Verona – Si sono ufficialmente aperti i XIV Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. La suggestiva cornice dell’Arena di Verona ha ospitato venerdì 6 marzo una cerimonia di apertura spettacolare, intitolata “Life in Motion”, che ha dato il via a dieci giorni di competizioni che vedranno protagonisti circa 660 atleti provenienti da oltre 50 Paesi. Tuttavia, l’evento non è stato esente da forti tensioni e polemiche che hanno gettato un’ombra sulla celebrazione dei valori di inclusione e resilienza tipici del movimento paralimpico.
Una Cerimonia Grandiosa tra Emozioni e Assenze Pesanti
Lo spettacolo, prodotto da Filmmaster con la direzione artistica di Alfredo Accatino, ha voluto essere un inno alla vita come percorso di trasformazione e superamento delle barriere. Le coreografie, le luci e la musica hanno incantato il pubblico presente e i telespettatori, in una serata che ha visto la partecipazione delle più alte cariche dello Stato, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha dichiarato ufficialmente aperti i Giochi. Momenti di grande emozione hanno scandito la cerimonia, come l’ingresso della Fiamma Paralimpica portata dalla pluricampionessa Bebe Vio Grandis.
Tuttavia, la sfilata delle delegazioni è stata segnata da un’assenza significativa: quella degli atleti portabandiera. Il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) ha optato per far sfilare dei volontari al posto degli atleti, una scelta ufficialmente motivata da ragioni logistiche legate alla vicinanza delle prime gare. Una decisione che, seppur comprensibile, ha privato la cerimonia di uno dei suoi momenti più simbolici e sentiti. Ma dietro questa scelta si cela una realtà ben più complessa e dolorosa.
La Controversa Decisione dell’IPC e la Dura Reazione di Abodi
Il pomo della discordia è la controversa decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di riammettere atleti russi e bielorussi a gareggiare con le proprie bandiere e inni nazionali. Una scelta in netto contrasto con quanto avviene in altre competizioni internazionali e che ha scatenato un’ondata di proteste. Molti comitati nazionali, in segno di solidarietà con l’Ucraina, hanno deciso di boicottare la cerimonia di apertura. Tra i paesi che hanno disertato la sfilata figurano, oltre all’Ucraina, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Paesi Bassi e Repubblica Ceca. Anche Francia e Gran Bretagna hanno annunciato che non avrebbero inviato rappresentanti governativi.
Durissima la presa di posizione del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che in un post su X ha espresso tutto il suo disappunto: “Faremo un tifo appassionato per i nostri Azzurri e saremo vicini a tutti gli atleti di ogni paese, che hanno meritato di scendere in gara, ma non alle due bandiere e ai due inni riammessi dall’Ipc. che ha mortificato il valore della Tregua Olimpica, mancando di rispetto a una nazione invasa e devastata, l’Ucraina, e al suo popolo sofferente”. Già prima della cerimonia, il Ministro aveva parlato di “un velo di amarezza” per una situazione che si immaginava “leggermente diversa”.
Il presidente dell’IPC, Andrew Parsons, ha difeso la decisione definendola l’esito di un “processo democratico” interno all’organizzazione, pur riconoscendo che non fosse stata accolta favorevolmente ovunque. Parsons ha anche sottolineato come il movimento paralimpico sia nato proprio per offrire un’opportunità di reintegrazione attraverso lo sport a persone ferite in guerra, indipendentemente dal loro passato.
Lo Sport Che Unisce e Divide: Un Futuro Incerto
I Giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026, che celebrano i 50 anni dalla prima edizione del 1976, si aprono quindi in un clima complesso, specchio delle tensioni geopolitiche mondiali. Se da un lato l’evento vuole essere una celebrazione della capacità umana di superare ogni limite, dall’altro si trova a fare i conti con una realtà che vede lo sport ancora una volta intrecciato indissolubilmente con la politica.
Le competizioni, che si svolgeranno tra Milano, Cortina e la Val di Fiemme fino al 15 marzo, assegneranno 79 set di medaglie in sei diverse discipline. L’auspicio è che, nonostante le polemiche, a prevalere sia lo spirito agonistico e la celebrazione delle straordinarie imprese degli atleti. Resta però l’amarezza per un’occasione mancata di lanciare un messaggio unanime di pace e solidarietà, in un momento storico in cui ce ne sarebbe un disperato bisogno.
