CORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) – Un sospiro di sollievo attraversa il villaggio olimpico di Cortina. Il mistero legato alla scomparsa della copia della fiaccola olimpica, sparita lunedì scorso dalla mensa degli atleti, è stato risolto in tempi record dalla Polizia di Stato. Quello che per alcune ore ha fatto temere un atto di sfregio o una protesta contro i Giochi si è rivelato essere, fortunatamente, una semplice “goliardata”. I responsabili, un gruppo di atleti, hanno confessato e si sono scusati, chiudendo un caso che aveva destato non poca preoccupazione.
L’ALLARME E L’INTERVENTO DELLA POLIZIA
La vicenda ha inizio lunedì 9 febbraio, quando il personale della Fondazione Milano Cortina si accorge dell’assenza del prezioso simbolo dalla sua teca, posizionata all’interno della mensa atleti. L’allarme è immediato. Il timore è che possa trattarsi di un gesto deliberato contro l’imminente manifestazione a cinque cerchi, un atto dimostrativo o vandalico. La Fondazione non perde tempo e informa le forze dell’ordine, presentando una segnalazione alla Questura di Belluno.
Gli investigatori si mettono subito al lavoro. La rapidità è essenziale, non solo per recuperare l’oggetto, ma anche per comprendere la matrice del gesto. Il dispositivo di sicurezza, già predisposto per la vigilanza delle strutture olimpiche, si dimostra subito efficace. Gli agenti acquisiscono e analizzano meticolosamente le immagini delle numerose telecamere di videosorveglianza sparse per il villaggio. Proprio grazie a questi filmati, la Polizia riesce in poche ore a ricostruire l’accaduto e a individuare i responsabili.
LA SOLUZIONE DEL CASO: UNA “BRAVATA”
Le indagini hanno permesso di circoscrivere rapidamente i fatti, escludendo motivazioni politiche o di protesta. Gli autori del gesto sono stati identificati in un gruppo di atleti che, probabilmente senza riflettere a fondo sulle possibili conseguenze, hanno sottratto la fiaccola per scherzo. Una volta contattati dalle forze dell’ordine, i giovani hanno immediatamente confessato.
Secondo quanto ricostruito, si è trattato di un atto impulsivo, dettato da uno spirito goliardico. Gli atleti hanno espresso profondo rammarico per l’azione, porgendo le loro scuse sia agli agenti della Polizia di Stato che, soprattutto, ai responsabili della Fondazione Milano Cortina. Hanno quindi indicato il luogo dove avevano nascosto la fiaccola, ritrovata in perfette condizioni nelle sale di una delegazione all’interno dello stesso villaggio.
NESSUNA DENUNCIA E IL VALORE DEL SIMBOLO
Considerata la natura del gesto e le immediate scuse, il caso si è chiuso senza alcuna denuncia a carico degli autori. La fiaccola è stata prontamente recuperata e riconsegnata alla Fondazione, per essere ricollocata nella sua postazione originale nella mensa, a disposizione di atleti e addetti ai lavori. L’episodio, sebbene a lieto fine, accende i riflettori sull’enorme valore simbolico di oggetti come la fiaccola olimpica. Essa non è un semplice oggetto di design, ma l’emblema dei valori di pace, unione e lealtà sportiva che sono il cuore dei Giochi Olimpici. Ogni sua apparizione pubblica, come nel recente tour che ha emozionato Cortina, è un momento di grande partecipazione collettiva.
Questo incidente, pur nella sua leggerezza, ha rappresentato un banco di prova inaspettato per il sistema di sicurezza predisposto a Cortina, che ha dimostrato grande efficienza e reattività, risolvendo la questione con discrezione e rapidità. Una lezione per tutti sull’importanza del rispetto dei simboli e un piccolo contrattempo, subito archiviato, nel percorso di avvicinamento ai Giochi Invernali di Milano Cortina 2026.
