Un’eco lontana, proveniente dalle profondità inesplorate del tempo e degli oceani, torna a risuonare con forza nel presente. È la storia del Batiscafo Trieste, un’avventura di audacia scientifica e visione pionieristica che, in piena Guerra Fredda, seppe tracciare una rotta di pace e conoscenza. A questa epopea è dedicata la produzione cinematografica “Operazione Batiscafo Trieste”, un’opera scritta e diretta da Massimiliano Finazzer Flory che promette di essere molto più di un semplice documentario: un racconto poetico che fonde memoria e futuro, scienza e arte.
Un Tuffo nella Storia: La Conquista degli Abissi
Era il 23 gennaio 1960 quando il Batiscafo Trieste, un avveniristico sommergibile di progettazione svizzera e costruzione italiana, si immerse nelle acque del Pacifico, al largo dell’isola di Guam. A bordo, due uomini destinati a entrare nella leggenda: l’oceanografo svizzero Jacques Piccard e il tenente della U.S. Navy Don Walsh. La loro missione era tanto semplice nel suo enunciato quanto proibitiva nella sua realizzazione: raggiungere il punto più profondo della crosta terrestre, l’abisso Challenger nella Fossa delle Marianne. Dopo una discesa durata circa cinque ore, l’incredibile divenne realtà: il Trieste toccò il fondale a quasi 11.000 metri di profondità, un record umano mai eguagliato per oltre cinquant’anni. Quell’impresa non fu solo un trionfo tecnologico, ma anche una scoperta scientifica di capitale importanza: anche in quelle condizioni estreme, a pressioni schiaccianti e nel buio perpetuo, esisteva la vita.
Il Film: un Ponte tra Passato e Futuro
Commissionato dal Comune di Trieste e prodotto da Movie&Theater in collaborazione con Rai Cinema e Armundia, il film di Finazzer Flory si propone di restituire la tensione epica di quella giornata storica. Lo fa attraverso un sapiente montaggio che intreccia preziose e rare immagini d’archivio con le voci dei protagonisti di ieri e di oggi. Nel trailer, già disponibile online, compaiono infatti i figli degli eroici esploratori, Bertrand Piccard e Kelly Walsh, accanto a figure come Julie Kowalsky, direttrice del National Museum of the United States Navy, e Giorgio Rossi, Assessore alle Politiche della Cultura del Comune di Trieste. Questo dialogo a distanza tra generazioni sottolinea la portata universale e atemporale dell’impresa.
Ma “Operazione Batiscafo Trieste” non si limita a celebrare il passato. Il documentario segue con la stessa intensità le fasi della “rinascita” del sommergibile: la minuziosa e fedele ricostruzione in scala 1:1, affidata alla perizia dell’azienda bergamasca M23 Srl. Dalle lavorazioni nei capannoni fino al viaggio verso il mare e verso Trieste, la città che gli diede i natali, la telecamera cattura non solo l’aspetto tecnico, ma anche lo spirito e la passione di chi ha lavorato per restituire al presente questo simbolo di ingegno.
Come afferma lo stesso regista, Massimiliano Finazzer Flory: “Non solo un batiscafo, molto di più: un viaggio continuo verso la ricerca della bellezza, con la scienza, e i pionieri. Con il mare. Con due batiscafi. Quello del primato planetario del 1960 che si immerge nella Fossa delle Marianne. E poi quello di oggi che dal mare ha come rotta il museo di Trieste. Perché il batiscafo ora è opera d’arte. Connubio di scienza e design. Per la pace e con poesia. Questa è la storia che si fa futuro”.
Trieste: Culla e Destino di un Gigante del Mare
Il legame tra il batiscafo e la città di Trieste è indissolubile e rappresenta uno dei fulcri narrativi del progetto. Fu proprio a Trieste, nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, che il sommergibile prese forma, con la sua sfera pressurizzata forgiata nelle Acciaierie di Terni. Un ruolo chiave in questa scelta fu giocato da Diego de Henriquez, collezionista e visionario che per primo intuì il valore scientifico e, soprattutto, pacifista dell’impresa, incoraggiando i Piccard a stabilire la loro base nella città giuliana. De Henriquez vedeva in quel mezzo la possibilità di convertire la tecnologia, spesso associata a scopi bellici, in uno strumento di conoscenza e progresso per l’umanità.
Non è un caso, dunque, che la replica del Batiscafo Trieste troverà la sua collocazione definitiva proprio nel Civico Museo della Guerra per la Pace “Diego de Henriquez”. Un ritorno a casa simbolico, previsto per il 2026, che chiude un cerchio e rende omaggio alla visione del suo primo sostenitore italiano. L’installazione sarà arricchita da contenuti multimediali e da una mostra che ne racconterà la storia, trasformando il museo in un polo di attrazione culturale e scientifica.
Un Viaggio Globale: le Anteprime del Film
Il percorso del film seguirà idealmente le tracce del suo protagonista. L’anteprima è fissata per inizio marzo al Cinema Ariston di Trieste, per poi proseguire con proiezioni a Napoli, Roma e Milano. Successivamente, “Operazione Batiscafo Trieste” varcherà l’oceano per essere presentato negli Stati Uniti, a Washington e New York, città che custodiscono la memoria dell’originale, oggi esposto al National Museum of the U.S. Navy. Un tour internazionale per una storia che, nata da un’invenzione svizzera e dall’ingegno italiano e consacrata da una bandiera americana, appartiene di diritto al patrimonio dell’umanità intera.
