Milano – Un polverone mediatico e politico si è sollevato sulla scelta dei tedofori per le prossime Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, ma il presidente della Fondazione, Giovanni Malagò, getta acqua sul fuoco. In risposta ai “toni aspri” del vicepremier Matteo Salvini e del Ministro per lo Sport Andrea Abodi, Malagò ha smorzato i toni, affermando: “Questa parola non mi piace. Penso che la politica abbia il dovere di informarsi e capire come stanno le cose, poi ognuno ha competenze e responsabilità”. Durante un evento a Milano, ha poi aggiunto con una nota di colore: “Noi italiani saliamo facilmente sul podio di creare polemiche”.

LA GENESI DELLA DISCORDIA: CAMPIONI DIMENTICATI E VIP INATTESI

La controversia è esplosa nei giorni scorsi, alimentata dalle proteste di diverse medaglie d’oro e leggende degli sport invernali italiani. L’ex fondista e campione olimpico a Lillehammer ’94, Silvio Fauner, si è fatto portavoce del malcontento di “10 atleti e 35 medaglie olimpiche”, denunciando una “offesa incredibile” e la mancanza di rispetto per i campioni a favore di personaggi dello spettacolo. Tra i nomi contestati, quello di Gabriele Sbattella, noto al grande pubblico come l'”Uomo Gatto” del programma televisivo Sarabanda, la cui partecipazione ha suscitato perplessità e critiche. A queste voci si sono aggiunte quelle di altri atleti di spicco come Kristian Ghedina e la nuotatrice Ilaria Bianchi, che hanno lamentato di non essere stati coinvolti.

La selezione dei tedofori, gestita dalla Fondazione Milano-Cortina in collaborazione con gli sponsor Coca-Cola ed Eni, mirava a coinvolgere, oltre agli sportivi, anche esponenti della società civile e persone comuni con storie esemplari, in linea con i valori olimpici. Tuttavia, l’esclusione di figure iconiche dello sport azzurro ha innescato un acceso dibattito, trasformando la questione in un vero e proprio caso politico.

L’INTERVENTO DEL GOVERNO E LA RISPOSTA DI MALAGÒ

Le critiche non sono passate inascoltate a livello istituzionale. La Lega, partito del vicepremier Matteo Salvini, ha definito la gestione “incomprensibile e sconcertante”. Il Ministro per lo Sport, Andrea Abodi, ha prontamente annunciato di voler chiedere “informazioni alla Fondazione Milano-Cortina e al Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione”. L’intervento del governo si è concretizzato in una videoconferenza urgente con tutti i soggetti coinvolti, al termine della quale i ministri Salvini e Abodi hanno auspicato “il coinvolgimento di tutti gli atleti più rappresentativi, ottenendo rassicurazioni”.

Dal canto suo, Giovanni Malagò ha assicurato che “il progetto della fiamma coinvolge tutti gli stakeholder, nessuno escluso” e che il processo di individuazione dei tedofori è condiviso con il Comitato Olimpico Internazionale. Ha inoltre minimizzato le esclusioni, affermando che “i pochi ancora non coinvolti, lo saranno magari ad ore” e ha promesso che “domani ci saranno delle puntualizzazioni” per chiarire definitivamente la vicenda. “L’ultima cosa al mondo è che ci possa essere una medaglia d’oro non coinvolta”, ha concluso, cercando di rassicurare atleti e opinione pubblica.

UN EQUILIBRIO DELICATO TRA SIMBOLO E RAPPRESENTANZA

La vicenda dei tedofori di Milano-Cortina 2026 ha messo in luce la complessità di bilanciare la rappresentanza sportiva d’élite con la volontà di creare un evento inclusivo che celebri anche le storie della gente comune. La staffetta olimpica, per sua natura, è un rito collettivo che unisce il mondo dello sport alla società civile. Tuttavia, l’esclusione di atleti che hanno scritto la storia delle Olimpiadi invernali italiane ha generato un cortocircuito mediatico e un “pasticcio” che ha richiesto l’intervento del governo per essere risolto. La promessa di Malagò di fare chiarezza e di includere i campioni dimenticati sembra ora aver placato le acque, ma l’episodio rimane un monito sull’importanza di onorare la memoria sportiva, soprattutto quando i Giochi si disputano in casa.

Di nike

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