Un frammento di storia, un capolavoro di architettura neoclassica, torna finalmente a risplendere nel cuore di Firenze. Dopo otto anni di meticolosi lavori di consolidamento e restauro, le Gallerie degli Uffizi hanno riaperto al pubblico lo Scalone Lorenese, l’ingresso monumentale che per secoli ha dato il benvenuto a milioni di visitatori. Un evento che non è solo una riconquista architettonica, ma un gesto dal profondo valore simbolico, che riconnette il presente del museo alla sua illuminata fondazione.
Era il 24 giugno 1769, festa di San Giovanni, patrono della città, quando il Granduca riformatore Pietro Leopoldo di Lorena decise di aprire per la prima volta al pubblico generale la straordinaria collezione medicea. Una scelta rivoluzionaria che trasformò una raccolta privata in uno dei primissimi musei al mondo concepiti in senso moderno, un luogo di cultura accessibile a tutti. E lo Scalone Lorenese, progettato dall’architetto di corte Zanobi del Rosso, divenne la porta d’accesso a questo nuovo mondo di meraviglie.
Un Restauro Filologico per un Viaggio nel Tempo
Il maestoso ingresso non era più visibile dal 2018, quando la necessità di un complesso intervento di consolidamento della struttura lignea di sostegno alle volte ne ha imposto la chiusura. L’operazione, completata nelle scorse settimane, è stata condotta con un rigoroso criterio filologico, con l’obiettivo di restituire allo scalone l’aspetto e l’atmosfera che accoglieva i “forestieri” nel Settecento. Un lavoro che ha richiesto un intero anno di cantiere attivo per la messa in sicurezza.
Il restauro ha riportato alla luce dettagli e cromie originali, primo fra tutti il caratteristico “verde Lorena”. Questa particolare tinteggiatura, una miscela di terra verde e verderame, fu scelta dai Granduchi per diversi luoghi simbolo della loro influenza, come la Specola, Poggio Imperiale e la Limonaia di Boboli, in linea con il gusto Rococò diffuso nell’impero austro-ungarico. Già oggetto di un precedente restauro tra il 2005 e il 2007 per intonaci e stucchi, oggi il colore torna a definire l’identità visiva di questo spazio.
Un Apparato Celebrativo che Narra la Storia
Varcare la soglia dello Scalone Lorenese significa immergersi in un racconto per immagini e parole che celebra la grandezza di Firenze e delle dinastie che l’hanno resa tale. Ad accogliere i visitatori, oggi come allora, è un’iscrizione in latino, redatta di pugno dall’allora direttore del museo, l’abate Luigi Lanzi: “Pietro Leopoldo, figlio dell’ Imperatore Francesco, di casa d’Austria e Granduca di Toscana, ebbe cura di riordinare il Museo Mediceo accrescendone gli spazi e il numero delle opere e di abbellirlo con un aspetto ancora più splendido per il lustro della sua città e per lo sviluppo delle Belle Arti”.
- Sopra la dedica, troneggia il busto all’antica di Pietro Leopoldo, opera dello scultore settecentesco Francesco Carradori.
- In cima allo scalone, una parata marmorea rende omaggio ai predecessori Medici, i fondatori e mecenati della Galleria. I busti, da Cosimo I fino all’ultimo Granduca Giangastone, sono stati riallestiti su massicci sgabelloni lignei, accompagnati da iscrizioni latine, sempre curate da Lanzi, che ne celebrano i meriti collezionistici.
- A dominare la scena dall’alto della parete, il grande stemma ligneo policromo di Baccio d’Agnolo, che sovrasta l’intera composizione.
Le Parole del Direttore Simone Verde
Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simone Verde, ha espresso grande soddisfazione per questo traguardo, inserendolo in un più ampio progetto di rinnovamento del complesso museale. “Dopo la riapertura del Corridoio Vasariano e lo smontaggio della gru che deturpava il piazzale degli Uffizi da due decenni, le Gallerie chiudono finalmente un altro cantiere storico che durava da otto anni”, ha commentato Verde. “Questo scalone, disegnato da Zanobi del Rosso, l’architetto di corte dei Lorena, è un capolavoro di architettura neoclassica e rappresenta da sempre l’ingresso monumentale alle gallerie più belle del mondo”.
La riapertura dello Scalone Lorenese non è dunque solo la fine di un lungo cantiere, ma la riaffermazione di un’identità. L’architettura neoclassica di Zanobi del Rosso torna a svolgere la sua funzione originaria: quella di un filtro solenne e magnifico tra la città e il tempio dell’arte, un invito a intraprendere un viaggio nella bellezza che, da oltre due secoli e mezzo, continua a incantare il mondo.
