Torino si prepara ad accogliere un evento di eccezionale rilievo nel panorama culturale internazionale. Dal 6 marzo al 24 aprile 2026, la prestigiosa Galleria Elena Salamon, situata nel cuore pulsante della città in piazzetta IV Marzo, diventerà lo scrigno di oltre 180 tesori d’arte: le xilografie originali di Katsushika Hokusai (1760-1849), il maestro indiscusso dell’ukiyo-e che ha rivoluzionato l’immaginario visivo globale. La mostra, dal titolo evocativo “Hokusai. Il segno che diventa vita”, si ispira all’ultimo nome d’arte che l’artista scelse per sé, Gakyō rōjin Manji, ovvero “il vecchio pazzo per il disegno”, a testimonianza di una dedizione all’arte che fu totalizzante e perpetua.
Questa esposizione non è solo un’occasione per ammirare da vicino capolavori di inestimabile valore, ma rappresenta anche un viaggio profondo nell’universo di un artista che, più di ogni altro, ha saputo creare un dialogo fecondo tra Oriente e Occidente. Le sue opere, giunte in Europa nell’Ottocento quasi per caso, utilizzate come carta da imballaggio per le porcellane, innescarono una vera e propria rivoluzione culturale. Artisti come Monet, Degas, Van Gogh e Whistler rimasero folgorati dalla novità delle sue composizioni, dalla sintesi formale e dalla libertà espressiva, elementi che contribuirono in modo decisivo alla nascita dell’arte moderna occidentale e al fenomeno del Japonisme.
Un’eredità familiare e una passione curata nel tempo
La mostra torinese è il frutto di una passione che affonda le radici in una storia familiare. Come racconta la curatrice Elena Salamon, fu sua nonna a trasmetterle l’amore per Hokusai. Fondatrice, nel 1969, della prima galleria d’arte al femminile di Torino, fu una pioniera nell’introdurre le stampe giapponesi in città, insegnando alla nipote a cogliere “la semplicità essenziale e la poesia di Hokusai, espressa in un linguaggio universale capace di emozionare attraverso i secoli”. L’esposizione attuale riunisce esemplari di altissima qualità, comparabili a quelli custoditi nei più grandi musei internazionali come il British Museum e il Metropolitan Museum of Art, acquisiti nel corso degli anni, a testimonianza di un lavoro di ricerca e collezionismo paziente e meticoloso.
Il percorso espositivo: un viaggio tra capolavori rari e serie iconiche
L’itinerario della mostra è stato concepito per guidare il visitatore attraverso i momenti più significativi della vasta e poliedrica produzione di Hokusai. L’apertura è affidata a due magnifiche xilografie policrome tratte dalla serie “Tour delle cascate in varie province” (Shokoku Taki Meguri, 1832-1834 circa), opere che colpiscono per la loro vibrante intensità cromatica e per la straordinaria eleganza formale con cui viene rappresentata la potenza dell’acqua.
Un punto focale dell’esposizione è senza dubbio “Il demone Hannya che ride” (Warai Hannya, 1831), un’opera di eccezionale rarità e importanza. Questo foglio, considerato uno dei capolavori più preziosi dell’intera produzione dell’artista, raffigura con incredibile forza espressiva lo spirito vendicativo femminile del teatro Nō, in un connubio di iper-realismo, fantasia e sottile umorismo che, secondo alcuni critici, anticipa persino lo spirito del manga moderno.
Il percorso prosegue con una testimonianza della prima fase creativa di Hokusai, attraverso otto stampe della serie nota come “Piccola Tokaido” (1804). Queste tavole, qui presentate in esemplari di epoca Meiji, narrano con freschezza e poesia le cinquantatré stazioni di posta lungo la celebre via che collegava Edo (l’odierna Tokyo) e Kyoto.
Di particolare rilievo critico è la sezione dedicata alle “Cento vedute del monte Fuji” (Fugaku Hyakkei, 1834-1835 circa). Questa raccolta di 102 stampe, realizzate in tre soli toni di grigio, è considerata uno dei vertici assoluti della sua produzione matura. Hokusai, ormai ultrasettantenne, restituisce una visione intima e spirituale della montagna sacra, esplorandola da innumerevoli prospettive e cogliendone l’essenza quasi archetipica.
La mostra comprende inoltre:
- 55 xilografie dalla raccolta “Trasmettere lo spirito, rivelare la forma delle cose attraverso un sol colpo di pennello”, che evidenziano la sua ricerca teorica e la capacità di catturare l’energia vitale dei soggetti con un gesto immediato.
- Tre volumi completi della trilogia “Guerrieri Illustrati di Cina e Giappone” (1836), dove i leggendari eroi della tradizione prendono vita con straordinaria energia narrativa.
L’influenza senza tempo del “Vecchio Pazzo per il Disegno”
L’eredità di Hokusai è ancora oggi sorprendentemente vitale. La sua capacità di innovare il linguaggio visivo, le sue prospettive ardite e la dinamicità della sua linea continuano a influenzare innumerevoli campi dell’espressione contemporanea: dai manga al design, dalla moda (come nelle creazioni di Kenzo) all’arte del tatuaggio, fino alla grafica digitale. La mostra alla Galleria Elena Salamon non è quindi solo una retrospettiva, ma un’affermazione della perenne attualità di un maestro che, inseguendo per tutta la vita la perfezione di una singola linea, è riuscito a catturare l’essenza stessa della vita. Come egli stesso ammise con umiltà in punto di morte: “Se il cielo mi avesse concesso altri dieci anni di vita, o anche cinque, sarei potuto diventare un vero artista”. Un’affermazione che, paradossalmente, ne sigilla l’immortale grandezza.
