Un applauso lungo e commosso ha salutato l’uscita del feretro di Enrica Bonaccorti dalla Chiesa di Santa Maria in Montesanto, nel cuore della sua Roma. In una Piazza del Popolo gremita di amici, colleghi e gente comune, si è celebrato l’ultimo atto di una vita spesa per l’arte e la comunicazione, un addio che ha saputo trasformare il dolore in un corale e sentito omaggio. La cerimonia, svoltasi sabato 14 marzo, è stata un ritratto fedele della sua personalità: elegante, profonda e mai banale, orchestrata secondo le sue stesse disposizioni.
Una Cerimonia nel Segno della Musica e della Poesia
L’atmosfera all’interno della nota “Chiesa degli Artisti” era intrisa di un’emozione palpabile. Al posto dei fiori recisi, che Enrica non amava perché “sensazione di morte”, l’altare era adornato da piante di limoni e cuscini di fiori bianchi, rossi e gialli, un tocco di vita a testimoniare la sua vibrante energia. Un pianoforte a coda era pronto a intonare le melodie che hanno segnato la sua esistenza.
L’ingresso del feretro è stato accompagnato dalle note strumentali de ‘La lontananza’, uno dei brani più celebri di Domenico Modugno, il cui testo porta la firma della stessa Bonaccorti. Una canzone nata quasi per caso, trasformando i pensieri di un diario adolescenziale in una poesia universale sull’assenza e sull’amore che resiste. Un legame, quello con Modugno, che segnò i suoi esordi artistici e che oggi ha chiuso un cerchio ideale. All’uscita, un altro brano denso di significato: ‘Il cielo’ del grande amico Renato Zero, che ha avvolto la piazza in un ultimo, affettuoso abbraccio musicale.
Il Ricordo degli Amici: le Parole di Renato Zero
Assente fisicamente ma presente con il cuore, Renato Zero ha affidato il suo ricordo a una struggente lettera, letta durante l’omelia da Monsignor Antonio Staglianò. “Sei stata all’occorrenza sorella, amica, complice, pur di non lasciarmi sguarnito”, ha scritto l’artista. “Ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno un mestiere diverso. Tu ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scrittura”. Un tributo che ha svelato la profondità di un’amicizia e di un sodalizio artistico durato una vita. “Comprendo che da lì dovrò sbrigarmela da solo. Eppure quanto di te resta addosso, quanta energia sprigiona la tua poesia… so che passerai da me cento, un miliardo di volte, ed è per questa ragione che lascerò sempre quella porta aperta”.
Monsignor Staglianò, nell’omelia, ha ricordato come Enrica, attraverso la sua arte, abbia saputo “penetrare l’invisibile” e dare “voce a chi non ce l’aveva”, sottolineando come la poesia sia l’unica in grado di raccontare la vita che resiste oltre la morte.
L’Abbraccio del Mondo dello Spettacolo
Tanti i volti noti che hanno voluto essere presenti per salutare l’amica e la collega. Nelle prime file, visibilmente commossi, si sono visti Mara Venier, Giancarlo Magalli, Alberto Matano, Eleonora Daniele, Alba Parietti, Gloria Guida, Franco Nero, Ricky Tognazzi, Michele Guardì, Pino Strabioli e molti altri. Un’intera generazione della televisione italiana si è stretta attorno alla figlia Verdiana e all’ex marito Arnaldo Del Piave. “Era una donna di grande coraggio, di molto spirito, che deve rimanere di esempio”, ha commentato l’avvocato Giorgio Assumma. Ricky Tognazzi ha aggiunto: “Con Enrica ti sentivi sempre accolto. Era anche una brava attrice. Un’artista completa”. A conclusione della cerimonia, Eleonora Daniele ha letto la preghiera degli artisti, mentre il fisico Valerio Rossi Albertini ha ricordato il “multiforme ingegno” di Enrica leggendo una delle sue novelle.
La figlia Verdiana, con la voce rotta dall’emozione, ha ringraziato tutti dal sagrato della chiesa: “Avete dato tantissimo amore a mamma fino alla fine, e lei lo ha sentito”.
Un’Eredità di Eleganza e Intelligenza
Enrica Bonaccorti, scomparsa a 76 anni dopo aver combattuto contro un tumore, lascia un’eredità culturale profonda. Non è stata solo la “signora del mezzogiorno” che con “Pronto, chi gioca?” rivoluzionò la fascia meridiana della Rai, ma un’artista poliedrica. Attrice di teatro fin dagli anni ’70, autrice di canzoni indimenticabili, scrittrice sensibile e conduttrice che ha sempre unito garbo, intelligenza e una fermezza diventata iconica, come nell’episodio del “Cruciverbone” a “Non è la Rai”. Il suo percorso, dalla Rai a Fininvest, ha segnato la storia della televisione italiana, lasciando un’impronta di professionalità e umanità che oggi, nel giorno dell’addio, è emersa con forza nel ricordo di chi l’ha amata e ammirata.
