In una significativa dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario dell’escalation del conflitto in Ucraina, l’Ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, ha espresso un forte apprezzamento per il ruolo diplomatico svolto dal Vaticano, definendolo un “lavoro prezioso” nel tentativo di “ricostruire la fiducia un passo alla volta”. Tuttavia, le sue parole hanno anche messo in luce la complessa e divergente narrativa di Mosca sulle origini e le possibili soluzioni della guerra.
Il Ruolo della Santa Sede: un Ponte in un Mondo di Scontri
Secondo Soltanovsky, la Santa Sede si distingue nel panorama internazionale per la sua capacità di “tenere aperti spazi di ascolto e di fiducia quando molti altri cercano soltanto lo scontro”. Questa posizione, secondo il diplomatico, ha reso il Vaticano un attore cruciale nel facilitare contatti, specialmente sul piano umanitario. L’ambasciatore ha evidenziato come i successi ottenuti finora nei negoziati tra Russia e Ucraina, seppur limitati all’ambito umanitario, siano stati possibili “anche grazie al lavoro diplomatico della Santa Sede”.
Un plauso particolare è stato rivolto al Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e inviato speciale di Papa Francesco. Soltanovsky ha lodato il “contributo importante” del Cardinale, che con le sue visite a Mosca ha dimostrato “un autentico sforzo creativo nell’affrontare dossier difficili e nel mantenere aperti i canali di comunicazione”. La missione di Zuppi, infatti, si è concentrata su questioni umanitarie delicate, come il ricongiungimento dei minori ucraini con le loro famiglie e lo scambio di prigionieri.
La Contronarrazione Russa: “Il Conflitto è Iniziato nel 2014”
Un punto cardine della riflessione di Soltanovsky è stata la ferma affermazione che “la triste verità, però, è che il conflitto armato in Ucraina era già in corso dal 2014 e iniziò senza l’intervento russo”. Questa dichiarazione riafferma la posizione del Cremlino, che vede l’operazione militare speciale iniziata nel febbraio 2022 come una conseguenza di eventi precedenti, in particolare la crisi del Donbass e della Crimea. L’ambasciatore ha sottolineato come ridurre la cronologia del conflitto a partire dal 2022 rischi di “oscurare i fatti e le sofferenze che l’hanno preceduta”.
In questa ottica, il diplomatico ha concluso che la ricerca di una soluzione pacifica è “ostacolata dall’evidente aggravarsi della condizione della popolazione russofona in Ucraina, soprattutto sul piano linguistico, scolastico e religioso”. Questa affermazione fa eco alle accuse mosse da Mosca a Kiev riguardo a presunte discriminazioni e pressioni sulla Chiesa Ortodossa Ucraina legata al Patriarcato di Mosca.
Oltre il Cessate il Fuoco: la Visione Russa per una Pace Durevole
Pur riconoscendo che “c’è ancora spazio per la diplomazia”, definendola “la strada più difficile, ma quella giusta”, Soltanovsky ha messo in guardia contro soluzioni semplicistiche. “Bisogna essere onesti: un semplice cessate il fuoco non basta”, ha dichiarato. Secondo l’ambasciatore, una tregua che non affronti le “cause del conflitto” rischia di essere fragile e di preparare il terreno per “una nuova fase ancora più sanguinosa”.
L’esperienza degli accordi di Minsk viene citata come un precedente emblematico: “Senza garanzie, verifiche e responsabilità precise, la sospensione delle ostilità può trasformarsi in riarmo, ridislocazione delle truppe e nuova escalation”. Questa analisi sottolinea la richiesta russa di un accordo di pace complessivo che tenga conto delle proprie preoccupazioni di sicurezza e delle questioni relative alla popolazione russofona.
In sintesi, le parole dell’ambasciatore Soltanovsky delineano un quadro complesso: da un lato, un’apertura e un riconoscimento del ruolo costruttivo della Santa Sede come facilitatore di dialogo; dall’altro, la riaffermazione intransigente della narrativa russa sulle cause del conflitto e sulle condizioni necessarie per una pace considerata giusta e duratura da Mosca.
