La letteratura italiana accoglie uno dei suoi autori più discussi e sanguigni nel pantheon dei classici. A cinque anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2021, Antonio Pennacchi (Latina, 1950-2021) viene consacrato con la pubblicazione del volume ‘Opere scelte’ nella prestigiosa collana dei “Meridiani” di Mondadori. L’opera, di circa 1500 pagine e in libreria dal 17 marzo, è curata da Giuseppe Iannaccone e impreziosita da una testimonianza dello scrittore e direttore editoriale Antonio Franchini. Un riconoscimento che non è solo un tributo accademico, ma la celebrazione di una voce unica, capace di trasformare la storia italiana, con le sue fratture e le sue epopee, in grande narrativa.
Un percorso letterario controcorrente
La traiettoria di Antonio Pennacchi è quella di uno scrittore “fuori dagli schemi”, come sottolineato dalla nota di presentazione del Meridiano. Nato a Latina da una famiglia di coloni veneti e operai umbri, la sua vita è stata un intreccio indissolubile di impegno politico e lavoro manuale. Operaio per oltre trent’anni alla Fulgorcavi (poi Alcatel Cavi) della sua città, ha vissuto in prima persona le lotte sindacali e le trasformazioni del mondo del lavoro. Parallelamente, la sua è stata una militanza politica ondivaga e passionale: dagli esordi nel Movimento Sociale Italiano a un’adesione al maoismo, passando per il Partito Socialista e il Partito Comunista, fino a un allontanamento dalla politica attiva. Fu durante un periodo di cassa integrazione che, quasi a voler riorganizzare la propria lingua e la propria biografia, si laureò in Lettere a “La Sapienza” di Roma, dando inizio alla sua avventura letteraria.
Le opere scelte: un viaggio nel cuore della narrativa di Pennacchi
Il Meridiano raccoglie un nucleo fondamentale della sua produzione, offrendo una ricognizione ampia e significativa della sua scrittura. La selezione comprende quattro romanzi e due racconti che rappresentano le tappe salienti del suo percorso:
- Mammut (1994): Il suo romanzo d’esordio, rifiutato ben 55 volte da 33 editori prima di vedere la luce con Donzelli. Un’opera che porta tra le pagine la vita di fabbrica, le dinamiche operaie e sindacali, attingendo a piene mani dalla sua esperienza trentennale.
- Palude (1995): Un’opera dedicata alla sua Latina, che gli valse il Premio nazionale letterario Pisa.
- Il fasciocomunista (2003): Romanzo di formazione in gran parte autobiografico che narra la “vita scriteriata di Accio Benassi”. Un’esplorazione cruda e ironica delle contraddizioni ideologiche dell’Italia del dopoguerra e degli anni ’60 e ’70, che gli valse il Premio Napoli. Da questo libro, il regista Daniele Luchetti ha tratto il film ‘Mio fratello è figlio unico’ (2007), con Elio Germano e Riccardo Scamarcio, sebbene Pennacchi si sia dissociato da alcune scelte della trasposizione cinematografica.
- Canale Mussolini (2010): Considerato il suo capolavoro e l’opera “per la quale sono venuto al mondo”, come lui stesso dichiarò. Vincitore del Premio Strega nel 2010, è una grande saga familiare che racconta l’epopea dei Peruzzi, contadini veneti trasferitisi nell’Agro Pontino ai tempi della bonifica fascista. Il romanzo intreccia magistralmente la piccola storia di una famiglia con la grande Storia del Novecento italiano, dalla Grande Guerra al fascismo, fino alla Seconda Guerra Mondiale. Il Meridiano include il primo capitolo di questa opera monumentale.
- Marco e Manara: Due racconti tratti dalla raccolta ‘Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni’ (2006), che confermano la sua capacità di narrare il mondo del lavoro con uno stile vivido e autentico.
Uno stile inconfondibile: la lingua come impasto vivo
La cifra stilistica di Antonio Pennacchi è unica nel panorama letterario italiano. La sua è una lingua che mescola italiano colto e dialetto “veneto-pontino”, creando un impasto linguistico potente, capace di tenere insieme rabbia, memoria e ironia. Una scrittura che odora di terra e di officina, che non teme il politicamente scorretto e che attinge alla tradizione orale del filò, il racconto comunitario tipico delle campagne del Nord. Pennacchi ha saputo creare un paesaggio letterario unico, trasformando Latina e l’Agro Pontino da semplice sfondo a luogo universale, una lente attraverso cui leggere le contraddizioni, le violenze e le speranze del Novecento. Non ha solo reso Latina un luogo letterario, ma ha raccontato l’Italia attraverso il suo territorio.
Presentazioni e celebrazioni: da Latina a Milano
L’uscita del Meridiano sarà accompagnata da una serie di presentazioni. La prima si terrà proprio a Latina, la città al cuore della sua opera, il 19 marzo presso il Foyer del Teatro Comunale “G. D’Annunzio”. L’evento, organizzato dal Comune di Latina e dall’Associazione Amici di Antonio Pennacchi, vedrà la partecipazione, oltre al curatore Iannaccone, di Antonio Franchini, Luciano Lanna, Lorenzo Pavolini e Alice Urciuolo. Un’altra importante presentazione è prevista a Milano il 26 marzo presso Casa Manzoni, con la partecipazione di Paolo Nori e Mauro Novelli. Questi eventi sottolineano come il riconoscimento editoriale si unisca a un forte radicamento territoriale, celebrando il legame indissolubile tra lo scrittore e la sua terra.
L’ingresso di Pennacchi nei “Meridiani” non è una semplice operazione editoriale, ma il giusto riconoscimento per un autore che, con la sua “personalissima miscela di potenza affabulatoria, cultura storico-letteraria e sanguigna attitudine di polemista”, ha scandagliato l’anima di un’Italia complessa, spesso ignorata dalla grande letteratura, regalandoci un’epica moderna, ruvida e profondamente umana.
