Un amore nato tra i profumi di gelsomino di un vicolo palermitano e cresciuto attraversando cinquant’anni di storia italiana, tra sogni di rivoluzione, impegno civile e il dolore incancellabile della violenza politica. È questa la trama, intima e universale, che Nando Dalla Chiesa tesse nel suo ultimo, toccante libro, “La ragazza di Vicolo Pandolfini” (Edizioni San Paolo). Un’opera che va oltre il memoir per diventare un canto alla forza di un legame e il ritratto di una generazione che ha vissuto sulla propria pelle le contraddizioni e le speranze del nostro Paese.
Protagonista assoluta è Emilia Cestelli, la “ragazza dagli occhi di smalto turchese”, moglie dell’autore, scomparsa nel 2021 dopo una lunga malattia. Dalla Chiesa ne evoca la figura con una scrittura delicata e potente, restituendoci l’immagine di una donna colta, ironica, luminosa e dotata di un coraggio sorprendente. Il loro amore, sbocciato nella Palermo del 1970, diventa il filo conduttore per ripercorrere le tappe salienti della storia recente d’Italia.
Un amore intrecciato alla Storia
Il racconto si dipana attraverso capitoli costruiti attorno a oggetti-simbolo, come una Seicento bianca, una canzone di Michele Pecora o lo stesso vicolo palermitano che dà il titolo al libro. Questi elementi, carichi di memoria personale, si trasformano in porte d’accesso a un passato collettivo. Troviamo così la giovinezza negli anni della contestazione, i lunghi e speranzosi viaggi in treno tra il Sud e il Nord, il trasferimento in una Milano segnata dagli anni di piombo e dalla minaccia costante del terrorismo.
La vita della giovane coppia è inestricabilmente legata a quella del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, padre di Nando. Il matrimonio si celebra sotto scorta, e la quotidianità è scandita dalla necessità di proteggere il generale, impegnato nella lotta contro le Brigate Rosse prima e contro Cosa Nostra poi. Emilia si trova a far parte, “senza averlo desiderato né immaginato”, di una famiglia in prima linea nella difesa dello Stato e della democrazia. Lo fa con una grazia e una determinazione che l’autore sottolinea con profonda ammirazione, senza mai un lamento o un rimpianto.
Il ritratto di Emilia: coraggio, cultura e amore per la vita
L’eleganza naturale di Emilia, la sua bellezza eterea, celano una forza d’animo straordinaria. Dalla Chiesa descrive la sua capacità di affrontare il pericolo, le notizie di morte e le foto di sangue con una compostezza che non è mai rassegnazione, ma consapevolezza del proprio ruolo. La sua tenerezza verso i più deboli si traduce in scelte quotidiane e radicali, in un impegno civile vissuto lontano dai riflettori ma non per questo meno incisivo. Fu un’attivista politica in prima fila contro la mafia e la corruzione, protagonista della vita civile milanese.
Il libro mette in luce anche l’amore di Emilia per la cultura, per i libri, il suo legame fortissimo con i figli, Carlo Alberto e Dora, e la sua profonda nostalgia per la Sicilia. Una terra che conosceva “palmo a palmo”, amata nelle sue bellezze e nelle sue terribili contraddizioni. È il ritratto di una donna completa, che affronta la maturità e persino la malattia con ironia e dignità, trasformando “ogni cicatrice in bellezza, ogni dolore in dignità”.
Un sentimento universale
Nando Dalla Chiesa, sociologo e scrittore da sempre impegnato nell’analisi dei fenomeni criminali e nella promozione della cultura della legalità, ci consegna con quest’opera un lato inedito di sé. “La ragazza di Vicolo Pandolfini” non è solo un omaggio alla donna amata, ma una riflessione profonda sul tempo, sulla memoria e sulla capacità dei sentimenti di dare un senso alla storia, anche quella più tragica. La vicenda di Nando ed Emilia diventa così lo specchio di un sentimento universale, in cui ogni lettore che abbia conosciuto l’amore e la sofferenza della perdita può riconoscersi.
Attraverso il ricordo personale, l’autore celebra la “piccola immortalità” di chi, come Emilia, ha saputo amare, resistere e lasciare un segno indelebile nel mondo, pur rimanendo lontano dalle luci della ribalta. Un libro che è al tempo stesso una struggente dichiarazione d’amore, una preziosa testimonianza storica e un invito a non dimenticare le storie di chi ha contribuito, con coraggio e discrezione, a costruire l’Italia democratica.
