Brasilia – In una mossa decisa per contrastare l’impatto crescente del caro-petrolio e le tensioni inflazionistiche, il governo del Brasile ha annunciato l’azzeramento completo delle due principali imposte federali che gravano sul diesel, la PIS (Programa de Integração Social) e la Cofins (Contribuição para o Financiamento da Seguridade Social). La decisione, formalizzata con un decreto firmato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, si inserisce in un pacchetto di interventi più ampio mirato a stabilizzare i prezzi, sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e garantire la competitività di settori strategici per l’economia nazionale.
Una duplice strategia contro il caro-carburanti
L’intervento del governo non si limita al solo sgravio fiscale. Parallelamente all’azzeramento delle imposte, il decreto prevede l’erogazione di una sovvenzione diretta a produttori e importatori di diesel. Questa doppia azione, secondo le stime governative, dovrebbe tradursi in una riduzione significativa del prezzo alla pompa, con un alleggerimento previsto di oltre 10 centesimi di euro al litro, corrispondenti a circa 0,64 real brasiliani. L’obiettivo è duplice: da un lato, offrire un sollievo immediato ai consumatori e alle imprese; dall’altro, assorbire parte della volatilità dei prezzi del greggio sui mercati internazionali, esacerbata dalle recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il diesel è un carburante vitale per l’economia brasiliana. Circa il 60% delle merci nel paese viaggia su gomma, rendendo il settore dei trasporti e la logistica estremamente sensibili alle variazioni del suo costo. Un aumento del prezzo del diesel si ripercuote a cascata sull’intera filiera alimentare, dai costi di produzione agricola, dove alimenta i macchinari per la raccolta, fino alla distribuzione finale dei prodotti nei supermercati. Per questo motivo, l’intervento sul diesel è considerato una leva strategica per il controllo dell’inflazione.
Lotta all’inflazione e pressioni sulla Banca Centrale
La decisione del governo si inquadra in un contesto di crescente attenzione verso l’andamento dell’inflazione. Sebbene su base annua l’indice dei prezzi al consumo (IPCA) abbia mostrato un rallentamento, scendendo a febbraio al 3,81% (il livello più basso da quasi due anni), la dinamica mensile desta preoccupazione. A febbraio, l’IPCA è cresciuto dello 0,70%, spinto principalmente dai rincari nel settore dell’istruzione (+5,21%) e dei trasporti (+0,74%). Questi dati non riflettono ancora pienamente l’impatto del conflitto in Medio Oriente iniziato a fine febbraio, che ha ulteriormente spinto al rialzo i prezzi del petrolio.
Con questa manovra fiscale, il governo Lula cerca anche di inviare un segnale alla Banca Centrale del Brasile (BCB). L’istituto, infatti, mantiene da tempo una politica monetaria restrittiva, con il tasso di interesse di riferimento (il tasso Selic) fissato a un livello del 15%, tra i più alti al mondo in termini reali. Questo alto costo del denaro, se da un lato mira a contenere l’inflazione, dall’altro agisce come un “freno a mano” per la crescita economica, come sottolineato dal ministro delle Finanze Fernando Haddad. Azzerando le imposte e assumendosi il costo fiscale della volatilità dei prezzi energetici, l’esecutivo spera di creare le condizioni per cui la BCB possa procedere con un allentamento della stretta monetaria, favorendo così investimenti e consumi.
Un pacchetto completo: vigilanza e lotta alla speculazione
L’azione del governo non si esaurisce con le misure fiscali e i sussidi. Il pacchetto varato da Brasilia include anche un rafforzamento degli strumenti di vigilanza per prevenire e contrastare pratiche speculative. L’Agência Nacional de Petróleo, Gás Natural e Biocombustíveis (ANP) avrà maggiori poteri per monitorare i distributori e sanzionare eventuali aumenti abusivi dei prezzi o pratiche scorrette, come la ritenzione delle scorte per creare carenze artificiali sul mercato e spingere i prezzi al rialzo. Questa componente regolatoria è fondamentale per assicurare che il beneficio della riduzione fiscale si trasferisca effettivamente e interamente ai consumatori finali.
Il contesto economico e le prospettive future
Il Brasile si trova in una fase economica complessa. Le previsioni di crescita del PIL per il 2026 sono stimate intorno al 2,3%, ma il ministro Haddad ha sottolineato che il superamento di questa soglia dipenderà in modo cruciale dall’andamento dei tassi di interesse. La mossa del governo sul diesel rappresenta quindi un tentativo di bilanciare la stabilità dei prezzi con la necessità di stimolare l’attività economica. La copertura finanziaria di questa manovra, che comporta una significativa rinuncia di entrate fiscali, sarà garantita, secondo il Ministero della Fazenda, dall’introduzione di una tassa sull’esportazione di petrolio greggio, con l’obiettivo di rendere l’operazione fiscalmente neutra.
La misura si inserisce anche nel più ampio contesto della riforma fiscale brasiliana, un processo storico che mira a semplificare un sistema tributario notoriamente complesso e a renderlo più trasparente ed efficiente, avvicinandolo agli standard internazionali per attrarre maggiori investimenti. L’azzeramento di PIS e Cofins, sebbene temporaneo e legato a una contingenza, riflette una volontà politica di intervenire direttamente per correggere le distorsioni e proteggere l’economia reale dagli shock esterni.
