LIVIGNO – Un sogno affascinante, ma lontano. Con queste parole, cariche di pragmatismo, il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha commentato l’ipotesi di una candidatura di Roma per ospitare i Giochi Olimpici estivi del 2040. Dalla prestigiosa cornice di Casa Italia a Livigno, nel cuore pulsante dell’evento olimpico invernale, il Ministro ha voluto riportare l’attenzione sul presente, smorzando, almeno per il momento, le fiamme di un’ambizione che ciclicamente si riaccende nel cuore della Capitale.
Il primato del presente: focus su Giochi e Paralimpiadi
“Io credo che fino alla fine dei Giochi, che vuol dire anche le Paralimpiadi, bisogna concentrarsi sul presente”, ha dichiarato Abodi con fermezza. Un richiamo all’ordine del giorno che pone l’accento sull’importanza di non disperdere energie e attenzioni. L’impegno attuale del sistema sportivo italiano è totalmente assorbito dagli eventi in corso, con un pensiero rivolto esclusivamente “agli atleti e alle atlete, che dimostreranno ancora una volta il loro valore e la loro passione”. Le parole del Ministro riflettono una visione che privilegia la concretezza e il supporto a chi, oggi, porta alta la bandiera tricolore nel mondo.
Il contesto da cui provengono queste dichiarazioni è significativo. Casa Italia a Livigno non è solo un luogo di rappresentanza, ma il quartier generale dell’eccellenza sportiva italiana, un luogo dove si respirano la fatica, la dedizione e le speranze degli atleti. In questo scenario, ogni discorso sul futuro, per quanto allettante, deve necessariamente fare i conti con le sfide immediate.
Un sogno condizionato: la volontà di trasformare
La riflessione di Abodi sul “sogno” olimpico è tutt’altro che una chiusura. È, piuttosto, una sfida lanciata a tutto il movimento sportivo e istituzionale. “I sogni appartengono a un genere di persone che vive poi non soltanto del sogno, ma della volontà e della capacità di trasformarlo proprio nell’ottica di un raggiungimento di obiettivi comuni”. Una frase che suona come un monito: per candidarsi a un evento di tale portata non basta il desiderio, ma serve una pianificazione solida, una visione condivisa e, soprattutto, la capacità di tramutare un’aspirazione in un progetto sostenibile e vincente. Il Ministro, in altre occasioni, aveva già espresso il suo personale “sogno” di vedere i Giochi a Roma nel 2040, in coincidenza con l’80° anniversario delle Olimpiadi di Roma 1960, ma sempre sottolineando come il successo dell’organizzazione di eventi come Milano-Cortina sia un prerequisito fondamentale.
Il contesto geopolitico e le sfide future
Il Ministro non ha tralasciato di menzionare le “delicatezze del caso e tutte le considerazioni geopolitiche che sono state fatte in questi giorni”. Un riferimento implicito ma chiaro alle complessità dello scenario internazionale, che inevitabilmente si riflettono sul mondo dello sport. Organizzare un’Olimpiade significa assumersi una responsabilità globale, che va ben oltre l’aspetto puramente agonistico. Questo aggiunge un ulteriore livello di complessità a qualsiasi futura candidatura, richiedendo un’attenta valutazione e un solido consenso a livello nazionale e internazionale.
Voci a confronto: tra sogno e cautela
L’idea di una nuova candidatura olimpica per Roma anima da tempo il dibattito. Se da un lato figure come il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, si sono mostrate aperte, sottolineando come l’Italia meriti un’altra edizione estiva e come Roma disponga già di una buona base impiantistica, dall’altro non mancano le voci che invitano alla prudenza. Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina, ha definito “fuori luogo” e “prematuro” parlarne ora, invitando a non farsi trascinare da facili entusiasmi. Anche la premier Giorgia Meloni ha usato toni cauti, parlando di “una cosa alla volta”. Queste diverse posizioni testimoniano la complessità della questione, che intreccia ambizioni sportive, valutazioni economiche e strategie politiche.
Resta il ricordo delle candidature passate, in particolare quella per i Giochi del 2024, ritirata dall’allora sindaca Virginia Raggi, un passo indietro che ancora oggi suscita rammarico in una parte del mondo sportivo. L’attuale sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha invece mostrato disponibilità, confidando anche nell’impulso che eventi come EURO 2032 potranno dare alla riqualificazione degli impianti sportivi della Capitale.
Il 2040: un orizzonte lontano ma simbolico
La data del 2040 non è casuale. Come ricordato dallo stesso Abodi in precedenti interventi, coinciderebbe con l’80° anniversario dei Giochi di Roma 1960, un’edizione che segnò un’epoca e proiettò l’Italia nella modernità. Tuttavia, la strada è lunga e il tempo per le decisioni non è ancora maturo. Il Comitato Olimpico Internazionale deciderà la sede dei Giochi del 2036 nel 2027, e per allora l’Italia dovrà aver sciolto le sue riserve e, soprattutto, aver dimostrato al mondo, con i fatti, di saper organizzare eventi impeccabili. L’attenzione, per ora, resta saldamente ancorata alle nevi di Livigno e alle imprese dei nostri atleti, con la consapevolezza che ogni medaglia vinta oggi contribuisce a costruire la credibilità per i sogni di domani.
