Roma, la città che ha visto sbocciare e consacrarsi il suo genio creativo, ha tributato l’ultimo, commosso saluto a Valentino Clemente Ludovico Garavani, l’imperatore della moda spentosi il 19 gennaio all’età di 93 anni. In una fredda ma sentita mattinata, la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a due passi da Piazza della Repubblica, si è trasformata nel palcoscenico di un addio solenne, unendo in un unico, silenzioso abbraccio il mondo del jet-set internazionale, le più alte cariche istituzionali e la gente comune, tutti desiderosi di rendere omaggio a un uomo che ha fatto della bellezza la sua cifra stilistica e di vita.

Il feretro, avvolto in una composizione di sole rose bianche, ha fatto il suo ingresso nella basilica michelangiolesca accolto da un lungo e rispettoso applauso, mentre all’interno risuonavano le note della Lacrimosa di Mozart. Ad accompagnarlo, i suoi affetti più cari: lo storico socio e compagno di una vita, Giancarlo Giammetti, e il compagno degli ultimi anni, Vernon Bruce Hoeksema, visibilmente provati dal dolore.

Un Parterre de Rois per l’Ultimo Imperatore

La cerimonia ha visto una partecipazione straordinaria, a testimonianza dell’impronta indelebile lasciata da Valentino nel panorama culturale globale. Tra i banchi della basilica, si sono mescolati volti noti del cinema, della moda e dell’imprenditoria. L’attrice americana Anne Hathaway, legata allo stilista da un profondo affetto e considerata da lui “come una figlia”, è apparsa profondamente commossa, scambiando lunghi abbracci con i familiari. Accanto a lei, figure iconiche come Anna Wintour, la storica direttrice di Vogue America, e colleghe stiliste del calibro di Donatella Versace, che ha scelto di omaggiare l’amico indossando un tocco di rosso alla camera ardente, Maria Grazia Chiuri, Pierpaolo Piccioli, attuale direttore creativo della maison, Tom Ford, Ermanno Scervino e Alessandro Michele.

Il mondo dell’imprenditoria e dell’aristocrazia non è stato da meno, con la presenza di François-Henri Pinault, Antoine Arnault con la moglie Natalia Vodianova, e le contesse Brandolini d’Adda. A rappresentare la città di Roma, il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, Alessandro Onorato, insieme a Francesco Rutelli. Un tributo corale che ha sottolineato l’universalità del lascito di Valentino, capace di unire mondi e culture diverse sotto il segno dell’eleganza.

Il Ricordo Commosso: “Grazie per avermi insegnato la Bellezza”

Uno dei momenti più toccanti della cerimonia è stato il discorso di Giancarlo Giammetti, che con la voce rotta dall’emozione ha voluto ringraziare pubblicamente l’amico e socio di una vita. “Voglio ringraziare Valentino per avermi insegnato quello di cui abbiamo parlato molto oggi, la bellezza. Attraverso lui ho scoperto cosa voleva dire, ci ha seguito durante tutta la nostra vita, abbiamo sognato le stesse cose. Ne abbiamo realizzate alcune, anche molte. Il nostro cammino continuerà per sempre”, ha dichiarato Giammetti, promettendo di portare avanti la sua memoria attraverso la loro fondazione.

A sorpresa, ha preso la parola anche il compagno Vernon Bruce Hoeksema, che in lacrime ha condiviso un ricordo intimo e personale: “Era la persona a cui parlavo, non di cui parlavo. Questo è ciò che mi mancherà di più. Oggi non dico addio, ma grazie”. Parole che hanno commosso l’intera assemblea, svelando il lato più privato di un’icona pubblica.

Nell’omelia, Don Pietro Guerini ha celebrato la “bellezza che salva e produce sogni che cambiano il mondo”, un concetto che ha rappresentato il filo conduttore dell’intera esistenza e carriera di Valentino. All’uscita, il feretro è stato salutato dalle note de “Il nostro concerto” di Umberto Bindi e dall’aria pucciniana “O mio babbino caro”, prima di un ultimo, lungo applauso e il viaggio verso il cimitero di Flaminio-Prima Porta per la tumulazione.

L’eredità di un Maestro: il Rosso Valentino e l’Eleganza senza Tempo

Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino Garavani ha costruito un impero fondato su una visione estetica inconfondibile. Il suo nome è indissolubilmente legato al “Rosso Valentino“, una sfumatura unica, un mix di carminio, porpora e cadmio, che è diventata il suo marchio di fabbrica, simbolo di una femminilità audace e sofisticata. La sua carriera, iniziata a Parigi negli anni ’50 presso le maison di Jean Dessès e Guy Laroche, lo ha visto tornare a Roma per aprire il suo primo atelier in Via Condotti, dando il via a una favola imprenditoriale e stilistica.

Ha vestito le donne più famose e potenti del mondo, da Jacqueline Kennedy a Elizabeth Taylor, da Audrey Hepburn a Sophia Loren, diventando il sinonimo stesso di alta moda e artigianalità italiana. La sua capacità di creare abiti che fossero al contempo opere d’arte e strumenti di espressione della personalità ha definito un’epoca, lasciando un’eredità che continua a influenzare generazioni di stilisti e a far sognare milioni di persone in tutto il mondo.

Di euterpe

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