L’AQUILA – Una riflessione profonda, a tratti amara ma sempre illuminante, quella offerta da Francesco Tullio Altan, uno dei più grandi maestri del fumetto e della satira italiana, ospite d’onore alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. In un’epoca che si prepara a celebrare L’Aquila come Capitale Italiana della Cultura 2026, le parole di Altan risuonano con particolare intensità, tracciando un quadro complesso della realtà odierna. “La realtà è cambiata parecchio. Faccio più fatica a raccontarla adesso, in questi tempi complicati”, ha esordito l’autore, confessando una difficoltà non legata alla carenza di spunti, ma all’assordante “eccesso di rumore” che pervade la società.
Un mondo senza regole dove il dialogo è assente
Nel suo intervento, il creatore di personaggi iconici come la Pimpa e l’operaio Cipputi ha dipinto un affresco della contemporaneità in cui “le regole stanno andando fuori dal gioco, la rissa è continua”. Una condizione di confusione e violenza generale che, secondo Altan, rende arduo persino per i suoi personaggi prendere la parola. “C’è una confusione, una violenza generale, una mancanza di regole credo mai vista per noi che siamo nati alla fine della vecchia guerra mondiale”, ha affermato, sottolineando come in questo clima “si dialoga pochissimo”. Questa analisi si lega a una critica più ampia verso una politica che, pur essendo “rappresentazione della società”, manifesta “una tendenza a scappare dal mandato”, allontanandosi dalle reali esigenze dei cittadini e contribuendo a un clima di sfiducia e disaffezione.
Il ruolo cruciale ma marginalizzato della cultura
Altan non ha mancato di sottolineare il paradosso di una società che, pur avendo un disperato bisogno di strumenti critici, relega la cultura in un angolo. “La cultura è fondamentale”, ha dichiarato con forza, ma al contempo ha constatato come sia stata “messa in secondo piano”. In questo contesto, il disegno e la satira emergono non come semplice intrattenimento, ma come atti di resistenza intellettuale. “La satira è un vecchio mestiere che si fa da sempre e dipende molto da ciò che c’è intorno, da dove è il potere, da come si muove e da cosa succede”, ha spiegato Altan. Nonostante i “tempi non belli” anche per chi fa questo mestiere, l’artista ha ribadito la sua fiducia nel potere dell’immagine: “Il disegno, però, può essere ancora un mezzo di lettura critico del mondo”.
L’Accademia dell’Aquila: un faro di crescita e innovazione
L’evento all’Accademia di Belle Arti ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto su un’istituzione in forte crescita. Con circa 500 studenti, di cui 169 nuove iscrizioni e numerosi studenti internazionali, l’Accademia si conferma un polo di attrazione per i giovani talenti. Il direttore Marco Brandizzi ha illustrato i numerosi progetti in cantiere, tra cui l’assegnazione del prestigioso “Premio Nazionale delle Arti” e un significativo potenziamento delle infrastrutture, con oltre 1.200 metri quadrati di nuovi laboratori e l’apertura di una nuova sede nel centro storico. Interventi che, come sottolineato dal sindaco Pierluigi Biondi, rafforzano il ruolo strategico dell’Accademia nel tessuto cittadino, specialmente in vista dell’importante appuntamento con la Capitale della Cultura.
Uno sguardo sulla città ricostruita
A margine dell’evento, Altan ha condiviso anche una breve ma significativa impressione su L’Aquila, città che visitava per la prima volta. “Mi sembra molto ben ricostruito quello che ho visto”, ha commentato, offrendo uno sguardo esterno e positivo sul percorso di rinascita del capoluogo abruzzese. Le sue parole, unite alla sua profonda analisi culturale, lasciano un’eredità di riflessione per gli studenti e per tutta la cittadinanza, un invito a non arrendersi al rumore di fondo e a cercare, attraverso l’arte e il pensiero critico, nuove chiavi di lettura per un mondo sempre più complesso.
