Certe storie non finiscono mai. Si depositano nell’immaginario collettivo, si ramificano in mille rivoli mediatici e giudiziari, diventando specchio delle inquietudini di un’intera nazione. Il caso di Garlasco è una di queste: una ferita mai del tutto rimarginata nel tessuto sociale italiano, un dramma che a quasi due decenni di distanza continua a porre domande scomode e a scuotere le fondamenta della fiducia nel sistema giudiziario. È in questo solco profondo che si inserisce il nuovo, atteso libro della giornalista del Tg1 Giancarla Rondinelli, dal titolo emblematico: “L’impronta. La lezione di Garlasco e la fiducia dei cittadini nella giustizia”, in uscita per Rubbettino con la prefazione del Presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Oltre la cronaca: Garlasco come “caso politico”
Lungi dall’essere una mera ricostruzione processuale, il lavoro di Rondinelli, che per la sua testata ha seguito da vicino gli sviluppi più recenti dell’inchiesta, si propone un’analisi ben più ambiziosa. L’autrice parte dalla cronaca stringente – la riapertura delle indagini un anno fa da parte della Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone – per elevarsi a una riflessione di carattere politico e culturale. Garlasco, sostiene la giornalista, ha trasceso i confini dell’aula di tribunale per diventare un “fatto politico che riguarda tutti noi”. Ma perché questo caso, più di altri, ha catalizzato in modo così potente e duraturo l’attenzione del Paese? Perché ogni nuovo dettaglio, ogni perizia, ogni colpo di scena riaccende un dibattito tanto acceso e partecipato?
La risposta, secondo Rondinelli, risiede in una diagnosi impietosa: “Garlasco intercetta una frattura aperta e profonda nel rapporto tra cittadini e Giustizia”. Una crepa che mina le basi della coesione sociale, perché, come scrive l’autrice, “quando la Giustizia fallisce, non solo vengono compromessi i principi fondamentali dello Stato di diritto, ma si minano anche le fondamenta della fiducia sociale”. Il libro si configura quindi come un’indagine nell’indagine, un tentativo di decifrare il significato più profondo di una vicenda che ha mostrato in modo lampante la pericolosa “distanza tra verità giudiziaria e verità percepita”.
La nuova inchiesta: un’impronta e mille domande
Il volume ripercorre meticolosamente le tappe della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Al centro della scena c’è un nuovo indagato, Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, il cui nome era già emerso in passato per poi essere archiviato. A riaprire i giochi è stata una serie di nuovi accertamenti tecnici, in particolare sul DNA rinvenuto sotto le unghie di Chiara. Il libro di Rondinelli si addentra nei dettagli di questa complessa fase investigativa: l’iscrizione di Sempio nel registro degli indagati, la questione del suo alibi, l’analisi della cosiddetta “impronta 33”, l’incidente probatorio, le nuove perizie e il lavoro del RIS di Cagliari.
Un percorso a ostacoli, denso di colpi di scena e intrecci con altre procure, come quella di Brescia, che ha avviato un’indagine per corruzione in atti d’ufficio a carico dell’ex pm di Pavia e del padre di Sempio. Recentemente, a segnare un possibile punto di svolta, è stato il deposito della consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, un documento di 300 pagine che, secondo le indiscrezioni, potrebbe riscrivere elementi chiave come l’orario della morte e la durata dell’aggressione. Questi elementi potrebbero avere un impatto significativo sulla posizione di Alberto Stasi, fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva a 16 anni, la cui difesa ha sempre sostenuto la sua innocenza.
Una “lezione incompiuta” per la democrazia
Il saggio di Giancarla Rondinelli non si limita a esporre i fatti, ma li intreccia con il costante dibattito mediatico che li accompagna, analizzando come ogni novità apra i telegiornali e infiammi i social media. Questa attenzione spasmodica non è, per l’autrice, semplice voyeurismo, ma il sintomo di un bisogno collettivo di risposte, di una sete di giustizia che le sentenze non sono riuscite a placare del tutto.
“Garlasco ha mostrato che la Giustizia è credibile non solo quando chiude un caso, ma quando riesce a farlo senza lasciare dietro di sé un’ombra lunga di domande irrisolte”, afferma Rondinelli. È questa la “lezione incompiuta” a cui fa riferimento il titolo: la consapevolezza che la credibilità delle istituzioni si gioca sulla capacità di produrre una verità non solo processuale, ma anche comprensibile e condivisibile, capace di ricucire quella fiducia che appare oggi così logorata. Il libro, che sarà presentato l’11 marzo in Senato, si preannuncia come un contributo fondamentale per comprendere non solo uno dei casi di cronaca più discussi d’Italia, ma anche lo stato di salute del nostro patto democratico.
