Un titolo che risuona come un grido d’allarme, un’analisi lucida e sofferta che non teme di affrontare le contraddizioni più profonde di una nazione. “Il suicidio di Israele”, il saggio della storica Anna Foa edito da Laterza, ha trionfato alla prima edizione del Premio Strega Saggistica 2025, un riconoscimento che amplifica la portata di un messaggio tanto coraggioso quanto necessario. A margine della presentazione del suo libro presso la Scuola per Interpreti, l’autrice ha ribadito con forza l’urgenza di una riflessione critica all’interno del mondo ebraico e la speranza, seppur flebile, in un futuro di pacificazione tra israeliani e palestinesi.

Pubblicato nell’ottobre del 2024, il volume si è inserito in un contesto geopolitico già incandescente, una situazione che, come sottolineato dalla stessa Foa, da allora “è precipitata ancora, in vari modi, ed è cambiata ulteriormente con la guerra in corso”. Il timore di un’escalation verso un conflitto più generalizzato, capace di ridisegnare tragicamente gli equilibri mediorientali, pervade le pagine del libro e le parole della sua autrice. “Siamo di fronte a una situazione che può precipitare da un momento all’altro”, ha dichiarato, auspicando che i cambiamenti futuri non avvengano “attraverso un’altra guerra, che può veramente portare conseguenze ineluttabili per tutti”.

Un messaggio di apertura e speranza

Nonostante la drammaticità del quadro descritto, l’intento primario de “Il suicidio di Israele” non è la condanna senza appello, ma piuttosto un invito al dialogo. “Il messaggio che ho voluto dare con il libro è un messaggio, in qualche modo, di apertura, di discussione, soprattutto all’interno del mondo ebraico”, ha spiegato Anna Foa. Un appello a confrontarsi con una realtà complessa, a superare le narrazioni monolitiche per abbracciare la complessità della storia e delle responsabilità. Nelle sue parole riecheggia la speranza, quella che al momento dell’uscita del libro la portava a immaginare “un futuro comune, un futuro di pacificazione” per palestinesi ed ebrei israeliani. Una speranza che gli eventi successivi hanno messo a dura prova, ma che l’autrice non sembra voler abbandonare.

La radice del “suicidio”: suprematismo e occupazione

Ma in cosa consiste, secondo Anna Foa, il “suicidio” di Israele? La risposta è netta e si articola su due piani interconnessi: la deriva suprematista e la protratta occupazione dei territori palestinesi. Il saggio sostiene che la salvezza per lo Stato di Israele risieda nella capacità di contrapporre al “suprematismo ebraico” l’idea di uno Stato che “deve esercitare l’uguaglianza dei diritti verso tutti i suoi cittadini e porre fine all’occupazione favorendo la creazione di uno Stato palestinese”. Questa posizione, riportata anche nella sinossi del libro, costituisce il cuore dell’argomentazione della storica, una tesi che lega indissolubilmente la sicurezza e il futuro di Israele al riconoscimento dei diritti del popolo palestinese.

Il libro analizza l’involuzione del sionismo, tracciandone le diverse anime: da quella originaria di fine Ottocento, a quella liberale e incline al dialogo, fino all’ascesa del movimento oltranzista dei coloni che ha segnato una frattura profonda, culminata simbolicamente con l’assassinio di Yitzhak Rabin. Foa evidenzia come la politica del governo Netanyahu, acuendo la crisi interna già manifestatasi con imponenti proteste prima dell’attacco del 7 ottobre 2023, rischi di condurre il paese verso un punto di non ritorno. La risposta puramente militare ad Hamas, secondo l’autrice, non solo non sconfiggerà il terrorismo, ma alimenterà un ciclo di violenza e darà nuovo slancio all’antisemitismo a livello globale.

Il Premio Strega Saggistica e il dibattito culturale

La vittoria alla prima edizione del Premio Strega Saggistica, avvenuta durante il Taobuk – Taormina International Book Festival, ha conferito al saggio di Anna Foa una visibilità eccezionale, inserendolo di diritto tra le opere più significative del panorama culturale italiano recente. Con 22 voti su 55 espressi da una giuria di qualità composta da accademici, ricercatori e giornalisti, il premio sottolinea l’importanza di una saggistica capace di affrontare i grandi temi del nostro tempo con rigore intellettuale e coraggio civile. La nuova sezione del prestigioso premio letterario nasce proprio con l’obiettivo di “valorizzare l’autorialità anche in questo ambito dell’editoria, promuovendo la lettura come strumento di informazione e di riflessione”.

L’opera di Foa, definita un “pamphlet appassionato ma rigoroso”, si distingue per la sua capacità di non temere le contraddizioni di un paese segnato da tensioni politiche e una storia di straordinaria complessità. La sua analisi invita a guardare oltre la propaganda e a riconoscere che il sostegno ai diritti di Israele non può e non deve prescindere dal riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Come afferma la stessa autrice, “non saranno le armi a sconfiggere Hamas, ma la politica”. Un monito che, grazie al prestigio del Premio Strega, risuona oggi con ancora più forza nel dibattito pubblico.

Di euterpe

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