Nel panorama delle auto d’epoca, poche vetture riescono a incarnare lo spirito di un’era con la stessa audacia e opulenza della Stutz Blackhawk. Oggi, un esemplare particolarmente prestigioso di questo modello è al centro dell’attenzione di collezionisti e appassionati: la Blackhawk VI del 1977, posseduta per una vita intera dalla leggenda della Major League di Baseball, Willie Mays. L’auto, conservata con cura fino alla scomparsa del campione nel 2024, è ora offerta in vendita in Arizona tramite la nota casa d’aste online Bring A Trailer, rappresentando un’irripetibile commistione di storia sportiva, design automobilistico e artigianato di lusso.
Il Ritorno di un Marchio Leggendario
Per comprendere appieno il valore di questo veicolo, è necessario fare un passo indietro nella storia. Il marchio Stutz, originario di Indianapolis e celebre nelle competizioni dei primi del ‘900, fu costretto a cessare la produzione a causa della Grande Depressione. La sua rinascita avvenne nel 1968, grazie all’iniziativa del banchiere newyorkese James O’Donnell, che, affascinato dal prestigio del nome, decise di riportarlo in vita. Per il design si affidò a una matita illustre, quella di Virgil Exner, ex capo del design Chrysler e padre delle iconiche “pinne” che definirono lo stile automobilistico americano degli anni ’50. Exner concepì una “revival car”, una vettura che reinterpretava in chiave moderna gli stilemi delle auto classiche, con un risultato a dir poco teatrale: una calandra imponente, fari a vista e, soprattutto, la ruota di scorta che sporgeva dal cofano posteriore, un dettaglio che divenne la firma stilistica del modello.
Ingegneria Americana e Sartorialità Italiana
Dal punto di vista della meccanica quantistica che tanto mi affascina, la Blackhawk rappresenta un affascinante “entanglement” di due mondi: la robusta e affidabile ingegneria americana e la raffinata sartorialità italiana. La base di partenza era il telaio e la meccanica della Pontiac Grand Prix. Le auto complete venivano spedite in Italia, dove abili artigiani si occupavano di smantellare la carrozzeria originale per costruirne una completamente nuova, battuta a mano in acciaio di grosso spessore. Le prime carrozzerie furono realizzate da Padane a Modena, per poi passare alla Carrozzeria Saturn di Cavallermaggiore, vicino a Torino. Questo processo, estremamente costoso e laborioso (si parla di oltre 1.500 ore di lavoro per esemplare), giustificava un prezzo di listino esorbitante per l’epoca, che passò dai 22.500 dollari del 1971 ai 47.500 del 1976, cifre che oggi equivarrebbero a centinaia di migliaia di euro.
Sotto il lungo cofano dell’esemplare appartenuto a Willie Mays pulsa un cuore americano: un motore General Motors V8 da 403ci (circa 6.6 litri), abbinato a un cambio automatico a tre velocità TH400. Una configurazione pensata non tanto per la performance pura in termini di velocità di punta, quanto per offrire una coppia motrice generosa e una guida fluida e confortevole, in perfetto stile “grand touring” americano.
Un Salotto di Lusso su Ruote
L’abitacolo della Stutz Blackhawk è dove il concetto di lusso degli anni ’70 si esprime nella sua forma più sfacciata e opulenta. L’esemplare di Mays non fa eccezione, con una finitura esterna in un’elegante tonalità Metallic Aqua che contrasta con interni sontuosi. Ecco alcuni dei dettagli che la caratterizzano:
- Pelle Connolly: I sedili, il cruscotto e i pannelli porta sono rivestiti in pregiata pelle Connolly di colore “tan”.
- Finiture preziose: Numerosi dettagli dell’abitacolo sono placcati in oro 24 carati, un tocco di esclusività che sottolineava lo status del proprietario.
- Materiali nobili: I tappetini sono realizzati in morbida lana d’agnello e non mancano inserti in radica di noce o acero.
- Dotazioni all’avanguardia: Per l’epoca, la dotazione era di prim’ordine e includeva aria condizionata, sedile del guidatore a regolazione elettrica, finestrini elettrici, un impianto stereo con lettore di cassette, un telefono veicolare e persino una radio CB.
Una targhetta montata sul cruscotto attesta l’unicità di questo esemplare, recitando: “Built Especially for Willie Mays” (“Costruita appositamente per Willie Mays”). Un dettaglio che ne aumenta esponenzialmente il valore collezionistico.
L’Auto delle Star
Prodotta in un numero limitato di esemplari, stimato tra le 500 e le 600 unità tra il 1971 e il 1987, la Stutz Blackhawk divenne rapidamente uno status symbol per le celebrità. Il primo esemplare venduto fu acquistato nientemeno che da Elvis Presley, che ne possedette diversi e fu fotografato al volante di una Blackhawk proprio il giorno prima della sua morte. La lista di proprietari famosi è un vero e proprio “who’s who” dello show business e dello sport di quegli anni e include nomi come Frank Sinatra, Dean Martin, Muhammad Ali, Elton John, Paul McCartney e Lucille Ball. Willie Mays, con la sua Blackhawk, si inserisce a pieno titolo in questa élite di gusto e stravaganza.
Un Pezzo da Collezione con Pochi Chilometri
Ciò che rende l’auto di Willie Mays ancora più desiderabile è il suo basso chilometraggio. Il contachilometri segna appena 17.000 miglia (circa 27.000 km), un dato insolitamente basso che testimonia come la vettura sia stata più un oggetto da ammirare e conservare che un mezzo di trasporto quotidiano. L’auto viene offerta con la documentazione originale d’acquisto di Mays e un titolo di proprietà californiano. Recentemente, in preparazione alla vendita, sono stati eseguiti alcuni interventi di manutenzione, tra cui la revisione del radiatore e la sostituzione della pompa dell’acqua, della batteria e degli pneumatici, assicurando che il veicolo sia in condizioni di marcia.
Questo esemplare non è solo un’automobile, ma una capsula del tempo, un’opera d’arte che fonde design, meccanica e la storia personale di una delle più grandi icone dello sport americano. Il suo futuro proprietario non acquisterà semplicemente una vettura, ma un pezzo di cultura del ventesimo secolo.
