Roma – Un ponte culturale gettato sul Mediterraneo, un dialogo tra passato e futuro per la salvaguardia di un’eredità millenaria. Si è concluso lo scorso 23 gennaio nella Capitale il convegno internazionale “ArcheoSite. Il presente dell’archeologia“, un evento di cruciale importanza che ha segnato un passo decisivo verso la creazione di una solida rete di collaborazione tra i siti archeologici dell’area euromediterranea. Fortemente voluto dal Ministero della Cultura e inserito strategicamente nel Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato, l’incontro ha visto la partecipazione di oltre settanta relatori, tra cui illustri studiosi, specialisti del settore e responsabili di 37 siti archeologici, uniti dall’obiettivo comune di definire le migliori pratiche per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio.
Un’Iniziativa Strategica per un Dialogo Permanente
Organizzato dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale e dal prestigioso Parco archeologico del Colosseo, il convegno si è articolato in tre intense giornate di lavoro. Le sedi scelte, la Sala Spadolini del Collegio Romano e la Curia Iulia nel cuore del Foro Romano, hanno offerto una cornice simbolica a un dibattito che ha toccato i nervi scoperti della gestione dei tesori che le antiche civiltà mediterranee ci hanno lasciato. La curatela scientifica è stata affidata a figure di spicco del panorama culturale italiano: Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento, Simone Quilici, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, e le funzionarie archeologhe Francesca Boldrighini e Astrid D’Eredità.
Come sottolineato da Alfonsina Russo, “Il convegno ArcheoSite pone in evidenza il linguaggio ormai comune nella pratica della gestione dei siti archeologici, dalla manutenzione programmata al coinvolgimento delle comunità locali“. Questo evento non rappresenta un punto di arrivo, ma “l’inizio di una solida rete, costruita nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato e che deve diventare permanente“. Una visione condivisa da Simone Quilici, che ha ribadito il ruolo centrale della Città Eterna: “Roma è la casa madre perché è il riferimento naturale nel bacino euro mediterraneo per i siti archeologici di età romana. Da qui può partire una rete importante con l’ambizione di divenire globale“.
Tre Giornate di Lavoro, Tre Pilastri per il Futuro
Il programma del convegno ha esplorato in modo approfondito le sfide e le opportunità dell’archeologia contemporanea, strutturandosi attorno a tre macro-temi fondamentali:
- Tutela, restauro e monitoraggio: La prima giornata ha affrontato le questioni tecniche e scientifiche legate alla conservazione materiale dei siti, analizzando le metodologie più innovative per il restauro e il monitoraggio costante di monumenti esposti alle insidie del tempo e dell’inquinamento.
- Gestione, bigliettazione e fundraising: Il secondo giorno è stato dedicato ai modelli di governance e sostenibilità economica. Si è discusso di strategie di bigliettazione, di come attrarre finanziamenti privati e di come ottimizzare la gestione delle risorse per garantire l’autosufficienza dei parchi archeologici.
- Comunicazione, audience engagement e development: La giornata conclusiva si è concentrata sul rapporto con il pubblico. Dall’audience engagement allo sviluppo di nuove narrative, l’obiettivo è trasformare i siti archeologici da semplici luoghi di visita a centri culturali vivi, capaci di dialogare attivamente con le comunità locali e i visitatori internazionali.
La sessione finale è stata impreziosita da una tavola rotonda di altissimo profilo, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Aruna Francesca Maria Guijral, Direttore Generale dell’ICCROM, Maurizio Di Stefano, Presidente Emerito di ICOMOS, e il Ten. Col. Paolo Befera del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, a testimonianza di un approccio integrato che coinvolge istituzioni internazionali, esperti di conservazione e forze dell’ordine specializzate nel contrasto ai crimini contro il patrimonio culturale.
Il Piano Mattei e la Diplomazia Culturale
L’inserimento di “ArcheoSite” nel contesto del Piano Mattei non è casuale. Il piano, che mira a una nuova forma di partenariato con le nazioni africane e del Mediterraneo allargato, riconosce nella cultura un veicolo fondamentale di dialogo e sviluppo. La collaborazione nel campo del patrimonio archeologico diventa così uno strumento di soft power, un modo per costruire ponti, condividere conoscenze e promuovere una crescita comune basata sul rispetto e la valorizzazione delle reciproche identità storiche. L’Italia, con la sua ineguagliabile ricchezza di siti UNESCO e la sua esperienza consolidata nel restauro e nella gestione, si pone come capofila naturale di questo processo, promuovendo un modello di cooperazione che va oltre la mera assistenza tecnica per abbracciare una visione di sviluppo sostenibile e integrato.
Il convegno ha rappresentato, in definitiva, la formalizzazione di un impegno a lungo termine. La rete che nascerà da questo incontro avrà il compito di facilitare lo scambio di buone pratiche, promuovere progetti congiunti di ricerca e formazione e creare un fronte comune per affrontare le sfide globali, dai cambiamenti climatici al turismo di massa, che minacciano l’integrità del nostro patrimonio condiviso. Un’eredità che, come ci ha ricordato l’eco delle antiche pietre della Curia Iulia, abbiamo il dovere di proteggere e tramandare alle future generazioni.
