Un fiume di parole lucide e taglienti, un’analisi spietata del presente e un inno accorato al potere salvifico della letteratura. Daniel Pennac, uno degli autori francesi più amati e letti in Italia, ha inaugurato la prima edizione del festival “Francesissimo” al Circolo dei Lettori di Torino, regalando al folto pubblico un intervento memorabile. In un dialogo serrato con il curatore della rassegna, Fabio Gambaro, Pennac ha spaziato dall’attualità politica alla sua poetica, dal valore della lettura al ricordo commosso dell’amico fraterno Stefano Benni.

La Cultura Disarmata di Fronte al Populismo

Il cuore del discorso di Pennac ha pulsato attorno a una constatazione amara ma necessaria: “Siamo noi a dovere reagire personalmente, non la nostra cultura. La cultura a volte è impotente davanti ad alcuni fatti come il Trumpismo”. Con queste parole, lo scrittore ha fotografato la fragilità del pensiero e dell’arte di fronte alla brutalità di un potere che si alimenta di capri espiatori, tra cui la cultura stessa. “Trump ha creato il suo potere inventando dei capri espiatori e tra questi c’è la cultura, si può vincere un’elezione disprezzando la cultura”, ha affermato Pennac, sottolineando come il fenomeno non sia frutto di stupidità, ma di una lucida strategia. “Trump non è un imbecille e ha capito come poteva sfruttare tutto questo”, ha aggiunto, individuando le radici del problema nei “deficit del sistema scolastico americano”, che hanno alimentato un “complesso di inferiorità” e un “odio per l’élite privilegiata” sapientemente cavalcati dal leader populista. Le parole di Pennac riecheggiano in un’epoca definita “pericolosa”, dove “lo spirito delle persone può essere molto cattivo”, un’atmosfera che ha ispirato anche la figura di Nonnino, l’antagonista del suo ultimo romanzo, “Il mio assassino”, un personaggio che prospera “speculando sull’ignoranza” e sul conformismo della società dei consumi.

Leggere “Contro”: Un Atto di Resistenza

Se la cultura appare a tratti inerme, qual è dunque l’antidoto? Per Pennac, la risposta risiede in un gesto intimo e rivoluzionario: la lettura. Non una lettura finalizzata a uno scopo, come “diventare istruiti”, ma una lettura che si configura come un atto di ribellione. “Noi in realtà leggiamo ‘contro'”, ha spiegato con fervore, “contro la noia, contro qualcosa che non ci va, contro la pioggia, perché ci hanno messo in fondo alla classe e la lezione è particolarmente noiosa. La lettura è un atto di resistenza ai vincoli che ci vengono imposti“.

Un invito potente, che si accompagna a un monito contro la pervasività della tecnologia: “Leggete ai bambini sin da quando sono piccolissimi e buttate via i cellulari, si usano troppo”. Secondo lo scrittore, l’introduzione degli smartphone nelle scuole ha rappresentato un “vero motivo per uscire dalla scuola”, una distrazione che allontana dalla concentrazione e dalla profondità che solo la lettura può offrire. La sua visione si allinea con la celebre “Carta dei diritti del lettore” esposta nel suo saggio “Come un romanzo”, un decalogo che celebra la libertà assoluta di chi si immerge tra le pagine di un libro.

Il Ricordo di Stefano Benni e il “Terreno Fertile” della Scrittura

L’intervento di Pennac è stato anche un toccante omaggio all’amico e scrittore Stefano Benni, scomparso nel 2025. Con la voce rotta dall’emozione, ha proposto di intitolare il festival proprio a lui, ricordando un aneddoto fondamentale per la sua carriera in Italia: “È stato lui a dire a Feltrinelli che se non avesse pubblicato il mio libro Il paradiso degli orchi se ne sarebbe andato. E gli editori non restano insensibili di fronte a minacce come questa”. Un gesto di amicizia e stima che ha aperto a Pennac le porte del successo nel nostro Paese e ha cementato un legame profondo, testimoniato anche dalla sua presenza a Bologna per l’ultimo saluto a Benni, definito “un fratello”.

Alla domanda sul perché scriva, Pennac ha risposto con una metafora suggestiva: “La scrittura è la mia casa, come lo è la lingua francese. Non c’è una finalità”. La scrittura, per lui, non è un atto solitario, ma un modo per alimentare un “terreno fertile” da cui nascono altri artisti. “Si scrive per alimentare un terreno fertile dal quale nascono altri scrittori, musicisti, artisti che creano nutrendosi di quello stesso terreno fertile in cui ci sono anche i miei libri”. In questo humus culturale, Pennac ha voluto includere anche autori italiani da lui amati come Silvia Avallone, Erri De Luca e Antonio Moresco, a testimonianza di un dialogo continuo e fecondo tra le culture.

Francesissimo: Un Nuovo Ponte Culturale tra Italia e Francia

L’intervento di Pennac ha dato il via a “Francesissimo”, un nuovo festival che si propone di diventare un appuntamento fisso per la cultura torinese. Ideato e diretto da Fabio Gambaro, già curatore di “Italissimo” a Parigi, il festival è un progetto della Fondazione Circolo dei lettori e del Consolato generale di Francia a Milano. L’obiettivo è quello di rafforzare il dialogo tra Italia e Francia, portando nel capoluogo piemontese alcune delle voci più significative della letteratura francofona contemporanea. La chiusura della kermesse, domenica, sarà affidata a un altro nome di grande peso, lo scrittore algerino Boualem Sansal. La sua presenza a Torino segna la sua prima apparizione pubblica in Italia dopo la scarcerazione avvenuta nel novembre 2025, a seguito di un arresto nel 2024 che aveva suscitato una vasta mobilitazione internazionale. Un momento di forte valore simbolico che suggella l’impegno civile e culturale del festival.

Di euterpe

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