Nelle pieghe più autentiche e appassionate del panorama culturale italiano, dove l’arte si fa ancora a mano e la poesia è un pane quotidiano, la figura di Alberto Casiraghy emerge con la forza gentile di un “Pulcinoelefante”, creatura fantastica che dà il nome alla sua creatura editoriale. A celebrare questo universo unico, fatto di carta pregiata, caratteri mobili e incontri umani, giunge ora in libreria il volume ‘Alberto Casiraghy. I sogni di un Pulcinoelefante tra arte e poesia’, firmato dal critico e poeta Donato Di Poce e pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni.
Il libro si propone come un’immersione profonda nell’officina creativa di Casiraghy, un “luogo magico di produzione di felicità” situato a Osnago, in provincia di Lecco, dove l’artista, nato nel 1952, continua a dare vita ai suoi celebri “pulcini”. Si tratta di libretti unici, prodotti artigianalmente in una tiratura limitatissima di circa 33 copie, che abbinano aforismi o brevi poesie a opere d’arte originali come incisioni, disegni e collage. Un’operazione editoriale che, fin dalla sua nascita nel 1982, si è posta al di fuori delle logiche commerciali, diventando un punto di riferimento per bibliofili e collezionisti di tutto il mondo.
Un Sodalizio Elettivo: Casiraghy e Alda Merini
Cuore pulsante del saggio di Di Poce è l’analisi del lungo e fecondo sodalizio, durato diciotto anni, tra Alberto Casiraghy e la poetessa dei Navigli, Alda Merini. Un legame artistico e umano che ha prodotto ben 1.189 titoli, consacrando Casiraghy come il “vero editore” della Merini. Il libro, arricchito da un prezioso album fotografico e da analisi critiche inedite, esplora la profondità di questo rapporto, nato nel 1992, che ha permesso di fissare su carta, con la delicatezza e l’immediatezza tipiche del Pulcinoelefante, l’inesauribile vena creativa della poetessa. Casiraghy non è stato solo un editore per la Merini, ma un amico, un confidente, un interlocutore privilegiato che ha saputo cogliere e valorizzare la sua voce unica.
L’Arca della Poesia: l’Archivio Pulcinoelefante a Casa Boschi Di Stefano
L’uscita del volume di Donato Di Poce si inserisce in un contesto di rinnovato interesse per l’opera di Casiraghy, suggellato da un evento di straordinaria importanza culturale: l’acquisizione, da parte del Comune di Milano, del suo immenso archivio. Un tesoro di quasi undicimila titoli, testimonianza di quarant’anni di attività, è ora conservato e valorizzato presso la Casa Museo Boschi Di Stefano, un luogo che celebra l’arte del Novecento e che ora accoglie questo patrimonio di poesia e grafica contemporanea. Questa operazione non solo salva dalla dispersione un archivio unico nel suo genere, ma lo rende finalmente accessibile a studiosi e appassionati, riconoscendone il valore pubblico e la sua importanza nella storia dell’editoria d’arte italiana.
Un “Panettiere di Sogni” nel Panorama Editoriale
Definito dall’editore Vanni Scheiwiller “il panettiere degli editori, l’unico che stampi in giornata”, Casiraghy è una figura poliedrica: pittore, liutaio, aforista, ma soprattutto un artigiano della parola e dell’immagine. La sua casa-laboratorio di Osnago è stata un crocevia di talenti, un cenacolo informale dove sono passati alcuni dei più grandi nomi della cultura contemporanea. L’elenco degli autori e artisti che hanno collaborato ai “pulcini” è vertiginoso e testimonia la capacità di Casiraghy di creare ponti tra mondi e sensibilità diverse:
- Allen Ginsberg
- Bruno Munari
- Ettore Sottsass
- Enrico Baj
- Sebastiano Vassalli
- Maurizio Cattelan
- Gillo Dorfles
- Arturo Schwarz
e innumerevoli altri, da poeti affermati a voci emergenti, tutti uniti dal desiderio di partecipare a un’esperienza editoriale che è prima di tutto un atto di amicizia e di amore per la bellezza.
Come scrive Di Poce, Casiraghy è “un inventore di sogni, un Peter Pan della creatività”, un personaggio che incarna lo spirito di figure come Savinio, Munari e, naturalmente, la sua amata Alda Merini. La sua produzione, che supera i diecimila titoli, è un monumento alla perseveranza e alla passione, un fiume in piena di creatività che ha trovato eco in mostre e riconoscimenti in Italia e all’estero, da New York a Tokyo, da Berlino a Lisbona. La sua storia è stata anche raccontata nel documentario di Silvio Soldini del 2016, “Il fiume ha sempre ragione”.
Il libro di Donato Di Poce, quindi, non è solo l’omaggio a un editore, ma il ritratto di un artista totale, un custode della bellezza che, con la sua macchina da stampa Audax Nebiolo e i suoi caratteri di piombo, continua a dimostrare che la poesia può nascere ogni giorno, come un pane fragrante, per nutrire l’anima.
