Roma – Un compleanno speciale, celebrato nel cuore del calcio che ama, quello delle radici, della passione pura. Dino Zoff, leggenda del calcio italiano e Capitano Campione del Mondo nel 1982, ha festeggiato i suoi 84 anni ricevendo un’ovazione e un prestigioso riconoscimento durante la cerimonia di premiazione delle Benemerenze 2026 della Lega Nazionale Dilettanti (LND) e del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC, tenutasi presso l’hotel Hilton di Fiumicino. Un’occasione in cui l’ex portiere ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro, una vera e propria lezione di sport e di vita.
L’elogio delle origini: “L’asilo prima dell’università”
Con la pacatezza e la saggezza che lo hanno sempre contraddistinto, Zoff ha preso la parola per ringraziare e per condividere una riflessione profonda sul significato dello sport, partendo dalla sua esperienza personale. “Io ho iniziato dai dilettanti, è importante partire da un buon asilo per poi andare all’università”, ha esordito, utilizzando una metafora tanto semplice quanto efficace per descrivere il percorso di un atleta. “Lo sport mi ha dato tante occasioni, è stato la mia scuola, ne sono orgoglioso e voglio ringraziare chi mi ha dato la possibilità di iniziare a giocare”.
Le sue parole riecheggiano come un monito in un calcio moderno spesso ossessionato dalla ricerca spasmodica e precoce del talento, dimenticando l’importanza cruciale della gavetta. Per Zoff, il mondo dilettantistico non è una categoria inferiore, ma la base imprescindibile, il luogo dove si formano non solo i calciatori, ma soprattutto gli uomini.
Un messaggio ai giovani: valori oltre la vittoria
L’intervento di Dino Zoff si è poi focalizzato sui giovani atleti di oggi, con un’analisi lucida e priva di retorica. “Per me l’importante rimane partecipare, poi se uno è bravo continuerà. Ma questo asilo, ancora oggi, è determinante per i giovani, che ora hanno tutto e pensano che quando perdono sia colpa di qualcun altro”. Una critica costruttiva a una certa mentalità contemporanea, che fatica ad accettare la sconfitta come parte integrante del percorso di crescita.
“Dobbiamo essere consci che lo sport dà dei valori, la fortuna fa parte della vita così come dello sport”, ha concluso Zoff, sottolineando come l’educazione alla sconfitta, la gestione della delusione e il riconoscimento dei meriti altrui siano insegnamenti preziosi che lo sport, e in particolare quello di base, può e deve trasmettere.
Una cerimonia ricca di emozioni e riconoscimenti
La giornata è stata densa di emozioni per l’ex portiere, nato a Mariano del Friuli il 28 febbraio 1942. Oltre al lungo e caloroso applauso dei presenti, Zoff ha ricevuto la medaglia d’oro e il distintivo della Lega Dilettanti. Un momento particolarmente toccante è stato quando ha accompagnato la sua prima squadra, l’Asd Mariano Calcio, nella premiazione per i 100 anni di attività del club. Un cerchio che si chiude, un legame indissolubile con le proprie origini che testimonia l’autenticità del campione. A completare l’omaggio, una maglia celebrativa dell’Udinese, altra tappa fondamentale della sua carriera, firmata da tutti i calciatori della squadra friulana.
Alla cerimonia hanno partecipato oltre 500 persone, con 253 riconoscimenti assegnati a dirigenti e società che rappresentano il “cuore pulsante del sistema calcio”, come definito dal presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Sia Gravina che il presidente della LND, Giancarlo Abete, hanno elogiato Zoff, definendolo “un’icona del calcio italiano”, “un gentiluomo” e “un patrimonio del Paese”, capace di raggiungere i massimi traguardi mondiali partendo proprio da quelle realtà dilettantistiche che oggi ha voluto onorare.
L’eredità di un campione
Le parole di Dino Zoff non sono solo il ricordo nostalgico di un calcio che non c’è più, ma un manifesto programmatico per il futuro dello sport. In un’epoca dominata da business e pressioni, la sua testimonianza ci ricorda che alla base di ogni grande vittoria c’è sempre un “buon asilo”: un campo di periferia, un allenatore appassionato, un gruppo di compagni con cui imparare a vincere, ma soprattutto a perdere. Un insegnamento che, a 84 anni, Dino Zoff continua a regalare con stile, umiltà e immensa classe.
