Una vasta e complessa operazione di polizia giudiziaria, battezzata “Cavallo Pazzo”, ha inferto un duro colpo alla criminalità nell’hinterland cagliaritano. Condotta dalla Squadra Mobile di Cagliari e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), l’indagine ha portato all’emissione di 14 misure cautelari personali: otto persone sono finite in carcere, cinque agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e una è stata sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’inchiesta si muove lungo due filoni principali ma interconnessi: da un lato, un radicato traffico di sostanze stupefacenti; dall’altro, una serie di gravi reati contro la persona e la Pubblica Amministrazione che vedono come figura centrale un amministratore locale.
Tra gli arrestati spicca il nome di Luigi Gessa, assessore ai Lavori Pubblici, Igiene Urbana e Servizi Tecnologici del Comune di Selargius, che è stato tradotto in carcere. In seguito all’arresto, il sindaco di Selargius, Gigi Concu, ha prontamente revocato tutte le deleghe a Gessa, assumendole ad interim e manifestando piena fiducia nell’operato della magistratura.
Il filone del narcotraffico: fiumi di droga nell’area metropolitana
Il primo ramo dell’indagine ha smantellato un’organizzazione criminale dedita all’approvvigionamento e allo spaccio di ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana. Le piazze di spaccio rifornite dal gruppo erano dislocate in punti strategici dell’area vasta di Cagliari, includendo la stessa città capoluogo e i comuni di Selargius, Quartu Sant’Elena e Assemini. Gli investigatori hanno delineato una rete strutturata con ruoli ben definiti, dove alcuni membri, tra cui anche minorenni, si occupavano della vendita al dettaglio, mentre altri gestivano l’approvvigionamento e l’organizzazione logistica del traffico, che aveva il suo epicentro proprio a Selargius.
L’inchiesta ha preso le mosse nel 2024, a seguito di una violenta rapina a mano armata avvenuta ai danni di un pregiudicato ad Assemini. In quell’occasione, un commando composto da quattro maggiorenni e un minorenne riuscì a sottrarre alla vittima circa 60.000 euro in contanti e una notevole quantità di droga. Proprio analizzando quell’episodio, gli uomini della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Davide Carboni, attraverso intercettazioni e pedinamenti, sono riusciti a ricostruire l’intera filiera del narcotraffico.
L’assessore Gessa: abuso di potere, stalking e corruzione
Il secondo filone dell’inchiesta, sebbene distinto dal narcotraffico, vede protagonista l’assessore Luigi Gessa, accusato di reati particolarmente gravi. Gli inquirenti hanno specificato che a Gessa non sono contestati reati legati agli stupefacenti. Le accuse nei suoi confronti sono invece di atti persecutori, intimidazioni, corruzione e un “uso distorto e personalistico della funzione pubblica”.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Gessa avrebbe messo in atto una grave escalation di violenza e sopraffazione nei confronti della sua ex compagna. Gli viene contestato di aver commissionato a due degli indagati del filone droga l’incendio dell’automobile della donna e di essere coinvolto nel rogo di altri due veicoli a lei riconducibili. Le indagini avrebbero documentato una costante campagna di minacce e diffamazioni, arrivando a pianificare un furto o una rapina nell’abitazione della vittima, fortunatamente sventati.
Oltre alle vicende private, Gessa avrebbe sfruttato il suo ruolo pubblico per fini personali. Avrebbe esercitato pressioni e minacce nei confronti di una società privata che gestisce il servizio di raccolta rifiuti per imporre l’assunzione di persone di sua fiducia, minacciando altrimenti ripercussioni economiche. Inoltre, è accusato di corruzione per aver ricevuto una somma di denaro da un imprenditore al fine di evitare la segnalazione di presunte violazioni ambientali. L’inchiesta parla di “episodi reiterati di utilizzo illecito di risorse e servizi pubblici per fini personali”.
I nomi degli arrestati e le misure cautelari
L’operazione, che ha visto un ampio dispiegamento di forze con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine, del Reparto Volo e delle unità cinofile, ha portato all’applicazione delle seguenti misure:
- Custodia cautelare in carcere per:
- Luigi Gessa
- Cristian Bibbò
- Michela Galioto
- Daniele Loddo
- Fabio Melis
- Pier Paolo Orrù
- Angelo Saba
- Giovanni Vacca
- Arresti domiciliari per:
- Cristian Carreras
- Antonella Dami (o Damu)
- Elisa Portas
- Giuseppe Floris
- Emanuele Saba
Un’ulteriore persona, Serafino Olianas, è stata sottoposta all’obbligo di firma. Come sottolineato dagli inquirenti, la responsabilità degli indagati sarà accertata nelle competenti sedi giudiziarie, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
