Un’eco lontana, quella del 2010. Le Olimpiadi Invernali di Vancouver rappresentarono per l’Italia uno dei momenti più difficili nella sua storia sportiva recente, un punto di flessione che costrinse l’intero movimento a una seria e profonda riflessione. Con un bottino di sole cinque medaglie (un oro, un argento, tre bronzi), l’Italia chiuse al sedicesimo posto nel medagliere, un risultato ben al di sotto delle aspettative e della tradizione azzurra. Oggi, a meno di due anni dai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, il vento è cambiato. L’aria che si respira è quella di una nazione pronta a trasformare quella delusione in un trionfo casalingo, puntando a un’edizione da record. Ma come è avvenuta questa spettacolare risalita?
La Lezione di Vancouver e la Riorganizzazione del CONI
Il post-Vancouver fu un periodo di analisi critica. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), sotto la guida del presidente Giovanni Malagò (in carica dal 2013), ha avviato un processo di rinnovamento strategico. La filosofia di fondo, come sottolineato più volte dallo stesso Malagò, è stata quella di rimettere l’atleta al centro del progetto. Questo non si è tradotto solo in un supporto economico, ma in un approccio a 360 gradi che include sostegno psicologico, staff tecnici di prim’ordine, accesso a tecnologie all’avanguardia per l’allenamento e una gestione manageriale delle singole federazioni.
L’obiettivo, fin da subito, è stato quello di creare un “sistema Italia” coeso, dove le federazioni lavorano in sinergia, condividendo know-how e strategie. Si è passati da una gestione frammentata a un modello più centralizzato e orientato al risultato, dove ogni risorsa viene ottimizzata per il raggiungimento di un obiettivo comune: la competitività ai massimi livelli mondiali.
I Risultati del Nuovo Corso: da PyeongChang a Pechino
I frutti di questo lavoro non hanno tardato ad arrivare. Già a PyeongChang 2018, l’Italia ha mostrato segni di ripresa, conquistando 10 medaglie (3 ori, 2 argenti, 5 bronzi) e piazzando atleti di punta in discipline chiave. Ma è stata l’edizione di Pechino 2022 a confermare che la strada intrapresa era quella giusta. Le 17 medaglie (2 ori, 7 argenti, 8 bronzi) hanno rappresentato il secondo miglior risultato di sempre per l’Italia in un’edizione dei Giochi Invernali, eguagliando il bottino di Salt Lake City 2002 e superando quello di Torino 2006.
Questi successi sono stati il risultato di un mix di fattori:
- La crescita di talenti generazionali: Atleti come Sofia Goggia nello sci alpino, Arianna Fontana e la squadra di short track, Federica Brignone, Dominik Paris, e l’esplosione di campioni come Amos Mosaner e Stefania Constantini nel curling, hanno trascinato il movimento.
- Investimenti mirati: Le federazioni, supportate dal CONI, hanno investito in settori strategici e in discipline dove si percepiva un potenziale di crescita, come lo slittino, il biathlon e, appunto, il curling.
- La programmazione a lungo termine: Il successo non è stato casuale, ma figlio di una programmazione che guardava già oltre la singola Olimpiade, costruendo squadre e percorsi di crescita per i giovani talenti.
Obiettivo Milano Cortina 2026: Non Solo Partecipare, ma Vincere
L’assegnazione dei Giochi a Milano e Cortina ha iniettato una dose ulteriore di energia e risorse. L’obiettivo dichiarato dal presidente Malagò non è solo quello di organizzare un’edizione memorabile, ma di presentare la squadra più forte e competitiva della storia italiana. Si punta a superare il record di 20 medaglie stabilito a Lillehammer 1994. Per farlo, il CONI e le federazioni stanno lavorando su più fronti.
“Stiamo venendo fuori con un metodo di lavoro preciso: non abbiamo lasciato nulla al caso e abbiamo messo al centro l’atleta con le sue esigenze, evidenziando le caratteristiche sulle quali lavorare”, è un concetto che risuona spesso nei corridoi del Foro Italico. Sebbene la citazione specifica nel testo del competitor sia attribuita erroneamente, il suo contenuto rispecchia fedelmente la strategia del CONI. La costruzione di un’armonia tra atleti, tecnici e dirigenti è fondamentale. Come ha spiegato Malagò in diverse occasioni, “quando c’è un obiettivo comune chiaro, allora diventa tutto più facile. L’impegno è quello di rendere partecipi tutti per l’obiettivo da raggiungere. Non bisogna appropriarsi del successo, ma verificare dove ancora possiamo migliorare”.
Questo approccio si concretizza nel potenziamento dei centri federali, nel reclutamento di tecnici stranieri di altissimo livello e in un dialogo costante con gli atleti per comprenderne e soddisfarne le necessità. La sfida non è solo tecnica, ma anche mentale: gareggiare in casa comporta una pressione enorme, e la preparazione psicologica sarà un fattore tanto importante quanto quella fisica.
Le Discipline su cui Puntare
L’Italia si presenterà a Milano Cortina 2026 con diverse punte di diamante. Le aspettative sono altissime in discipline come:
- Sci Alpino: Con una squadra femminile stellare guidata da Sofia Goggia e Federica Brignone, e un settore maschile solido, lo sci alpino sarà uno dei terreni di caccia principali per le medaglie.
- Short Track: Arianna Fontana, la leggenda azzurra, guiderà una squadra giovane e ambiziosa che a Pechino ha già dimostrato il suo valore.
- Snowboard: Michela Moioli nello snowboardcross è una garanzia e attorno a lei sta crescendo un movimento molto interessante.
- Biathlon e Sci di Fondo: Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi nel biathlon, e Federico Pellegrino nel fondo, sono atleti di esperienza e classe cristallina, capaci di lottare per il podio in ogni competizione.
- Curling: Dopo lo storico oro di Pechino nel doppio misto, il curling italiano ha acquisito una nuova dimensione e popolarità, e le aspettative per le squadre maschili, femminili e miste sono ora elevate.
La strada da Vancouver 2010 a oggi è stata lunga e impegnativa, ma ha trasformato una delusione in un’opportunità di rinascita. Ora, con i Giochi in casa all’orizzonte, l’Italia dello sport invernale non si nasconde più. È pronta a raccogliere i frutti di un decennio di lavoro, sacrifici e programmazione, con la consapevolezza di poter scrivere una delle pagine più gloriose della sua storia olimpica.
