Il sipario è calato su una delle personalità più schiette, combattive e visionarie che il calcio italiano abbia conosciuto negli ultimi anni. Rocco B. Commisso, presidente della ACF Fiorentina e fondatore del colosso delle telecomunicazioni Mediacom, si è spento all’età di 76 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei tifosi viola e un’eredità complessa e sfaccettata nel panorama sportivo e imprenditoriale internazionale. La sua scomparsa segna la fine di un’era, quella di un presidente-tifoso che ha sempre messo la faccia e il cuore in ogni battaglia, dentro e fuori dal campo.
La famiglia ha comunicato le disposizioni per l’ultimo saluto, che si svolgerà tra gli Stati Uniti, la sua patria d’adozione, e l’Italia, la terra delle sue radici e della sua ultima, grande passione. La camera ardente sarà allestita lunedì 19 e martedì 20 gennaio, dalle 16 alle 20, presso il Vander Plaat-Vermeulen Memorial Home a Franklin Lakes, in New Jersey. Il rito funebre solenne avrà luogo mercoledì 21 gennaio alle ore 13:30 a New York, nella maestosa cornice della Cattedrale di San Patrizio (St. Patrick’s Cathedral) sulla Fifth Avenue, un luogo simbolo per la comunità italo-americana. La sepoltura avverrà in forma privata nel Maryrest Cemetery & Mausoleum di Mahwah, New Jersey. Firenze, la città che lo aveva accolto e che lui aveva imparato ad amare con viscerale trasporto, gli renderà omaggio con una messa commemorativa nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Duomo, in una data che verrà comunicata prossimamente, per permettere a tutta la comunità fiorentina di stringersi nel ricordo del suo presidente.
Dalla Calabria a Wall Street: l’incarnazione del Sogno Americano
Per comprendere appieno la figura di Rocco Commisso, è impossibile non partire dalla sua biografia, un romanzo di formazione che incarna perfettamente il sogno americano. Nato a Marina di Gioiosa Ionica, in Calabria, nel 1949, emigrò negli Stati Uniti all’età di 12 anni. Con la tenacia tipica di chi parte dal nulla, si distinse negli studi, ottenendo una borsa di studio per la prestigiosa Columbia University, dove non solo conseguì una laurea in ingegneria industriale e un MBA, ma si fece notare anche come calciatore, arrivando a capitanare la squadra universitaria e a partecipare a una selezione per la nazionale olimpica statunitense.
La sua carriera professionale fu una scalata inarrestabile nel mondo della finanza e delle telecomunicazioni. Dopo esperienze significative in aziende come Pfizer e Chase Manhattan Bank, e un ruolo di spicco alla Royal Bank of Canada, nel 1995 compì il grande passo: fondò Mediacom Communications nel seminterrato di casa sua. Con una visione strategica e un’audacia non comuni, trasformò quella piccola startup nel quinto operatore via cavo degli Stati Uniti, un impero da miliardi di dollari che serve le comunità più piccole e rurali del paese. Un successo costruito sulla determinazione e sulla capacità di vedere opportunità dove altri vedevano solo ostacoli.
L’avventura Viola: passione, investimenti e un’eredità di cemento e futuro
Nel giugno del 2019, il richiamo delle origini e la passione per il “soccer” lo riportarono in Italia da protagonista. Acquisì la Fiorentina dalla famiglia Della Valle, presentandosi a Firenze con un entusiasmo travolgente e promesse chiare: riportare il club in alto e, soprattutto, dotarlo di infrastrutture all’avanguardia. Il suo approccio fu da subito diretto, a tratti burbero, tipico di chi è abituato a comandare e a parlare senza filtri. Le sue conferenze stampa sono diventate un cult, caratterizzate da attacchi frontali al “sistema”, denunce sulle plusvalenze e una difesa strenua della sua squadra e dei suoi investimenti.
Ma al di là delle parole e del personaggio, spesso divisivo, ci sono i fatti. L’eredità più grande e tangibile che Rocco Commisso lascia a Firenze e alla Fiorentina è il Viola Park. Un centro sportivo costato oltre 110 milioni di euro, interamente finanziato di tasca propria, che rappresenta uno dei complessi più moderni e funzionali d’Europa. Un campus che riunisce la prima squadra maschile, quella femminile e tutto il settore giovanile, simbolo di una visione a lungo termine e di un amore concreto per i colori viola. Un gioiello che, come amava ripetere, “resterà per sempre”, un monumento alla sua presidenza.
Un Presidente controcorrente
La gestione di Commisso è stata segnata da un rapporto complesso con l’ambiente circostante. La sua mentalità americana, basata sulla meritocrazia e sulla sostenibilità economica, si è spesso scontrata con le logiche consolidate del calcio italiano. Non ha mai nascosto la sua frustrazione per la burocrazia, per le difficoltà incontrate nel progetto di un nuovo stadio e per un sistema che, a suo dire, non favoriva chi investiva capitali propri. Questo suo essere “controcorrente” lo ha reso un presidente amato visceralmente da una parte della tifoseria, che in lui vedeva un baluardo contro i “poteri forti”, e criticato da altri per un approccio talvolta considerato troppo impulsivo.
Ciò che è indiscutibile è la passione che ha animato ogni sua giornata da presidente. Dalle esultanze sfrenate in tribuna alle lacrime di gioia per la qualificazione in Europa, fino alla delusione cocente per le due finali perse nel 2023, Commisso ha vissuto la sua Fiorentina con un’intensità totalizzante. Il mondo del calcio oggi piange non solo un grande imprenditore, ma un uomo che ha saputo portare nel nostro sport una ventata di energia, schiettezza e un’incrollabile voglia di costruire.
