Il motorsport italiano e mondiale è in lutto per la scomparsa di una delle sue più grandi leggende. Sandro Munari, universalmente conosciuto come “Il Drago di Cavarzere”, si è spento a Bologna all’età di 85 anni dopo aver combattuto una lunga malattia. Pilota dal talento cristallino e dalla determinazione incrollabile, Munari ha scritto pagine indelebili nella storia dei rally, diventando un’icona degli anni ’70 e legando in modo indissolubile il suo nome ai successi della Lancia.
Gli inizi: da navigatore a pilota predestinato
Nato a Cavarzere, in provincia di Venezia, il 27 marzo 1940 in una famiglia di agricoltori, Sandro Munari muove i primi passi nel mondo dei motori nel 1963 con i kart. L’anno successivo, il suo destino si incrocia con i rally, ma non ancora al posto di guida. Debutta infatti come navigatore al fianco di Arnaldo Cavallari, uno dei migliori piloti italiani dell’epoca. La coppia, a bordo di un’Alfa Romeo Giulia TI Super del Jolly Club, dimostra subito un grande affiatamento, conquistando la vittoria al Rally di San Martino di Castrozza. Ma il giovane Munari sentiva che il suo posto era dall’altra parte dell’abitacolo, con il volante tra le mani. La sua insistenza e il suo talento non passano inosservati: grazie all’intercessione di Cavallari e alla fiducia di Mario Angiolini del Jolly Club, nel 1965 entra nella Squadra Corse HF della Lancia. È l’inizio di un sodalizio che segnerà un’epoca.
L’epopea con la Lancia: dalla Fulvia alla Stratos
Il legame tra Munari e la Lancia è una delle storie più affascinanti e vincenti dello sport automobilistico. Il suo esordio con la casa torinese avviene al volante dell’iconica “Fulvietta”, prima in versione Coupé e poi Zagato. Con la Fulvia HF, affina il suo stile di guida e inizia a collezionare successi. Vince il Campionato Italiano Rally nel 1967 e nel 1969. La sua carriera è segnata anche da un tragico evento nel 1968, quando, durante un trasferimento per il Rally di Monte-Carlo, perde la vita il suo navigatore e amico Luciano Lombardini.
Nonostante il dolore, Munari prosegue la sua ascesa. La consacrazione internazionale arriva nel 1972, con una vittoria clamorosa e storica al Rally di Monte-Carlo. Al volante della sua Lancia Fulvia 1.6 Coupé HF, e in coppia con il navigatore Mario Mannucci, sbaraglia una concorrenza formata da vetture ben più potenti come Alpine e Porsche, diventando il primo pilota italiano a trionfare nel prestigioso evento monegasco. Quella vittoria non fu un caso isolato: Munari dominerà a Monte-Carlo per altre tre volte consecutive, dal 1975 al 1977.
Se la Fulvia lo ha lanciato nell’olimpo, è con la Lancia Stratos HF che “Il Drago” diventa leggenda. Progettata appositamente per i rally, la Stratos si rivela l’arma perfetta per il suo stile di guida. Munari partecipa attivamente allo sviluppo della vettura e la porta al successo fin dal suo debutto, vincendo il Rally Firestone in Spagna e il Tour de France Automobile nel 1973. Con la Stratos, Munari conquista il Campionato Europeo Rally nel 1973 e, soprattutto, la Coppa FIA Piloti nel 1977, l’antenata dell’odierno Campionato del Mondo Rally Piloti. In totale, otterrà sette vittorie valide per il Campionato del Mondo Rally.
Un pilota polivalente: i successi anche in pista
La grandezza di Sandro Munari non si limitava ai rally. Era un pilota eclettico, capace di essere estremamente competitivo anche nelle gare di velocità su circuito. La sua vittoria più prestigiosa in questa disciplina è senza dubbio quella alla Targa Florio del 1972. In quella storica edizione della corsa siciliana, Munari condivise il volante di una Ferrari 312 PB ufficiale con un altro grande nome dell’automobilismo italiano, Arturo Merzario, portando la vettura di Maranello al trionfo. Questa vittoria dimostrò la sua incredibile capacità di adattamento e la sua sensibilità di guida, passando con disinvoltura dai fondi sterrati e innevati dei rally all’asfalto dei circuiti.
Gli ultimi anni e l’eredità
Dopo il glorioso ciclo con la Lancia, Munari corre anche con la Fiat 131 Abarth, ottenendo un terzo posto al Tour de Corse nel 1978. Le sue ultime apparizioni nel mondiale rally sono legate al difficile Safari Rally, una delle poche gare che non è mai riuscito a conquistare. Ritiratosi dalle competizioni di alto livello, non ha mai abbandonato il mondo dei motori, dedicandosi all’organizzazione di corsi di guida sicura presso il circuito di Adria e collaborando con diverse testate giornalistiche. La sua vita e la sua carriera sono state raccontate nel libro “Sandro Munari. Una vita di traverso”, scritto con il giornalista Sergio Remondino.
Con Sandro Munari se ne va non solo un campione straordinario, ma un vero e proprio pioniere che ha reso popolari i rally in Italia, ispirando generazioni di piloti e appassionati. Il suo stile, la sua grinta e le sue imprese al volante delle Lancia rimarranno per sempre scolpite nella memoria collettiva, come la scia di un “Drago” che ha infiammato le strade del mondo.
