Brasilia – Si è aperto un capitolo decisivo nella lunga e dolorosa ricerca di giustizia per Marielle Franco, la consigliera comunale di Rio de Janeiro e strenua attivista per i diritti umani, assassinata in un agguato il 14 marzo 2018. La Prima sezione della Corte suprema di Brasilia ha dato il via al processo che vede sul banco degli imputati i presunti mandanti di un crimine che ha scosso le fondamenta della società brasiliana e ha avuto eco in tutto il mondo.

Gli imputati eccellenti e le pesanti accuse

Al centro del processo ci sono figure di spicco della politica e delle forze dell’ordine brasiliane. Le imputazioni principali sono a carico dell’ex deputato Chiquinho Brazão, di suo fratello Domingos Brazão, attuale consigliere della Corte dei conti di Rio, e dell’ex capo della Polizia civile di Rio, Rivaldo Barbosa. Secondo l’accusa, sarebbero loro le menti dietro l’omicidio, orchestrato per eliminare una voce scomoda che si batteva contro la violenza della polizia nelle favelas e la speculazione edilizia illegale.

Insieme a loro, saranno giudicati anche i poliziotti militari Robson Calixto Fonseca, noto come “Peixe”, e Ronaldo Paulo de Alves Pereira. Quest’ultimo è accusato di aver svolto un ruolo chiave nel monitorare gli spostamenti e le abitudini di Marielle Franco nei giorni precedenti all’agguato, fornendo informazioni vitali agli esecutori materiali. Fonseca, ex-assessore di Domingos Brazão, è accusato di far parte dell’organizzazione criminale insieme ai fratelli Brazão.

Il contesto: un omicidio che ha segnato il Brasile

L’omicidio di Marielle Franco, avvenuto mentre si preparava la campagna elettorale che avrebbe portato alla vittoria di Jair Bolsonaro, ha rappresentato una ferita profonda per il Brasile. Marielle, nata e cresciuta nella favela di Maré, sociologa, femminista, apertamente bisessuale e madre, era diventata un simbolo di speranza e cambiamento. Eletta consigliera comunale a Rio de Janeiro con il Partito Socialismo e Libertà (PSOL), si era distinta per il suo impegno a favore delle minoranze, delle donne, della comunità LGBTQ+ e per la sua coraggiosa denuncia degli abusi commessi dalle forze di polizia e dalle milizie paramilitari. Insieme a lei, nell’agguato, perse la vita anche il suo autista, Anderson Gomes. L’unica sopravvissuta fu la sua assessora, Fernanda Chaves, rimasta ferita.

La condanna degli esecutori materiali

Un primo, importante passo verso la giustizia era già stato compiuto nell’ottobre del 2024. Una giuria popolare di Rio de Janeiro aveva condannato gli autori materiali del delitto: gli ex agenti di polizia militare Ronnie Lessa ed Élcio Queiroz. Lessa, che ha confessato di aver sparato, è stato condannato a 78 anni e 9 mesi di carcere, mentre Queiroz, che guidava l’auto usata nell’imboscata, ha ricevuto una pena di 59 anni e 8 mesi. Le loro confessioni e le successive delazioni premiate sono state fondamentali per arrivare ai presunti mandanti.

Oltre alle pene detentive, i due sono stati condannati a un risarcimento economico per i familiari delle vittime, un segnale tangibile del riconoscimento del danno inflitto.

Le dinamiche del processo e le aspettative

Il processo in corso presso la Corte suprema rappresenta la fase più delicata e complessa dell’intera vicenda giudiziaria. La Procura Generale della Repubblica (PGR) ha ribadito la solidità delle prove raccolte, che delineano un quadro di una vera e propria organizzazione criminale dedita a speculazioni immobiliari e a mantenere il controllo del territorio attraverso la violenza. Le testimonianze, unite alle delazioni di Lessa, puntano il dito contro i fratelli Brazão come mandanti e contro Rivaldo Barbosa per aver ostacolato le indagini e aiutato a pianificare il crimine.

Il relatore del processo, il ministro Alexandre de Moraes, ha affermato che le prove non lasciano dubbi sulla responsabilità dei fratelli Brazão come mandanti. Il giudizio, che proseguirà con i voti degli altri ministri della Prima sezione, è atteso con grande trepidazione non solo in Brasile ma in tutto il mondo. Una condanna rappresenterebbe un forte segnale contro l’impunità e la collusione tra potere politico e criminalità, in un Paese che, secondo dati di Global Witness, è uno dei più pericolosi al mondo per gli attivisti dei diritti umani.

L’eredità di Marielle Franco

A quasi otto anni dalla sua morte, la figura di Marielle Franco continua a ispirare movimenti sociali e attivisti in tutto il mondo. Il suo volto è diventato un’icona della lotta per i diritti e la giustizia sociale. Sua sorella, Anielle Franco, attuale Ministra per l’Uguaglianza Razziale nel governo Lula, ha sottolineato come l’omicidio non abbia spento la sua voce, ma l’abbia amplificata, sollevando un’onda di indignazione e richiesta di giustizia a livello globale. Questo processo non è solo un atto dovuto nei confronti di Marielle e Anderson, ma un test fondamentale per la democrazia e lo stato di diritto in Brasile.

Di atlante

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