Un’eco che torna a risuonare, potente e globale, a dieci anni esatti dalla sua scomparsa. Il 19 febbraio 2016 il mondo della cultura salutava Umberto Eco, ma oggi, nel rispetto della sua stessa volontà di un decennio di silenzio, la sua città natale, Alessandria, si fa capofila di un omaggio corale e diffuso. Si è infatti aperta una nuova stagione di riflessione e celebrazione sull’immensa eredità intellettuale del semiologo, filosofo e scrittore, con un calendario di iniziative che promettono di lasciare un segno tangibile e duraturo.

Il sipario su questo anno “Echiano” si è alzato con un evento senza precedenti: “Eco Eco Eco. A World-Wide Talk for Umberto”, una maratona web globale di 24 ore che ha unito idealmente Alessandria a città come Bologna, Milano, New York e Torino. L’iniziativa, promossa dalla famiglia Eco, dalla Fondazione Umberto Eco e dalla Fondazione Bottega Finzioni, ha segnato la conclusione del periodo di riserbo richiesto dallo stesso Eco, trasformando il ricordo in un dialogo vivo e partecipato. Un flusso ininterrotto di testimonianze, letture e riflessioni ha attraversato i fusi orari, partendo simbolicamente dall’isola di Taveuni nelle Fiji, luogo caro all’autore e legato alla genesi del suo romanzo “L’isola del giorno prima”. Un modo per connettere la sua immensa comunità di lettori e studiosi con i grandi nomi della cultura internazionale, da accademici a traduttori, da artisti a editori, che hanno contribuito a diffondere il suo pensiero in ogni angolo del pianeta.

L’omaggio di Alessandria: un legame indissolubile

“Noi partiamo da un dato di fatto: Eco ha sempre riconosciuto nelle sue origini alessandrine una fonte decisiva del suo ‘stile intellettuale'”, ha dichiarato il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, annunciando il ciclo di eventi “Umberto Eco, alessandrino”. Quello scetticismo, quell’ironia, quell’attitudine critica, disincantata e analitica che pervadono tutta la sua opera, affondano le radici proprio qui, nel cuore del Piemonte. Non si tratterà di una semplice commemorazione, ha sottolineato il primo cittadino, ma di una celebrazione volta a lasciare “qualcosa di tangibile e duraturo” alla città.

Il programma, frutto di una proficua collaborazione con la famiglia dello scrittore, si preannuncia ricco e articolato. Il primo grande appuntamento in presenza è fissato per il 13 e 14 marzo, all’interno del Frame – Festival della Comunicazione. L’evento, ospitato presso la sede alessandrina dell’Università del Piemonte Orientale, a Palazzo Borsalino, vedrà tra i protagonisti il saggista e critico Marco Belpoliti con una lectio dal titolo “Dieci cose che ho imparato da Umberto Eco”. Seguiranno tavole rotonde con la partecipazione di illustri ospiti, tra cui il filosofo Maurizio Ferraris, e momenti musicali a cura del Conservatorio Vivaldi.

Un’eredità che dialoga con il presente

Umberto Eco non è stato solo il romanziere di fama mondiale de “Il nome della rosa” o “Il pendolo di Foucault”. È stato un intellettuale totale, un pioniere della semiotica, un acuto osservatore dei media e della cultura di massa, un medievista appassionato che vedeva in quell’epoca un laboratorio di straordinaria modernità. La sua riflessione ha spaziato dall’estetica medievale alla filosofia del linguaggio, dalla teoria della comunicazione alla critica del falso, temi di una rilevanza oggi più che mai scottante.

La fine del silenzio decennale non è dunque solo un anniversario, ma l’occasione per riappropriarsi del suo pensiero critico come strumento per decifrare le complessità del nostro tempo. Le iniziative di Alessandria, insieme alla maratona globale e ad altri eventi sparsi nel mondo, come l’omaggio dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, mirano a questo: a far sì che la sua eredità non resti confinata nelle accademie, ma diventi un patrimonio vivo, capace di stimolare nuove domande e nuove interpretazioni. Un dialogo corale, come avrebbero voluto lui e la sua immensa, curiosa, biblioteca del mondo.

Di euterpe

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