Firenze – Il capoluogo toscano si appresta a diventare un caso nazionale nella gestione della micromobilità urbana. A partire dal 1° aprile 2026, i monopattini elettrici in sharing non circoleranno più per le strade di Firenze. La conferma è arrivata da una recente pronuncia del TAR della Toscana, che ha respinto l’istanza cautelare presentata da Bird, una delle aziende leader a livello mondiale nel settore. La decisione di Palazzo Vecchio, formalizzata con una delibera lo scorso novembre, trova così una prima, importante convalida in sede legale, segnando una potenziale svolta per la mobilità sostenibile in Italia.

Le ragioni dello stop: sicurezza e decoro urbano al primo posto

La scelta dell’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Sara Funaro, non nasce da una preclusione ideologica verso i monopattini, ma da considerazioni pragmatiche legate alla sicurezza stradale e al decoro urbano. Al centro del dibattito vi è la difficoltà oggettiva di garantire il rispetto delle nuove, più stringenti, normative introdotte dal Codice della Strada. Tra queste, spiccano l’obbligo di indossare il casco per tutti i conducenti, l’introduzione di una targa identificativa e la necessità di una copertura assicurativa.

Secondo il Comune, la natura stessa del servizio in sharing “free floating” (senza stazioni fisse di prelievo e riconsegna) rende quasi impossibile un controllo sistematico sul rispetto di tali obblighi. Questo creerebbe una “situazione di potenziale violazione sistematica del codice della strada”, giudicata inaccettabile per la sicurezza dei cittadini. A queste preoccupazioni si sommano le numerose criticità legate all’utilizzo scorretto dei mezzi da parte di alcuni utenti:

  • Parcheggi selvaggi sui marciapiedi e in aree non consentite.
  • Transito contromano o su corsie preferenziali riservate a bus e taxi.
  • Utilizzo del mezzo da parte di due persone contemporaneamente.
  • Circolazione in aree pedonali a velocità non consentita.

Questi comportamenti, diffusi nonostante i controlli della Polizia Municipale, hanno spinto l’amministrazione a considerare lo stop totale come l’unica soluzione praticabile per ripristinare ordine e sicurezza.

La battaglia legale di Bird: “Uno stop ingiustificato”

Nonostante la decisione del TAR, la società Bird non ha alcuna intenzione di arrendersi. L’azienda ha immediatamente comunicato che “la battaglia non è conclusa”. Il pronunciamento dei giudici amministrativi, infatti, riguarda esclusivamente la fase cautelare, ovvero la richiesta di sospensione immediata dell’atto comunale, e non entra nel merito della legittimità della delibera. Bird è determinata a proseguire l’azione legale per far valere le proprie ragioni, definendo lo stop “ingiustificato e sproporzionato”.

Nel suo ricorso, l’azienda sottolinea di aver sempre operato in coordinamento con l’amministrazione comunale, investendo in sicurezza e adeguando progressivamente il servizio alle prescrizioni ricevute, come l’organizzazione del sistema a postazioni fisse. Secondo Bird, il Comune si sarebbe “auto-sconfessato” con un cambio di rotta improvviso, ignorando la possibilità di soluzioni regolatorie alternative meno drastiche del divieto totale. L’azienda rivendica la propria “responsabilità verso gli utenti, i lavoratori coinvolti e un modello di mobilità sostenibile” che ha rappresentato un’integrazione importante al trasporto pubblico.

Un trend europeo? Firenze segue Parigi e Madrid

La decisione di Firenze, sebbene sia una prima assoluta in Italia, si inserisce in un contesto europeo più ampio. Altre grandi capitali hanno già intrapreso la stessa strada: Parigi ha messo al bando i monopattini in sharing nel 2023 a seguito di un referendum cittadino, e Madrid ha fatto lo stesso nel 2024. Queste scelte indicano un ripensamento generale sulla gestione della micromobilità elettrica, che dopo una fase di espansione incontrollata, si confronta ora con la necessità di una regolamentazione più strutturata per integrarsi in modo armonico nel tessuto urbano.

Il futuro della mobilità dolce a Firenze

L’amministrazione fiorentina ha già chiarito che lo stop ai monopattini non significa un passo indietro sulla mobilità sostenibile. Al contrario, il Comune intende potenziare i servizi di bike sharing e di noleggio scooter, ritenuti più gestibili e meno problematici dal punto di vista del controllo e del rispetto delle regole. L’obiettivo è orientare la mobilità dolce verso soluzioni che offrano maggiori garanzie di ordine e sicurezza per tutti. La vicenda di Firenze diventerà inevitabilmente un laboratorio sotto attenta osservazione da parte di molte altre città italiane, chiamate a trovare il giusto equilibrio tra innovazione, sostenibilità e sicurezza urbana.

Di davinci

La vostra guida digitale nell’oceano dell’informazione 🌊, dove curiosità 🧐 e innovazione 💡 navigano insieme alla velocità della luce ⚡.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *