MONTECARLO – Missione compiuta, ma il sapore è quello dell’amaro in bocca. La Juventus esce dallo Stade Louis II con un pareggio a reti inviolate (0-0) contro il Monaco che, pur garantendo la qualificazione ai playoff della nuova Champions League, lascia dietro di sé una scia di dubbi e un’analisi severa da parte del suo condottiero, Luciano Spalletti. Il tecnico toscano non usa giri di parole per descrivere la prestazione dei suoi: “Siamo stati sotto livello, la gara non ha dato grandi spunti. Non siamo riusciti ad esprimerci come eravamo abituati nell’ultimo periodo”.
Una sentenza netta, che fotografa una serata in cui la Vecchia Signora, pur solida in fase difensiva, è apparsa lenta, prevedibile e priva di quella scintilla necessaria per imporsi sul palcoscenico europeo. Lo stesso Spalletti, ai microfoni di Sky, ha individuato il cuore del problema: “In fase difensiva abbiamo sbrogliato diversi pericoli, ma da metà campo in su serviva maggiore qualità. E calando la qualità di tutta la squadra, viene meno anche la possibilità del singolo di emergere”.
ANALISI DI UNA SERATA SOTTOTONO: TURNOVER E MANCANZA DI COMPATTEZZA
Per affrontare la trasferta nel Principato, con il pass per la fase successiva già in tasca, Spalletti aveva optato per un ampio turnover, dando spazio a chi finora aveva giocato meno. Una scelta motivata dalla necessità di “dare brillantezza e concedere una chance a chi aveva giocato meno”, anche in virtù della “tanta fatica accumulata” nelle recenti uscite. Tuttavia, le risposte dal campo non sono state quelle sperate. La squadra è apparsa slegata, incapace di mantenere le giuste distanze tra i reparti. “Non siamo stati così bravi a rimanere compatti, il Monaco ti costringeva a corse di cento metri all’indietro”, ha ammesso l’allenatore.
La cronaca della partita è quella di un match bloccato, con poche emozioni e zero tiri nello specchio della porta per i bianconeri. Le cosiddette “seconde linee” non hanno convinto, con prestazioni individuali spesso al di sotto della sufficienza, come nel caso di un Teun Koopmeiners apparso lento e involuto. I pericoli maggiori sono arrivati dai padroni di casa, in particolare con un errore in disimpegno di Perin in avvio che ha quasi regalato il vantaggio ad Akliouche e una successiva grande parata dello stesso portiere su Vanderson.
ORA I PLAYOFF: BRUGGE O GALATASARAY SULLA STRADA DELLA JUVE
Archiviata la fase a girone unico, lo sguardo della Juventus si proietta ora sui playoff di febbraio, ultimo ostacolo prima degli ottavi di finale. Essendosi qualificata come testa di serie (13° posto finale), la squadra di Spalletti affronterà una tra le non teste di serie. Il sorteggio di venerdì 30 gennaio a Nyon decreterà l’avversaria: sarà una tra i belgi del Club Brugge e i turchi del Galatasaray.
Due avversari da non sottovalutare, con esperienza europea e ambienti caldissimi. Il Galatasaray, in particolare, evoca ricordi di battaglie intense e potrebbe presentare l’incognita di vecchie conoscenze del calcio italiano. Spalletti, però, non mostra timore e sprona i suoi, consapevole che per proseguire il cammino servirà una Juventus diversa da quella vista a Montecarlo: “Abbiamo le potenzialità per affrontare tutti”, ha dichiarato, aggiungendo con una battuta che anche l’attaccante del Monaco, Balogun, “non era così lento”.
Il messaggio è chiaro: la qualificazione è un punto di partenza, non un traguardo. Per onorare la maglia e inseguire la vittoria, come il mio nome impone, serviranno più qualità, più intensità e quella fame che in una notte monegasca è rimasta negli spogliatoi.
