Il mondo della cultura italiana è in lutto per la scomparsa di Umberto Allemandi, editore, intellettuale e fondatore dell’omonima casa editrice e de Il Giornale dell’Arte. Si è spento a Torino il 9 marzo 2026, nel giorno esatto del suo 88esimo compleanno, una coincidenza che sembra quasi sigillare una vita interamente dedicata alla bellezza e alla sua divulgazione. Con lui se ne va una figura centrale, un pioniere che ha saputo trasformare radicalmente il modo di raccontare e percepire l’arte nel nostro Paese e non solo.

Una Visione Rivoluzionaria: l’Arte come Notizia

La vera rivoluzione di Allemandi risiede in un’intuizione tanto semplice quanto potente: trattare l’arte con gli strumenti del giornalismo. Prima della nascita de Il Giornale dell’Arte, nel maggio del 1983, la critica d’arte era prevalentemente confinata a riviste accademiche o a pagine culturali dal taglio specialistico. Allemandi comprese che l’arte, in tutte le sue sfaccettature – dalle mostre al mercato, dalla gestione museale alle politiche culturali – poteva e doveva essere una notizia. Questo significava applicare un metodo basato sul rigore dei fatti, la verifica delle fonti, la tempestività e un linguaggio chiaro, accessibile ma mai banale.

Come egli stesso scrisse nell’editoriale del primo numero, “Un giornale deve servire. Un giornale serve per sapere. Sapere serve per capire. Capire serve per decidere”. Questa dichiarazione d’intenti si è tradotta in una testata che, pur avendo periodicità mensile, è stata concepita con il ritmo e l’approccio di un quotidiano. Per oltre quarant’anni, Il Giornale dell’Arte è diventato una bussola indispensabile per un’intera comunità di professionisti e appassionati: storici dell’arte, direttori di museo, galleristi, antiquari, collezionisti e studenti hanno trovato tra le sue pagine un punto di riferimento autorevole e indipendente.

Dalla Bolaffi alla Nascita di un Impero Editoriale

Nato a Torino il 9 marzo 1938, la passione di Allemandi per l’editoria ha radici profonde. La sua carriera prese slancio alla Giulio Bolaffi Editore, dove dal 1961 trasformò una casa editrice specializzata in filatelia in un punto di riferimento per l’arte. Quando la Bolaffi fu acquisita dalla Mondadori, Allemandi, insieme a un gruppo di fidati collaboratori, decise di intraprendere una nuova avventura. Nel 1982 fondò a Torino la Casa editrice Umberto Allemandi, che divenne il laboratorio della sua visione.

L’attività non si limitò al celebre mensile. La casa editrice ha costruito un catalogo prestigioso, con quasi 2.800 titoli che spaziano dall’arte antica a quella contemporanea, dall’architettura al design. Indimenticabili le copertine di un particolare colore celeste acquamarina, divenuto un marchio di fabbrica, il “celeste Allemandi”. Tra gli autori pubblicati figurano nomi illustri del panorama internazionale come Federico Zeri, John Pope-Hennessy, Jean Clair e Clement Greenberg, a testimonianza del respiro globale del suo progetto culturale.

Un Network Internazionale e l’Eredità Futura

L’ambizione di Allemandi non conosceva confini. Il successo de Il Giornale dell’Arte ha portato alla creazione di un network informativo internazionale, con testate gemelle in diverse lingue, tra cui la prestigiosa The Art Newspaper a Londra, nata nel 1990. Questo sistema ha permesso di offrire una visione sinottica e globale del mondo dell’arte, qualificando le sue pubblicazioni come fonti di grandi anticipazioni.

Negli ultimi anni, con la saggezza di chi guarda al futuro, Allemandi ha preparato il terreno per la continuità del suo progetto. Nel dicembre 2024, la casa editrice è stata ceduta a una solida compagine societaria composta da Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Un passaggio di testimone che assicura la prosecuzione di un’eredità culturale inestimabile, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il ruolo della testata come leader nell’informazione artistica mondiale.

Il Ricordo delle Istituzioni e della Città

La notizia della sua scomparsa ha suscitato unanime cordoglio. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, lo ha definito “uno tra i protagonisti più autorevoli dell’editoria d’arte italiana”, un “divulgatore appassionato di bellezza e di Storia Patria”. Anche il sindaco della sua amata Torino, Stefano Lo Russo, ha sottolineato come la città perda “un protagonista instancabile della vita culturale”, che “con grande passione e spirito imprenditoriale ha saputo costruire un pezzo di storia dell’editoria italiana”.

Umberto Allemandi non è stato solo un editore; come ha scritto la sua stessa redazione per ricordarlo, è stato un “costruttore di linguaggi e di metodo”. La sua eredità non risiede solo nelle migliaia di pagine che ha curato con meticolosa passione, ma nell’aver insegnato a un intero paese un nuovo modo di guardare, leggere e comprendere l’arte. Un’eredità che continuerà a vivere in ogni articolo, in ogni libro e in ogni lettore che, grazie a lui, ha scoperto che l’arte non è solo un patrimonio da conservare, ma una notizia viva da raccontare ogni giorno.

Di euterpe

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