fatto della città la sua tela e delle relazioni umane il suo soggetto prediletto. “Goldmine” si pone come un punto di arrivo e, al contempo, di nuova partenza nel percorso di Alice Pasquini, confermando la sua capacità di leggere la realtà con uno sguardo profondo e mai banale, trasformando i frammenti del nostro mondo in un potente racconto universale.
